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Sant Josef 

vent'anni di sagra

di Angelo Cragnolini

 

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Il terzo millennio era ancora lontano, mentre le ferite del terremoto erano ancora fin troppo vicine, quando cominciò l'avventura che ci avrebbe portato, attraverso le luci e le ombre che si incontrano in ogni vicenda umana, alla sagra di Sant Josef numero 20, quella del 2001.

Luci ed ombre si erano annunciate fin dai primi tempi. Lo facevo presente nell'articolo pubblicato sul numero 7 di Buje Pore Nuje del 1988 con il titolo "Siet ains de gnove Sagre di Sant Josef", dove ricordavo l'entusiasmo del gruppetto di volontari intenzionati a dare vita alla prima sagra, nel marzo del 1982, e non nascondevo le difficoltà che si erano sovrapposte alle buone intenzioni iniziali. Ma andiamo per ordine.

Era l'autunno dell'81 e, già verso la metà del mese di settembre, si era creato un comitato ristretto che raccoglieva proposte, idee e attese degli abitanti di Ursinins Piccolo, desiderosi di veder rinascere, insieme alle loro case ricostruite, anche le tradizioni che li legavano alla festa locale di San Giuseppe, la cui origine era documentata già nel 1621. L'entusiasmo del gruppo era palpabile e tutto sembrava scorrere felicemente verso la realizzazione di una manifestazione capace di riscoprire non solo gli aspetti religiosi della festività del 19 marzo, ma anche tante piccole iniziative ricreative e gastronomiche che il borgo non aveva mai cancellato dai suoi ricordi. 

Così, carichi di buoni propositi, si era arrivati persino a stilare a mano un manifesto attraverso il quale si annunciava alla gente che era nato un "Comitato Festeggiamenti San Giuseppe", presieduto da tre omonimi del Santo Patrono e cioè da Giuseppe Tonino, Giuseppe Baldassi e Giuseppe Molinaro. Il sodalizio, come si leggeva nel foglio di carta da pacco bianca scritto a pennarello, era strutturato con tanto di cariche amministrative, organizzative e di coordinamento, che avrebbero provveduto a tutte le necessità della sagra in progetto, dalla gastronomia ai giochi, dagli allestimenti agli addobbi.

Quei primi entusiasmi, però, misero poco tempo ad assopirsi. L'inverno alle porte vedeva tante riunioni, tanti programmi, ma poche braccia pronte a realizzarli. Sottoposi personalmente la questione agli amici di Ursinins Piccolo e concordammo di firmare un impegno di assunzione di responsabilità, con cui 26 persone garantivano in parti uguali la copertura delle spese per la realizzazione dei festeggiamenti se malauguratamente le entrate si fossero rivelate insufficienti a coprire i costi. Era il 25 novembre dell'81.

Due mesi più tardi, il 28 gennaio 1982, non senza aver dovuto affrontare altre cadute di interesse e di impegno (ad un incontro del mese di gennaio eravamo presenti in quattro!) il Comitato si riuniva presso il Centro Sociale di Santo Stefano per definire finalmente in modo concreto i dettagli della sagra: costruire un bancone, preparare una cucina a gas, sistemare un palco, provvedere a tavoli e sedie, allestire impianti idraulici ed elettrici, occuparsi degli acquisti e delle procedure burocratiche. Si trattava di operazioni che andavano previste con meticolosa puntualità perché, nella loro apparente umiltà, erano quelle che avrebbero permesso di dare il via a qualsiasi iniziativa bene organizzata. Fu in quella riunione che, nel preventivo di spesa di 4 milioni di lire, si definirono non solo queste piccole cose, ma anche alcune scelte fondamentali, che avrebbero guidato negli anni il futuro della manifestazione.

La prima decisione fu di tipo molto pratico e fu una felice intuizione che allora costò sacrificio, ma si rivelò vincente per la riuscita della festa: il noleggio di un tendone circolare da montare in mezzo ai prefabbricati ancora insediati presso il Villaggio Brescia. Si trattava di un impegno finanziario quasi proibitivo per le tasche vuote di allora, ma si dimostrò anche in seguito una decisione provvidenziale per affrontare l'inaffidabilità del tempo del mese di marzo. Anche la determinazione a tenere nel giusto conto l'aspetto gastronomico fu una scelta importante: al frico, alla polenta e agli altri piatti tipici coi vini giusti era, infatti, affidato il compito non trascurabile di provvedere adeguatamente alla copertura delle spese; e il guadagno fu assicurato. 

C'erano poi da decidere la quantità e la qualità degli intrattenimenti, dai giochi popolari da tenere presso la sala del bowling (che allora sorgeva ai margini dell'area occupata dai prefabbricati), alla pesca di beneficenza, dagli spettacoli di danza popolare a quelli musicali e teatrali: tutti elementi che avrebbero trovato puntuale realizzazione anno dopo anno, a passi piccoli ma decisi e avrebbero visto il coinvolgimento di gruppi di danzerini, di cori e bande, di orchestrine e compagnie teatrali locali, così come di personaggi amati dal pubblico come Dario Zampa e Sdrindule. E c'era la questione culturale che, sollecitata e sostenuta dall'autorevole esperienza del prof. Gian Carlo Menis, richiedeva un'attenzione mai vista prima in una sagra popolare.

Fin da quel primo anno, infatti, "Chei di Ursinins Pizzul" si proposero un obiettivo ambizioso: dare un contributo importante alla rinascita culturale del paese, affiancandosi alle iniziative che Buja stava già elaborando per valorizzare la storia, l'arte e le tradizioni locali.

Cominciammo alla grande: la preziosa ed ormai introvabile raccolta di leggende popolari bujesi, curata da Pietro Menis nel 1928, veniva riproposta in una nuova edizione della Società Filologica Friulana, illustrata a colori dagli alunni delle scuole ed introdotta da Novella Cantarutti. La presentazione del libro veniva tenuta nella sala del bocciodromo presso il villaggio Brescia alla presenza del dott. Alfeo Mizzau, allora presidente della Filologica, del prof. Gian Carlo Menis, delle autorità e da tante personalità della cultura locale Contemporaneamente usciva il primo numero di "Buje Pore Nuje", che sarebbe diventato il fiore all'occhiello di Ursinins e della sua festa. 

Nato sotto il patrocinio di un "Comitato d'onore per le Iniziative Culturali" di tutto rispetto, infatti, il numero unico è stato riproposto ogni anno in concomitanza con la Sagra di San Giuseppe ed è a tutt'oggi, per Buja, l'iniziativa editoriale di maggiore continuità. Di anno in anno esso ha saputo dare pagine varie, ricche e di alta qualità (molti degli articoli che contiene sono opera di firme prestigiose della cultura friulana e non) che raccontano storia, tradizioni, arte letteratura e attualità locali. Coordinato inizialmente dal prof. Menis, cui si sono aggiunti altri collaboratori per la formazione di un comitato di redazione, la pubblicazione è stata affidata fin dall'inizio all'esperienza grafica di Franco Maestrini, sempre ed ancor oggi presente, col Giornale di Brescia, alla crescita delle iniziative di Ursinins Piccolo.

La prima sagra fu dunque un successo. Impossibile non impegnarsi a fondo anche per le edizioni successive.

Appena due anni dopo, nel 1984, partiva un altro filone di iniziative culturali che sarebbe andato ad aggiungersi a quanto si stava già consolidando: infatti, con la vernice della mostra dedicata a Giuseppe Baldassi e Già Osso nel prefabbricato già adibito a centro commerciale, si apriva una serie di esposizioni che a poco a poco avrebbero fatto conoscere le opere dei migliori artisti locali.

Nel 1986, e fino al 1996, per la durata di undici edizioni, la festa di Sant Josef patrono di Ursinins Piccolo accoglieva al suo interno le manifestazioni di San Giuseppe patrono degli Artigiani, che partecipavano alla sagra tramite l'U.A.F. (Unione Artigiani del Friuli) con la presentazione di mestieri tradizionali, cerimonie celebrative e con la benedizione dei loro automezzi.

Nel '90 si aggiungeva invece ai programmi di festa il filone delle manifestazioni sportive: fu così che il palo della cuccagna o le gare di bocce, di birilli e di briscola ed altre attività competitive a livello ludico, inaugurate con successo fin dalla prima edizione della sagra, venivano di anno in anno affiancate da vere e proprie specialità sportive, come gimcane ciclistiche, gare di judo, percorsi cross-country con le mountain-bikes, gare di orienteering, pedalate ecologiche, esibizioni di pattinaggio.

Un solo anno le manifestazioni di Sant Josef furono a rischio e la loro sopravvivenza fu anzi affidata, oltre che alle secolari iniziative religiose, alla sola pubblicazione di "Buje Pore Nuje": era il 1987 e la sagra non si potè preparare perché venne a mancare la disponibilità dello spazio su cui allestire il tendone.

Il problema si risolse tempestivamente per l'edizione dell'anno successivo, il 1988, quando si rese provvidenzialmente libera l'area dove sorgeva l'impianto di calcestruzzo della ditta Armando Nicoloso. L'allora Sindaco Gino Molinaro accolse la nostra richiesta di concessione di un prefabbricato in legno del tipo "Della Valentina", che fu collocato sul terreno ove tuttora si trova, dopo avere siglato opportuni accordi con il proprietario del fondo, Giobatta Tonino, e col confinante Italo Piussi.

 Dovendoci, poi, trovare ad affrontare situazioni di tipo giuridico, si pensò che era tempo di dare al Comitato, attivo ormai da sei anni, una veste legale: il 19 gennaio 1988, davanti al notaio Alfredo Catena, i componenti del gruppo che ne avevano condiviso più assiduamente le vicende firmavano l'atto di costituzione dell'Associazione "Chei di Ursinins Pizzul", interamente riportato, con le norme del relativo statuto, sul numero 9 di "Buje Pore Nuje" del '90. Le cariche sociali, che l'atto legale legittimava nei ruoli di presidente, vice presidente, segretario-cassiere e nella collaborazione di otto consiglieri, vedevano alla prima presidenza, e fino al 1989, il sottoscritto, dimessosi poi per motivi di salute. A partire dal 1990 l'associazione era guidata da Giuseppe Tonino, che lasciava dopo otto intensi anni di attività, ed è oggi affidata ad Armando Nicoloso, susseguito a Tonino.

Ma, più che le cariche, sono certamente gli scopi dello statuto che meritano la maggiore attenzione: "promuovere ed incrementare attività di carattere ricreativo, sportivo e culturale per accrescere il benessere della località e valorizzare le tradizioni locali" recita infatti il testo dell'atto notarile all'articolo 1.

Ed è facile affermare, con giustificato orgoglio e doverosa riconoscenza verso tutti quelli che hanno lavorato e continuano a lavorare con l'Associazione, che gli scopi per i quali il sodalizio è nato non sono mai stati disattesi. Sia quando ha dato vita a momenti di svago e di divertimento vissuti con la semplicità della festa di paese, sia quando ha ambiziosamente interpretato la voce della cultura, sia quando, con sensibilità e discrezione, ha realizzato iniziative di spessore sociale, come l'acquisto e la posa in opera del pavimento nella chiesa del Sacro Cuore presso il Centro Anziani o l'aiuto concreto a soci in difficoltà, l'Associazione "Chei di Ursinins Pizzul" ha fatto onore ai valori più veri della gente del borgo.

Va detto, però, che tra luci ed ombre, entusiasmi e difficoltà di vent'anni di vita, l'Associazione ed i suoi componenti non sono mai stati soli: l'amicizia e la collaborazione di tante persone vicine (penso ai rappresentanti delle amministrazioni civiche, alle autorità religiose, ai Carabinieri, agli uomini di cultura che hanno puntualmente sostenuto il numero unico con il loro articoli e con i loro suggerimenti, agli sponsor, ai componenti del comitato di redazione), e di tante persone lontane (come non ricordare ad uno ad uno gli amici di Brescia e del suo Giornale?) hanno reso possibile una vera condivisione di obiettivi e di risultati. 

La consegna del "Premi Nadâl Furlan" al carissimo Franco Maestrini, avvenuta il 9 dicembre 2000 nella sala del Consiglio comunale da parte del Circolo Culturale Laurenziano, è un po' il simbolo riconoscente di questa condivisione: una strada percorsa insieme con quello spirito di rinascita che, sbocciato all'indomani del terremoto, vorremmo continuasse con uguale impegno per l'oggi e il domani di Ursinins Piccolo e di Buja.