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Ricordare vent'anni dopo di G.B. Lanzani (Direttore del Giornale di Brescia) | ![]() |
Registrazione del 5-5-2006
Ricordare vent'anni dopo. Ricordare quella rabbrividente scossa che ci fece tremare a centinaia di chilometri di distanza; ricordare quel terrore dalle viscere della terra che aveva atterrato una intera regione seppellendo uomini e donne a migliaia e tramortito a decine di migliaia i sopravvissuti. Ricordare quelle tragiche macerie, quel dolore incredulo e profondo, quei volti sbigottiti e interrogativi. Ricordare quello choc presto tramutato in volontà di reagire, quel terrore fattosi desiderio di porgere aiuto ai più deboli. Ricordare tutto ciò è ricordare i motivi per cui va reso onore e omaggio a un popolo, a una cittadinanza che coralmente ha saputo reagire, affrontare, dedicarsi. Non ho visto, in quei giorni, pianti inutili, recriminazioni passive, lamentazioni generiche, attese prive di partecipazione. Lo posso scrivere a distanza di tanti anni perché mi è toccato di sperimentare dal vivo, anni dopo quel tragico 1976, situazioni simili, drammi ugualmente dolorosi, devastazioni parimenti atroci, in altre regioni d'Italia colpite dal terremoto. Non per far paragoni. Ma l'aver conosciuto mi dice che devo inchinarmi a ragion veduta alla gente del Friuli a quella di Buja che ho accostato più da vicino e alla forza che ha saputo trovare nel suo cuore per essere stata quello che è stata, allora e dopo allora, nel segno della solidarietà operosa e della responsabilità fatta azione. È di questa gente che occorrerebbe parlare per come ci accolse, per come profittò fecondamente e sobriamente delle mani tese, per come ha serbato memoria e amicizie, per come ha coltivato la gratitudine che ha infinitamente arricchito proprio quelli che, allora, vennero loro in aiuto. Così l'accorrere immediato, l'istallazione della prima tendopoli, la costruzione del primo villaggio, i prefabbricati, la scuola (che poi fu ridonata dai primi destinatari a Solofra), il lavoro gomito a gomito, le parole scambiate e le volontà tese, i risultati, la rinascita seguita e accompagnata, tutto il tessuto di umanità che c'è stato e che sempre resterà tra noi, si possono riassumere in una constatazione divenuta per noi linfa di vita. Era vero, drammaticamente, il mostro addormentato nelle viscere della terra che a un tratto si risveglia e tutto calpesta. Ma era vera la forza misurata dei vostri animi, la determinazione composta delle vostre decisioni, la dignità della vostra speranza, la fermezza di tutta la vostra comunità, l'esempio prezioso che ci avete offerto. Per tutto ciò, dopo vent'anni, vi diciamo di cuore: «Grazie Buja!». |