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Un felice 

gemellaggio

di Giordano Simeoni

 

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Il terremoto che ha colpito il Friuli il 6 maggio 1976 ha disseminato ovunque distruzione e morte causando sofferenze e disagi indicibili. Madonna di Buia subì danni gravissimi. All’epoca il suo tessuto sociale si stava ricomponendo: le giovani famiglie, rientrate dall’estero, trovavano occupazione nelle industrie delle zone limitrofe ponendo “limiti” all’emigrazione, le abitazioni erano, sia pur in modo superficiale, ristrutturate e tutto sembrava procedere per il meglio lasciando intravedere un futuro di prosperità e serenità. Il sisma tolse ogni illusione: mutò volto al paese che assunse un aspetto desolante e creò uno sconvolgimento sociale di proporzioni notevoli.

Otto furono i morti, su una popolazione di poco più di mille persone, vari i feriti, oltre il 60% delle abitazioni distrutte. La Scuola Materna, la Scuola Elementare, l’artistica chiesa dedicata alla Beata Vergine ad Melotum, la casa canonica, il campanile, le opere parrocchiali e quant’altro attorno alla piazza furono irrimediabilmente compromessi e demoliti.

 Mezzi meccanici provvidero a sgombrare le macerie lasciando vuoti impressionanti. Giunsero da ogni parte aiuti materiali e volontari in gruppi organizzati e formazioni spontanee che dimostrarono una solidarietà umana veramente eccezionale che ci ha fatto sentire di non essere soli e di poter contare su un mondo che oltrepassava i confini e le delimitazioni culturali ed etniche.

La Caritas Italiana fu tempestiva nel suo intervento: lanciò un appello alle Diocesi d’Italia proponendo “il gemellaggio” fra le Caritas Diocesane e le parrocchie disastrate per assicurare un appoggio materiale e morale personalizzando il più possibile il rapporto. Fu allora che il Vescovo di Brescia Luigi Morstabilini pregò l’Arcivescovo di Udine Alfredo Battisti di segnalargli una parrocchia particolarmente bisognosa nella zona dove già operava il “Giornale di Brescia”.

Madonna di Buja fu la prescelta; ebbe inizio così quel legame di fraterna solidarietà fra la diocesi di Brescia e la parrocchia di Madonna che diede frutti preziosi. Artefici del gemellaggio furono, il parroco di Madonna don Cautero e don Giuseppe Tognali, direttore della Caritas di Brescia, che all’inizio di giugno del 1976 raggiunse Madonna accompagnato da Mons. Giovanni Nervo pro-presidente della Caritas italiana e dall’architetto Sommaruga. Don Tognali si rese conto di persona della tragica realtà di Madonna e assunse l’impegno di aiutare nel modo più adeguato la comunità così duramente provata. Brescia si prodigò generosamente dimostrando subito testimonianza di solidarietà e condivisione.

La Caritas Bresciana raccolse la somma di lire 213.103.391 che venne consegnata a don Cautero tramite assegno circolare, il 25/7/76 da don Tognali che concordò con il parroco ed alcuni collaboratori le modalità di intervento in questi termini: “Amministrare secondo coscienza e nella forma ritenuta più adeguata ai bisogni specifici della popolazione.” E’ stato chiesto soltanto di volerne dare relazione ........ per rendere edotta la Comunità Bresciana sull’impiego dell’offerta. All’inizio dell’autunno una delegazione di Madonna si recò a Brescia per ringraziare tramite il Vescovo la diocesi bresciana per il proficuo intervento in favore della comunità di Madonna.

E’ stato consegnato al Vescovo un medaglione in bronzo dello scultore Pietro Gallina di Buia raffigurante “L’ultimo dono di una madre” ispirato ad un fatto accaduto durante il terremoto. Nel centro Pastorale Paolo VI° di Brescia, alla presenza di don Tognali e suoi collaboratori sono state illustrate le iniziative da attuarsi con la somma raccolta ..... . Con l’offerta di Brescia è stato costruito a Madonna il “Centro della Comunità”, punto di riferimento e di incontro del paese per le varie espressioni sociali.

 E’ stato donato un centro comunitario a Pioverno di Venzone, piccolo paese disastrato e dimenticato ai piedi del monte S. Simeone epicentro del sisma. Si sono acquistati altri trecento box metallici da adibirsi ad abitazione, si è provveduto ad alcune necessità richieste e quindi a consegnare una somma equivalente al valore di un box a chi non l’aveva ricevuto.

 L’11 aprile 1977 il Vescovo Morstabilini con don Tognali e un nutrito numero di collaboratori e amici Bresciani intervenne a Madonna all’inaugurazione del centro della comunità. Celebrò l’Eucarestia nello spiazzo dell’A.I.L. tra le rovine e rivolse ai parrocchiani parole toccanti di conforto e speranza. Donò un ulteriore somma di sette milioni e delle medaglie commemorative da distribuirsi alle famiglie.

Il Centro funziona ancora e continua a parlarci della carità e del sostegno della gente di Brescia che non dimenticheremo mai. Il legame fra la Diocesi di Brescia e Madonna continua nel tempo mantenuto vivo dal parroco don Nino Rivetti successore di don Carlo Cautero e da don Armando Nolli direttore della Caritas bresciana dal 1988, anno della morte di don Tognali. Nel maggio del 1986, decimo anniversario del terremoto, Mons. Morstabilini venne a Madonna, su invito del parroco don Nino e amministrò il sacramento della Cresima a ventidue dei nostri giovani.

Don Armando Nolli è stato più volte a Madonna: nell’ottobre del 1989 in occasione della consacrazione della Chiesa e nel 1994 per il decimo anniversario di permanenza a Madonna di don Rivetti come parroco. In ogni circostanza ha ricordato il legame di amicizia fraterna che unisce la sua Diocesi alla parrocchia di Madonna, “Un gemellaggio - così ebbe a dire - che non si può più disgiungere”.

Nell’aprile del 1987 una comitiva di quaranta persone di Madonna ha partecipato a una gita organizzata dalla parrocchia per visitare Brescia, il lago d’Iseo e il lago di Garda con lo scopo di esternare ancora la gratitudine alla diocesi di Brescia per l’aiuto dato alla nostra comunità dopo il terremoto. Nel ventesimo anniversario del terribile sisma, memore dei benefici ricevuti, la comunità di Madonna esprime a Brescia un grazie di cuore.