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Mandi Friûl

Danilo Tamagnini 

(inviato speciale del

 "Giornale di Brescia")

 

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State ascoltando un intervista a Danilo Tamagnini (Teletutto)

 

Così salutammo "Mandi Friûl!", adesso fanno quattro anni, Buja e la sua zona dove avevamo vissuto il dramma del terremoto. Il monte Amariana, lontano, appariva aureolato di nuvole; le case, pur evidenti i segni del sisma, stavano risorgendo, e, soprattutto, s'avvertiva che la gente era ormai intimamente convinta della validità di quanto realizzato.

Tanto che a Ursinins Piccolo, la frazione di Buja dov'era sorto il "Villaggio Brescia" costruito con le offerte dei lettori del "Giornale di Brescia", ricevuto un tetto tutti gli abitanti e provveduto alla scuola e all'ambulatorio, s'era anche restaurata la cappella secentesca di S. Giuseppe nella quale, a testimonianza dell'aiuto pervenuto dalla città lombarda, i patroni Faustino e Giovita erano stati celebrati con la collocazione di un calco in gesso, anch'esso offerto dalla città. "Mandi Friùl, Arrivederci Friuli!" II saluto affiorava spontaneo vedendo scorci di paesaggio che la frequentazione dei luoghi ci aveva reso familiare e per una promessa di ritorno - chissà, chissà quando - a persone diventate amiche: come il Zefin Tonino, il Rugjel Agnulin, il gruppo di coloro che, affiancati dagli alpini e dai volontari bresciani, al "Villaggio" s'eran fatti muratori e vivandieri.

Come sempre accade, qualcosa di nostro restava laggiù e qualcosa portavamo con noi: il sentimento di un gemellaggio dettato da comuni esperienze, da incoraggiamenti che nei momenti difficili erano passati dagli uni agli altri e che avevano consentito di superare le avversità. Certo ancora molto resta da fare, ma, annunciano per telefono gli amici di Ursinins Piccolo, tornata la vita alla tranquillità, ora ci si adopera per riconquistare, suggerendo particolarmente ai giovani 'ideale della "piccola patria", cioé del luogo dove si é nati e cresciuti e al quale le generazioni passate, tanto più della nostra, furono fedeli.

E il proposito trae appunto suggello dal tempietto di S. Giuseppe, dedicato alle anime purganti, che della frazione rappresenta l'elemento architettonico più antico. La festa del 19 marzo, che una volta aveva gran rilievo, sarà riproposta con numerose iniziative che, al di là delle motivazioni religiose e folcloristiche, diverranno anche occasione per commemorare lo storico Pietro Menis, che di Buja e del Friuli sapeva tante cose e tante ne insegnò a modo suo ai piccoli e ai grandi, narrandole inoltre attraverso numerose pubblicazioni. Ricerche, le sue, che, attingendo al passato più remoto approdano alle vicende più recenti.

Nel filone di questa memoria va inserito il recupero della figura e dell'attività di un personaggio estroso vissuto nel secolo scorso che, un po' chimico e un po' erborista oltre che autore di testi singolari, la fantasia popolare ha apostrofato quale mago: il mago Bide. Pare, guardando oggi il risorto paese, che proprio lui, con un colpo di bacchetta magica, gli abbia restituito vitalità e dignità. É stato, questo, sì evento prodigioso, ma dovuto esclusivamente a volontà umana: la tenacia della gente di Ursinins sorretta dalla generosità dei bresciani sollecitati dal loro antico quotidiano.