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 Sentimenti

di un anniversario  (25°)

di Gian Carlo Menis

 

  Sentimenti di un anniversario di Gian Carlo Menis Il numero 15 di "Buje pore nuje!" esce in edizione speciale nell'occasione del ventesimo anniversario del terremoto 1976. Tanto tempo è passato, ma il ricordo di quella notte di lacrime e di sangue è ancora vivo nelle pieghe più riposte della nostra comunità. Per quelli che hanno avuto la morte in casa la ferita è ancora sanguinante. 

Per quelli che hanno dovuto affrontare la furia senza volto di quel tormento la vita è rimasta divisa fra un "prima" e un "dopo" il terremoto. Anche se non si vedono più macerie nel paese, la loro ombra lunga e oscura s'insinua ancora nelle anime impaurite. Eppure, per fortuna, quel brivido misterioso non riesce a incrinare la compattezza della nostra struttura sociale, nè a dissolvere le ragioni della nostra speranza e del nostro ottimismo. Fortunatamente, se ci guardiamo attorno, scorgiamo ancora ovunque i tratti di quell'identità culturale che ha costituito il fondamento morale del nostro passato e ha dato impulso vivace alla ricostruzione immediatamente dopo il terremoto. 

Ovunque ci sembra di ritrovare ancora presenti fra la gente di Buja quei sentimenti sostanziali che tengono unita l'anima autentica di un popolo. Per questo "Buje pore nuje! - numero 15" con la sua nuova veste intende rendersi interprete di quei sentimenti collettivi e manifestarli apertamente a nome di tutti. Un libro, dunque, fatto nel segno dei sentimenti, come il lettore potrà rendersi conto scorrendone le pagine. Sentimenti nobili che potrebbero essere riassunti così in cinque parole: memoria, riconoscenza, amicizia, orgoglio, cultura. 

l. MEMORIA - 

Senza memoria storica non c'è futuro umano, poichè se non si tesaurizza l'esperienza del passato non si è in grado di dominare il presente e di progettare con saggezza l'avvenire. "II Friuli non dimentica", è stato scritto su qualche muro non crollato, dopo il 6 maggio di vent'anni fa. Ed è stato un simbolo della nobiltà dei Friulani. Oggi ancora i Friulani, i Bujesi, non dimenticano, ma vogliono ricordare la lezione della loro storia contemporanea, nel bene e nel male, e soprattutto celebrare l'esplosione di umanità vera che la sciagura ha provocato dentro e fuori la comunità, ricordando in particolare tutti coloro che li hanno aiutati a rialzarsi dal fango e a camminare spediti sul sentiero della vita. Le fotografie che arricchiscono questo libro hanno l'unico fine di offrire nuovo supporto a questa memoria.

 2. RICONOSCENZA - 

Ringraziare chi ci ha fatto del bene è civiltà. E la gente di Buja non ha perduto e non perde occasione per manifestare la sua gratitudine a tutti coloro che le sono stati vicini nel momento del dolore. Questo libro intende, perciò, sia documentare questo fatto, sia testimoniare attraverso la parola viva di qualcuno dei protagonisti la continuità e l'attualità di questo sentimento generale, schietto e sincero. Un grande "grazie " a tutti, istituzioni e privati, volontari e militari, italiani e stranieri, grandi e piccoli..... anche a quelli che qui non sono esplicitamente menzionati perchè la lista dei nomi è così lunga, e in parte anche sconosciuta, che non sarà mai possibile ricordarli tutti singolarmente. 

3. AMICIZIA - 

Un fiore profumato nato spontaneamente nel deserto bruciato del terremoto è stata l'amicizia! Tra persone venute qui solo per un impulso generoso di solidarietà umana e tante famiglie di Buja è fiorita come per incanto un' amicizia così forte che dura ancora. Si è così verificato proprio quanto dice la Bibbia: "Acque profonde non riescono a spegnere l'amore, nè i fiumi a sommergerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa, non darebbe mai quello che dà l'amore.... " (Cantico dei cantici 8,7). Questo stesso periodico, da 15 anni è testimone palese di un'amicizia tenace fra Ursinins Piccolo e il "Giornale di Brescia" sbocciata fra le rovine ancora fumanti del `76. 

4. ORGOGLIO - 

In questo libro si parla principalmente di terremoto, ma si lascia anche intravedere il movimento della ricostruzione e della rinascita che si è sviluppato dopo il sisma fino ad oggi. Ed oggi, con tutte le critiche che possiamo fare alla ricostruzione urbanistica del paese, con tutto il rammarico per le occasioni perdute, abbiamo tuttavia l'orgoglio di presentare agli ospiti una cittadina bella, ricca, moderna, linda e cordiale. Senza superbia possiamo riconoscere (com'è stato scritto su tanti giornali nazionali e stranieri) che abbiamo dato un bell'esempio di concordia e di operosità. Eppure, tutti abbiamo coscienza di aver perduto irrimediabilmente qualcosa, qualcosa che ci ha lasciati più poveri dentro. Per questo siamo anche tutti convinti che dopo la ricostruzione materiale dobbiamo impegnarci ad operare per la ricostruzione morale e culturale del nostro popolo. 

5. CULTURA - 

Tante forze giovani e impegnate, come anche tante persone adulte e sagge, anche a Buja, di fatto operano per rinverdire la tradizione culturale della nostra gente: istituzioni e privati, associazioni e uomini politici, artisti e scrittori. Questo è sicuramente uno dei segni tipici del nostro tempo: la convinzione, cioè, che solo attraverso la cultura etnica è possibile difendersi dalla aggressione livellatrice e degradante delle culture dominanti e dei loro media. Cultura friulana, allora, come ribellione morale contro la distruzione dei valori della nostra tradizione popolare! Cultura come progetto della seconda ricostruzione, fondata sulla visione cristiana del mondo, sulla centralità della famiglia, sulla dignità della vita dal concepimento alla morte, sulla solidarietà comunitaria, sulla nobiltà del lavoro e della arte (opere che a Buja brillano davanti al mondo), sull'onestà dei rapporti interpersonali e sociali, sull'autonomia critica dello spirito... tutti valori della nostra storia che si intrecciano con la nostra consapevolezza etnica e si manifestano emblematicamente nella lingua friulana, che non è solo uno strumento di comunicazione sociale ma un modo di pensare e di essere. 

Questi ci sembrano i sentimenti dominanti, magari talora gelosamente celati nel segreto dell'anima, che prosperano a Buja nel ventesimo anniversario del terremoto. E se abbiamo letto correttamente il libro della storia bujese contemporanea, se abbiamo ben interpretato il modo di sentire collettivo della comunità, allora abbiamo buone ragioni per sperare ancora in un mondo più umano, in un 2000 friulano meno tragico e crudele del `900! Per quanto riguarda, poi, questo periodico, vogliamo assicurare i nostri lettori che i sentimenti sopra evocati sono anche parte genuina del nostro programma.