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Par   no

dismenteâ

(Per non dimenticare)

di Celso Gallina

 

- Registrazione 12 luglio1976 - 

State ascoltando "Suspîr da l'anime" cantata alla fine della celebrazione liturgica che seguì l'inaugurazione del Villaggio Brescia.      (Registr. Elio Tessaro)

testimonianze 1 F. Solina 2 G.B.Lanzani 3 F.Maestrini
4 E.Giacomini 5 G.B.Lanzani 6 G. Tonino 7 G. Tonino
 

 FOTO 1

FOTO 2 FOTO 3 FOTO 4
 
Inauguraz. 1 Inauguraz. 2 Inauguraz. 3 Articolo

 

Sono passati vent’anni dalla terribile notte del 6 maggio 1976. Noi dell’associazione “Chei di Ursinins Pizzul” abbiamo pensato di ricordare quella data terribile mettendo in evidenza più che il dolore e lo sgomento di quei momenti, quanto di positivo, sotto il profilo della solidarietà, la nostra comunità ha potuto conoscere ed apprezzare, per merito del Giornale di Brescia e di tanta gente che ci aiutò in momenti così tragici. Riuscire ad esprimere con uno scritto tutta la riconoscenza, tutti i ricordi, le emozioni che vengono in mente nel rievocare i giorni del dopo-terremoto e il rapporto che si creò con i bresciani, è veramente molto difficile. Sono sensazioni che le parole non riescono a rendere in modo efficace, tuttavia cercheremo di farlo soprattutto per dimostrare che non abbiamo dimenticato e mai dimenticheremo chi, in quei terribili momenti, ha fatto per noi più di quanto umanamente ci si potesse aspettare. Ci ha colpiti una frase che abbiamo letto nel primo dei numerosi articoli su Buja apparsi sul Giornale di Brescia nei giorni immediatamente successivi al 6 maggio 1976.

«... Ringraziamo tutti coloro che si sono impegnati ed hanno dato il proprio aiuto ad una popolazione che, pur duramente colpita, non ha perso ne il coraggio ne la capacità di utilizzare nel migliore dei modi quanto gli è stato dato. Lassù in Friuli, quanto stanno facendo i bresciani non sarà tanto facilmente dimenticato.»

E così, proprio perchè non abbiamo affatto dimenticato, cercheremo di ricostruire attraverso i nostri ricordi personali questi vent’anni di rapporto con Brescia e soprattutto col suo “Giornale”. Dopo la terribile notte del 6 maggio 1976 furono molti a pensare che la borgata di Ursinins Piccolo fosse stata baciata dalla fortuna, poichè solo sei giorni dopo il sisma proprio qui si vide nascere la prima attrezzata tendopoli. Passati, infatti i primi due giorni, in cui ogni nucleo famigliare, assieme ai vicini di casa, aveva cercato di salvare quanto più poteva dalle macerie, un poco alla volta ci si rese conto che non si poteva continuare a “dormire” in auto e che non era possibile risolvere singolarmente i mille problemi che si presentano in una comunità dopo un evento così catastrofico. Gli abitanti di Ursinins Piccolo cominciarono così a ritrovarsi nei pressi della chiesetta di S. Giuseppe, posta al centro della borgata e si iniziò a discutere la possibilità di riunire tutte le famiglie che avevano perso la casa in una tendopoli. Giuseppe Tonino, che aveva conosciuto casualmente un Colonnello dello Stato Maggiore dell’Esercito, racconta che proprio da questi ebbe la promessa che, se vi fosse stata un area idonea, avrebbe inviato una cinquantina di tende. Così, in un campo al centro della borgata, venne falciato anzitempo il grano, furono costruiti dei servizi igienici e si incominciò a stendere uno strato di ghiaione sul terreno. Il Giorno 11 maggio, l’area era quasi pronta solo che ... le famose 50 tende a Ursinins Piccolo non giunsero mai! Questo fatto fu forse un segno del destino, perchè proprio durante la notte dell’11 maggio giunsero a Buja, sotto la coordinazione del signor Franco Maestrini, i primi 3 camion del “Giornale di Brescia”, i quali vennero indirizzati da un consigliere comunale, proprio ad Ursinins Piccolo, dove furono immediatamente portati a termine i lavori di posa del ghiaione. Nel primo articolo del 13 maggio scriveva, Renato Berti, l’inviato a Buja del Giornale di Brescia:

« Stamane, di buon ora ... con i camion siamo venuti nella frazione di Ursinins. Nel volgere di poche ore, dove prima c’era un campo di grano, viene stesa la ghiaia: il Villaggio Brescia comincia a prendere forma. Tutti lavorano con grande impegno. ... La tendopoli nel nome di chi l’ha resa possibile, sarà chiamata “Villaggio Brescia”. Scriviamo queste note su un tavolino traballante sistemato davanti a una tenda del campo in costruzione, in mezzo a decine di persone strette insieme da una frenetica volontà di ricostruire e di reagire alla tragedia.» 

 Nel pomeriggio del 12 maggio, tutti poterono ammirare una tendopoli, composta da circa 39 tende, fornite di tutto il necessario, dalle brande ai materassini, dalle coperte, alle sedie, ai tavoli e persino alle lampade a gas.

«...la gente di qui ha capito lo spirito della nostra iniziativa. Siamo subito stati circondati di amicizia, di attenzioni. Abbiamo lavorato e mangiato alloro fianco e abbiamo dormito nelle stesse tende. ... Al Villaggio Brescia la vita è ricominciata: per il grande coraggio di questa meravigliosa gente friulana e per un atto d’amore, di fede e di solidarietà dei nostri lettori.»

 Da quella mattina ha inizio una lunga storia: con quei camion, arrivarono a Buja non solo le tende, ma arrivò da Brescia qualcosa di più importante, “La Solidarietà” nel vero senso della parola. Prima di continuare la storia di questo ventennio, vorremmo ricordare le figure di Padre Marcolini, dell’Avv. Silvio Pelizzari che ci hanno purtroppo già lasciati, nonché di personaggi come Franco Maestrini, Franco Solina, Renato Berti, Danilo Tamagnini e gli attuali direttori del Giornale di Brescia, Francesco Passerini e Giambattista Lanzani, che assieme a gente comune e ai loro lettori hanno portato avanti l’iniziativa di solidarietà verso di noi. Pensiamo che non ci sia paese dalle valli alla pianura del Bresciano, che in qualche misura, non abbia contribuito a risollevarci, in quei giorni così tristi. Nel frattempo l’organizzazione della tendopoli si andava delineando grazie all’aiuto e alla cooperazione di tutti, abitanti e volontari. Così giovedì 13 maggio furono portati a termine i servizi e le docce; quello fu anche il giovedì del terribile nubifragio che distrusse ben sei delle 59 tende del villaggio; quella sera, aggrappati alle tende perchè non volassero via, sentimmo che nella tormenta Maestrini, Solina, e un gruppo di incursori della marina, inzuppati fradici, rinforzavano i picchetti delle tende che stavano cedendo. Fu uno dei momenti peggiori, perché stavamo appena cercando di reagire allo schoc del terremoto, e questo evento rischiò di farci perdere la speranza; fu importante ancora di più perciò, sentire che qualcuno ci era vicino in modo concreto. L’indomani, venerdì mattina, arrivò da Brescia una tenda di grandi dimensioni e a mezzanotte con una spaghettata si inaugurò anche la cucina; due cuochi vennero distaccati dall’Ospedale Civile di Brescia a Ursinins Piccolo.  In breve tempo fu sistemato un magazzino viveri , un magazzino vestiario e alcuni giorni dopo fu pavimentato con cemento il tendone dove alcune maestre tennero le prime lezioni post-terremoto. Scriveva ancora Renato Berti: 

«Dove cinque giorni fa c’era un campo di grano . . .ora c'e un villaggio che è riuscito per quanto umanamente possibile a provvedere alle prime necessità degli abitanti e a infondere un minimo di allegria»

 e due giorni dopo, aggiunse dopo aver visitato, assieme a Maestrini e Solina, Artegna, Montenars, Gemona, e Osoppo,

«...L’impresa del Villaggio Brescia in questo momento ci sembra quasi un miracolo. Ci rendiamo conto, più lucidamente, di quanto la solidarietà sia importante per rendere più sopportabile una tragedia.»

Ci vorrebbe un volume intero per descrivere tutto quanto successe e per ringraziare quanti ci aiutarono: dallo sconosciuto che, arrivato al villaggio, scaricò un utilissimo pentolone di grandi dimensioni e se ne andò senza dire chi fosse, alle tante altre decine di persone che con piccoli gesti, ci fecero capire che non eravamo soli ad affrontare la tragedia. Nel frattempo nel villaggio venne eletto un comitato, formato da Otto persone il quale nominò Giuseppe Tonino come responsabile. Venne segnalata a Maestrini la necessità di poter disporre di tegole per riparare i tetti delle case ricuperabili e subito, tramite il giornale, si mise in moto ancora una volta la solidarietà Bresciana. Leggiamo sul giornale del 17 maggio:

« ….come se, in questi giorni, il giornale si fosse dilatato conglobando un’organizzazione che l’organico non prevede. Chiamiamola come vogliamo, conta che sia disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro. E lo è. Buja chiede, Brescia risponde. Sempre.»

Dal paese di Capriano del Colle, giunsero diversi camion di tegole, forniti dalle fornaci S. Giorgio e in quell’occasione i trenta operai della ditta lavorarono gratis. Occorrevano le posate per la cucina ed ecco che la ditta Mepra di Lumezzane fornì tutto il necessario. Citiamo questi casi in quanto, essendo più evidenti, ci è più facile ricordarli, ma con questo non vogliamo dimenticare i volontari giunti da vari paesi del Bresciano, o i lunghi elenchi riportati dal Giornale, di persone, Ditte, Parrocchie, Comuni, Scuole, Associazioni che affidarono al Giornale di Brescia i proventi delle loro sottoscrizioni. Vorremmo poter citare tutti coloro che diedero il loro contributo in vari modi e forme dal più grande al più piccolo, come le 55 lire, che chiudevano la raccolta di fondi per i terremotati fatta nel comune di Capriano: erano i risparmi raccolti in un anno da un bambino che volle ad ogni costo offrirli proprio perché “suoi”. La vita nel Villaggio Brescia stava tornando lentamente alla normalità e, quasi a voler sottolineare a tutti i costi questa voglia di vita “normale”, venne celebrato il 16 maggio il primo matrimonio del dopo terremoto. Domenica 16 maggio, Don Valerio nella tendopoli univa in matrimonio Anna Carla Garzoni e Pietro Tondo; un testimone di nozze fu proprio il capo spedizione del giornale, Franco Maestrini e, oltre a tutti gli abitanti della borgata, alla cerimonia fu presente anche Susanna Agnelli che stava operando nella vicina borgata di Sottocolle e che non mancò di compiacersi per l’organizzazione della tendopoli. Per diverso tempo ci illudemmo che si potesse passare dalle tende alle case, ma c’era già al Giornale di Brescia chi, a una ventina di giorni dal sisma, valutava la possibilità di costruire un villaggio prefabbricato, sapendo che la ricostruzione avrebbe richiesto tempi lunghi. Infatti, verso la fine del mese, l’avvocato Pelizzari ci parlò della possibilità di sostituire le tende con dei prefabbricati. Il rapporto tra Brescia e la nostra comunità era ormai consolidato e, nonostante si stesse operando ancora in piena emergenza, già si parlava di ricostruzione. Le visite di Padre Marcolini poi, ci convinsero per qualche tempo, di poter imitare quanto da lui fatto a Brescia e provincia, e cioè la realizzazione di una cooperativa che avesse come scopo la ricostruzione della borgata, poichè l’iniziativa sarebbe stata la prima in assoluto nel Friuli terremotato si pensò di coinvolgere il ministero della Sperimentazione Scientifica, oppure la Fiat costruzioni per far sì che ciò diventasse una sperimentazione pilota. Allo scopo di portare avanti questo discorso, alcuni rappresentanti del comitato della borgata accompagnati da padre Marcolini furono ricevuti dall’Ing. Bruno Beccaria allora presidente della Iveco, nella sua villa sul lago di Garda. Così, sempre con l’aiuto della solidarietà Bresciana, l’8 giugno ebbe inizio, con la messa in opera dei basamenti, la costruzione di quello che sarà il primo Villaggio prefabbricato del Friuli; teniamo a precisare che non si trattava di baracche, ma di vere e proprie villette prefabbricate.Tutti si diedero da fare per portare a compimento l’impresa e così in tempi veramente “da record” il 12 Luglio il sindaco di Buja, Eddi Giacomini e l’avvocato Silvio Pelizzari inauguravano il “Villaggio Brescia”,  (discorso del Sindaco)   (discorso dell'avvocato Silvio Pelizzari) composto da 11 case, un fabbricato adibito a negozi e uno ad ambulatorio. In seguito venne costruita perfino una scuola elementare. Dopo la scossa di settembre, nel Villaggio Brescia passarono la notte fino a 17 persone per villetta, provenienti da varie borgate buiesi, poichè era l’unica struttura adatta a proteggere dal freddo e nello stesso tempo “sicura”. A Ursinins Piccolo poche famiglie, grazie al Villaggio Brescia conosceranno i tristi mesi dell’esodo a Lignano. In seguito sempre con l’aiuto dei bresciani, verrà portata a termine anche la ricostruzione della chiesetta di San Giuseppe, il simbolo della nostra frazione. Ancora una volta i Bresciani ci mostreranno di che cosa è capace la loro solidarietà; basti sapere che le roulottes “donate” nella prima emergenza, vennero da essi riacquistate per contribuire, con il ricavato, alla ricostruzione della chiesa. Non possiamo non ricordare poi i marmisti di Gavardo che, da un mucchio di macerie qual’era ridotto l’altare, gli diedero il volto che il 18 marzo 1979 tutti hanno potuto ammirare, quando, con grande solennità fu ridata al culto della nostra comunità, la chiesetta di S.Giuseppe. È in questa occasione che si intravedono gli albori dell’attività dell’associazione “Chei di Ursinins Pizzul”, con la pubblicazione del libro “Pietà e diritto in una comunità rustica del seicento” curata da Gian Carlo Menis e con copertina dell’artista bresciano Gianni Pielli, dedicata dall’autore alla ricostruzione della chiesa. L’associazione, nata nel post-terremoto, nel 1982 darà vita a “Buje Pore Nuje! “, il numero unico del giornale della nostra associazione che esce puntualmente da allora ogni anno il 19 marzo, in occasione della festa di S. Giuseppe. Il Giornale di Brescia, oltre che essere il nostro editore, è da sempre il maggior sponsor della pubblicazione, da non dimenticare inoltre l’importante lavoro di preparazione che ormai da 15 anni svolge l’amico Maestrini. Ci sembra peraltro doveroso, dedicare una piccola parentesi ad un significativo capitolo della nostra storia del post-terremoto che ha visto la nostra gente a sua volta protagonista di quella solidarietà che tanto a noi aveva dato. Ci si riferisce, per l’esattezza all’intervento in Irpinia, dopo il sisma del novembre 1980. In tale occasione la comunità Bujese, forte dell’esperienza di ricostruzione già riuscita, ha avuto l’opportunità di fare qualcosa per le popolazioni che si sono trovate allora nelle stesse condizioni di emergenza. Con il coordinamento dell’amministrazione comunale, piccole e grandi imprese, artigiani, cittadini comuni di ogni ceto sociale e volontari in genere, si sono dati da fare per smontare due scuole prefabbricate da 400 mq ciascuna a Buia e rimontarle, dopo il trasporto, nel comune terremotato di Solofra. Questa opportunità ci è stata data proprio dal Giornale di Brescia e dai suoi sostenitori che ci hanno voluto insieme a loro in quella particolare esperienza. 

Prima di concludere vorremmo scusarci con tutti quelli che senz’altro avremo dimenticato di ricordare in queste poche righe e poi vorremmo ancora una volta citare due brani da articoli, apparsi nei primi giorni dopo il terremoto sul Giornale di Brescia e che oggi ci commuovono e ci appaiono quasi “profetici”.

 «Ricostruzione. Non è una parola che sta scritta in faraonici programmi, ma è radicata nel cuore della gente come una cosa logica che non si deve attendere dal di fuori, ma chiedere alle proprie braccia.»

«... per la ricostruzione vera e propria si attendono i responsi delle varie commissioni ... i piani regolatori ... le disposizioni legislative; ma dopo, ne siamo certi, data l’instancabile volontà dei suoi abitanti, Buja risorgerà dalle sue rovine assieme al Friuli a tempo di record. E un po’ di merito sarà anche dei Bresciani.»

Oggi possiamo dire che è stato proprio così e possiamo concludere dicendo: GRAZIE “NO DISMENTEARIN” (non dimenticheremo).