![]() | Trent’anni d’amicizia con i Bresciani di Giuseppe Tonino | |
Ricordare a trent’anni dal Terremoto del Friuli le tante persone, enti ed istituzioni civili ed umanitarie che, unitamente alla città di Brescia e a tutti i Comuni del Bresciano, hanno voluto esserci vicino in quei tragici momenti, nelle più significative forme di solidarietà ed amicizia, risulta estremamente difficile e si pone sempre l’arduo problema che possa essere dimenticata la generosità di tanti. Con questa premessa crediamo indispensabile ricordare l’importanza del ruolo svolto dal “Giornale di Brescia” nel coordinare sapientemente sin dai primi giorni dell’emergenza la ricostruzione materiale e morale della nostra comunità, senza mai tralasciare nelle diverse fasi di dare la priorità a ciò che risultava maggiormente necessario. Siamo onorati dell’amicizia che tuttora ci lega alla direzione ed amministrazione del “Giornale di Brescia” che per noi rappresenta anche i tanti cittadini bresciani che in quelle ore di difficoltà ci hanno dato modo di apprezzare il significato della solidarietà ed amicizia. Il nostro pensiero è rivolto in particolare a quei cittadini che non sono più con noi, ma che hanno lasciato, in virtù delle loro doti morali, religiose ed umanitarie, una impronta indelebile nella nostra comunità. Padre Marcolini sempre presente nei momenti più significativi con la sua maturata esperienza ha cercato di indicare la strada per incanalare la grande generosità dei bresciani. A lui dobbiamo anche l’incontro con un esponente di spicco del mondo industriale che ci ha dato, nei momenti immediatamente successivi al sisma, degli utili suggerimenti su come gestire la ricostruzione. L’amico Franco Maestrini, cittadino onorario di Buja, che ha condiviso con noi ogni fase della ripresa fino alla conclusione e che, come è stato scritto sulla rivista “Proposta”, è stato un uomo che “...ha più donato che ricevuto...”, che “... sapeva ascoltare e dettare, ordinare e guidare, consigliare e fare da sé...” e che “...aveva insegnato - nei comportamenti e non a parole - a fare”. Il giornalista Danilo Tamagnini che, oltre che far conoscere con i suoi articoli la tragedia del Friuli, ci è stato vicino con le sue numerose visite a Buja ed ha voluto lasciare un segno tangibile della sua amicizia donandoci, in occasione dell’inaugurazione della ricostruita Chiesetta di San Giuseppe, altra testimonianza della solidarietà dei bresciani, un calice d’argento per ricordare la sua amata madre. Vittorio Piotti, scultore, di cui abbiamo potuto apprezzare le opere in una sua mostra personale allestita in Ursinins Piccolo in occasione della festività di San Giuseppe del 1992. Significativo è stato il dono, fatto in occasione dell’inaugurazione del Villaggio Brescia, alla Scuola Elementare, ospitata nei prefabbricati provvisori, del pannello in cotto rappresentante l’“Orcolàt”. Gianni Pielli, friulano della “Carnia Fidelis”, bresciano d’adozione, che nelle sue litografie ha “fissato” alcuni momenti significativi della nostra ricostruzione; ricordiamo quella creata in occasione dell’inaugurazione della Chiesetta di San Giuseppe il 18 marzo 1979, che raffigura la chiesetta stessa con sullo sfondo il Villaggio Brescia, e quella realizzata per la consacrazione del Duomo di Santo Stefano, nella quale è rappresentata la figura del Santo con sullo sfondo il campanile ristrutturato. Figura indimenticata è poi quella dell’avvocato Silvio Pelizzari che assieme all’insostituibile Maestrini e all’infaticabile Solina, ha collaborato in maniera totale all’organizzazione di soccorsi e aiuti. Molteplici sono i momenti che ricordano la sua sollecitudine nel coordinare interventi quali visite di rappresentanti del mondo politico e industriale, ma senza mai tralasciare ciò che doveva essere di prima necessità; nulla veniva dimenticato, anzi assieme ai suoi collaboratori organizzava fin nei minimi particolari tutte le operazioni, a partire dall’organizzazione della “tendopoli”, dotata anche di un ambiente per le riunioni e di una attrezzatissima cucina, dove, nei primi giorni dell’emergenza, si sono alternati i cuochi degli ospedali di Brescia. Si è occupato anche in prima persona a far sì che dal Bresciano arrivassero i materiali edili necessari per le riparazioni più urgenti. ll rapporto con il “Giornale” era costante, quotidianamente venivano riportati i disagi, le necessità e in genere tutto quanto accadeva. Di tutto ciò l’avvocato si faceva carico, come dimostra il fatto che quando la Regione Friuli Venezia Giulia stabilì che era giunto il momento di sostituire le tende con delle costruzioni provvisorie prefabbricate, egli e i suoi collaboratori, immediatamente, il giorno dopo l’emanazione del decreto regionale, raggiunsero Buja per concordare con l’Amministrazione Comunale le modalità per l’avvio della realizzazione di quello che sarebbe diventato il Villaggio Brescia: un insediamento di undici edifici d’abitazione completato dall’ambulatorio, dalla scuola e da un fabbricato commerciale. L’avvocato stesso inaugurò il 12 luglio 1976 il Villaggio. Ma la partecipazione dell’avvocato è andata ben oltre agli aiuti materiali. Ha dimostrato la sua grande umanità preoccupandosi anche dei problemi dei singoli, come nel caso del ragazzo che aveva riportato gravi traumi nel crollo della sua casa e che, grazie a lui, ha potuto ricevere le cure più adeguate negli ospedali bresciani. Con l’inizio della ricostruzione decisivo fu l’apporto suo e del “Giornale” nella riedificazione del primo edificio religioso dopo il terremoto, la chiesetta di San Giuseppe a Ursinins Piccolo. Su sua sollecitazione, inoltre, i marmisti di Botticino intervennero per ricomporre l’originale altare marmoreo di cui non era rimasto che un cumulo di macerie. La Chiesa fu inaugurata il 18 marzo 1979 e, a testimonianza della profonda amicizia che lega i bresciani ai buiesi, sulla parete di fondo fu collocato un rilievo in gesso che rappresenta i patroni di Brescia: i Santi Faustino e Giovita. Anche se trascorsi i giorni dell’emergenza e con l’opera di ricostruzione pienamente avviata, i rapporti non sono mai venuti meno, ma si sono via via consolidati. Tant’è che in occasione del terremoto che colpì l’Irpinia l’avvocato Pelizzari volle che buiesi e bresciani collaborassero assieme nel portare i soccorsi. Questa collaborazione da lui iniziata continua tuttora tramite la pubblicazione annuale, giunta ormai al 25° numero, della rivista “Buje Pore Nuje!”. Significativo rimane il momento quando, in occasione della presentazione del 10° numero della pubblicazione, alla presenza di diverse personalità della cultura friulana, non nascondendo la propria emozione, disse che quel volume rilegato con la raccolta delle prime dieci edizioni, costituiva il “segno” della continuità e, volgendosi verso Maestrini, che il legame con Buja sarebbe continuato nel tempo, anche dopo di lui. Rimane il rammarico di non aver saputo manifestare tutta la nostra gratitudine. A lui dobbiamo questo 25° numero espressione di quei valori di amicizia da lui dimostrati e “raccolti” e portati avanti dai suoi collaboratori. |