Pasqua 1996 |
La nuova accogliente Chiesa del Sacro Cuore di Domenico Zannier |
Salendo da Ursinins Piccolo verso la Piazza del Mercato per quella che era la principale via interna di Buja, a mezza costa, dove la via piega a destra, spicca sulla sinistra un nuovo edifìcio sacro. Ha come sfondo da una parte la Casa di Riposo e dall'altra il declivio della collina che sale. Nella pendice collinare si intaglia la strada che conduce al camposanto. Il luogo appare tranquillo. Il traffico, salvo qualche accentuazione nelle ore di punta, è poco intenso e non turba il silenzio. L'edifìcio, architettonicamente compiuto, appare invitante con le sue pareti bianche d'intonaco e il tetto di rame che scende come un manto oltre il perimetro murario. La sporgenza del tetto non è solamente protettiva degli accessi, serve a creare una superficie dilatata che si accorda con il movimento, ascensionale o discendente a seconda di chi guarda, del colle che la sovrasta. Spinge inoltre il suo slancio planante verso i ripiani sottostanti. Posta a solatio la chiesa gode di una luminosità calda e suadente. La fronte è circolare con tre stacchi rientranti, mentre le altre due pareti s'incontrano ad angolo retto. E' come una sezione di circonferenza, come uno spicchio d'arancia tagliata a metà. L'effetto è gradevolmente semplice. A sorreggere scenograficamente la copertura prospiciente si erge un muro staccato dalla parete tondeggiante della chiesa, con la quale accenna la forma di un e-lemento di porticato. Su questo muro campeggia un artistico crocefisso in metallo, opera di Pietro Galina, noto scultore e pittore di Buja. Il Cristo, nella vibrante lucentezza delle sue forme offre tratti di stilizzazione e di raffigurazione naturalistica in una simbiosi che richiama l'arte medioevale del '200. Il capo è totalmente reclinato e compatto con i capelli striati di sudore e di sangue. Il volto è come nascosto all'ingiù. Data la posizione frontale, l'impatto della visione per chi viene dalla strada è immediato. Ci si prepara in tal modo all'ingresso nell'aula della chiesa, che è unica e che riproduce all' interno logicamente l'andatura esterna. Dalla parete semicircolare della navata ci si trova a convergere verso un presbiterio con l'altare sopraelevato di poco e l'abside lievemente curvilinea appena accennata. Le sedi sono a ridosso di un parapetto, che cela le scale che scendono nella sottostante sacrestia. L'aula riceve luce da numerose finestre e finestrelle, disposte anche a coppie. Il tetto è costituito da travature lignee discendenti, rafforzate da tiranti. Siamo in zona sismica e le costruzioni pubbliche devono tener conto di questa realtà. Il calore delle strutture in legno fa aleggiare un clima di familiarità che non toglie nulla al sacro, ma lo rende più recettivo e vicino. Penso che questa atmosfera dia il vero senso di una chiesa per gli anziani, ormai divisi dalle proprie pareti domestiche, e ricrei quel calore spirituale e affettivo di cui hanno giustamente bisogno. La chiesa è però alla portata di tutti e costituisce come un diaframma tra fedeli ospiti e fedeli della parrocchia che vi si incontrano e tra i visitatori e i parenti degli anziani stessi. Quattro file di comodi banchi si dispongono a raggera e si orientano verso l'altare. L'ambone per le letture bibliche è ubicato alla sinistra dell'altare. Sulla parete alla destra del presbiterio si apre un ampio e lungo matroneo che permette la visione del rito eucaristico e l'ascolto della Parola per gli ospiti non autosufficienti o parzialmente autosufficienti che non possono occupare i banchi comuni. Il matroneo è collegato, attraverso un corridoio coperto, direttamente con la Casa di Riposo, al riparo dalle intemperie e ben riscaldato. Nell'abside di convergenza troverà posto un mosaico riproducente l'immagine del S. Cuore di Gesù, cui la chiesa è dedicata. Recentemente è stato messo in opera sulla parete, accanto alla porta d'ingresso del celebrante, il nuovo tabernacolo, costituito dalla custodia delle Sacre Specie e dal portalampada. I due contenitori si armonizzano nello stile delle loro figurazioni: le mani, il cero, e sono opera di Pietro Galina. Un modernissimo impianto microfonico permette a tutti di poter ascoltare, tenendo conto che a una certa età l'udito non è dei migliori. Tuttavia, anche senza amplificazioni della voce, l'acustica dell'aula culturale è stata studiata e resa bene. E' buona anche la capienza della chiesa. Tutto l'insieme strutturale e ambientale invita e conduce al raccoglimento e ci si trova a pregare con devozione e sentimento insieme e da soli, nella realtà assembleare e nella presenza personale. Abbiamo visto e visitato diverse chiese costruite dopo il terremoto e in alcune di esse, nate da soluzioni forse troppo avveniristiche o da modernità non contemplanti appieno la natura del sacro, abbiamo avvertito come un senso di freddo e di vuoto, la perdita dello spazio mistico. Nella chiesa del Sacro Cuore di Ursinins Piccolo di Buja si è riusciti a conciliare casa di Dio e casa di popolo. Se domani avremo delle vetrate figurate e colorate a mediare la luce esterna e a filtrarla compostamente, la religiosità intima dell'edificio ne guadagnerà ulteriormente. |