INDIETRO |
Vecchia e nuova chiesa alla Casa di riposo di Aldo Bressani | |
State ascoltando l'intervento di Mons Aldo Bressani in occasione della inaugurazione della mostra fotografica dedicata all'Emigrazione (San Floreano 1992)
Correva l'anno 1920 quando, nella seduta del 25 gennaio, i consiglieri della "Congregazione della Pia Casa di Ricovero" deliberarono di accogliere la richiesta dell'avvocato Leonardo Piemonte, figlio della matrona bujese, che aveva donato la Casa stessa e i fondi adiacenti, di erigere una chiesetta attigua alla Casa di Riposo, dichiarandosi pronto a sostenerne le spese. Le motivazioni per l'accoglimento della domanda, addotte dai consiglieri, si possono così riassumere: 1) L'oratorio è utile, anzi indispensabile per gli ospiti della Casa di riposo i quali e per l'età e per le due ripide salite non possono accedere alla chiesa per soddisfare il loro lecito desiderio di ascoltare la Messa. 2) La chiesetta è necessaria perché la Congregazione ha in animo di trasformare parte dell'edificio in piccolo ospedale od ospizio per accogliere malati poveri non gravi e cronici e continuamente bisognosi di cure, o gestanti povere con ricovero prolungato... o puerpere che in famiglia non troverebbero le cure del caso o dove il sostentamento sarebbe insufficiente... così sarebbe risparmiata la spesa della costruzione di una chiesa... ad ospizio già fatto. 3) Il sollecito inizio dei lavori allevierebbe la disoccupazione perché nell'opera verrebbero impiegati gli operai più bisognosi. La data per la posa della prima pietra veniva fissata per il pomeriggio del 18 marzo 1920 da effettuarsi con solennità e contorno di manifestazioni che comprendevano una pesca di beneficenza, un concerto della Banda, fuochi d'artificio ed altro. Il nuovo edificio nel corso di quell'estate, arrivava al tetto, ma qui si arrestò per parecchi anni. Si era esaurita la somma messa a disposizione dall'avvocato Piemonte; l'opera Pia dal canto suo si dibatteva in difficoltà finanziarie e la causa non era soltanto l'affollamento eccezionale dei ricoverati. Nel 1934, il nuovo pievano Mons. Chitussi, prese in mano l'iniziativa completando la chiesetta e il sabato 13 ottobre dello stesso anno la faceva consacrare dedicandola al Sacro Cuore di Gesù. L'avvenimento fu tramandato ai posteri mediante una lapide posta nella lunetta sopra la porta d'ingresso con questa scritta: D.O.M. Joseph Nogara Utinensis Arcbiepiscopus hoc templum Sacratissimo Cordi Jesu dicatum die XIII octobris MCMXXXIV solemniter consecravit. Poi... venne il terremoto del 1976, che distrusse la Chiesa e la lapide! La chiesetta del Sacro Cuore ha subìto la sorte delle case e della sua gente; non è forse la Chiesa, oltre che la casa di Dio anche la casa degli uomini? Dopo il 6 maggio le tende, l'esodo, il rientro e le baracche. Accanto alle baracche ne è spuntata una che si chiamò Cappella del Sacro Cuore. Una baracca veramente bella e decorosa soprattutto perché voluta con fede e realizzata con amore. Sulle pareti di quella Cappella, sono idealmente scritti a caratteri d'oro il nome del cardinale Florit, nostro conterraneo e già pastore della Chiesa fiorentina, che ha voluto quella realizzazione; e i nomi di altri pastori, di tanta gente che vi ha lavorato con fede e passione, di tante suore che lì hanno pregato e pianto coi loro vecchietti e con la loro gente. È quella senza dubbio una baracca d'oro; ma pur sempre una baracca. Ed ecco che qualche tempo fa si è tenuta una riunione plenaria delle tre circoscrizioni del Comune di Buja: Santo Stefano, Madonna e Urbignacco, S. Floreano e Avilla. All'ordine del giorno c'era anche la ricostruzione della chiesetta del Sacro Cuore che serviva e dovrà servire la Casa di riposo. Il sindaco che presiedeva l'incontro ha presentato il problema sottolineando che la chiesetta è una struttura qualificante la Casa di Riposo anche perché richiesta dagli utenti che sentono il bisogno di esprimere la propria religiosità assieme alle persone che conoscono ed amano. I rappresentanti delle circoscrizioni si dicono favorevoli alla ricostruzione della chiesetta, rilevando però l'opportunità di scegliere, tra diverse ipotesi, il modo più idoneo di attuazione. L'arciprete invitato e presente ringrazia i presenti per la volontà espressa e richiama i motivi ideali che suggeriscono tale rifacimento. Il desiderio degli ospiti della Casa di riposo e del Centro anziani nonché della comunità tutta espresso anche attraverso il parere delle circoscrizioni, ha trovato risonanza nell'amministrazione civica che, grazie al contributo volontario dei progettisti, delle forze produttive ed imprenditoriali e della comunità bujese, si è impegnata nell'organizzazione e realizzazione dell'opera. L'opera di scavo è iniziata il 26 giugno 1989. Ora è completato al grezzo lo scantinato che comprende i corridoi di accesso sia dalla Casa di riposo che dall'esterno, la sacrestia, la cella per l'impianto di riscaldamento e la cella mortuaria. Con le opere finora realizzate si è arrivati ad un metro circa sopra il livello dell'attuale cortile; ora si tratta di portare a termine l'edificio vero e proprio che è direttamente collegato con la Casa di riposo per permettere una migliore fruizione da parte degli ospiti; la sua disposizione è comunque tale da mantenere l'apertura verso l'esterno, conservandone quindi l'originario significato per la comunità e concretizzare il momento d'incontro fra gli anziani ed i concittadini. Il progetto prevede la realizzazione di un'aula, la cui capienza è stata dimensionata in funzione di questa doppia utenza; l'aula si sviluppa a settore circolare, in modo tale da permettere una disposizione dei fedeli pienamente rispondente alle nuove esigenze liturgiche. Il collegamento coperto e diretto con la Casa di riposo, porta uno spazio, adiacente all'altare e sopraelevato rispetto all'aula, destinato ad accogliere gli anziani non autosufficienti. Quest'opera sta venendo alla luce grazie alla solidarietà di tanti! Si deve esprimere, a nome degli anziani presenti e futuri e di tutta la comunità, un plauso e grande riconoscenza a chi ha partecipato col proprio contributo all'inizio felice della realizzazione di quest'opera: ai progettisti, al Comune, alle parrocchie, alla scuola di Avilla, agli imprenditori ed industriali, agli operai e ai semplici cittadini che hanno dato il proprio apporto più o meno consistente ma molto significativo, come l'obolo della vedova del Vangelo che vale più di tutti gli altri. Facciamo un caloroso invito a continuare il cammino intrapreso. Se i bujesi condurranno in porto questa impresa, che è completamente affidata alla loro generosità, si potrà vedere un segno di grande speranza: la solidarietà umana per la condizione della terza età a Buja non è una parola, un "flatus vocis", ma un valore vissuto. |