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Vita di un missionario comboniano di Andrea Minisini | |
L'anno passato ha celebrato il suo 50° anno di sacerdozio il Padre Andrea Minisini, Missionario Comboniano, nativo di Buja, che consumò 33 anni di sua vita in Africa. Ci sembra cosa interessante pubblicare un breve «curriculum vitae» di questo nostro concittadino, probabilmente poco conosciuto dalla gente di Buja. Padre Andrea nacque a Madonna il 17 febbraio 1923, nella borgata di Solaris, allora tanto ricca di povertà, come altre borgate bujesi, quando l'emigrazione era l'unica salvezza di quella comunità. Orfano di papà a tre anni, manifestò fin dalla più tenera età l'inclinazione al sacerdozio. La gente lo prendeva in giro, dicendo che voleva farsi prete, perché non aveva voglia di lavorare; si era in tempi in cui il vanto di ogni uomo era quello di aver tanto lavorato di braccia, e si portava a modello quel tale che sulla fornace di mattoni spaccava tutte le carriole. A undici anni entrava in seminario a Castellerio. Erano anni duri. Sua mamma dovette vendere una bestia della stalla, per comperare il corredo e pagare la prima retta del seminario. Più tardi, i due suoi fratelli maggiori dovettero andare in Germania, a far mattoni, per poter lasciare lui in seminario. Questo fatto contribuì alla maturazione della sua vocazione missionaria. Si sentiva piccolo di fronte ai suoi fratelli, e non intendeva essere di meno di loro; senza dire che, in quelle situazioni, egli si sarebbe sentito debitore dei suoi fratelli per tutta la vita. A sedici anni, finito il ginnasio, fece il salto più grande della sua vita, e andò alle Missioni Africane di Verona, istituto fondato da quel grande vescovo africano che fu il Beato Daniele Comboni. Il suo parroco gli obiettava: «Ma come fai a partire, senza sapere quello che ti aspetta?» Andrea rispondeva: «Buono a niente, ma pronto a tutto!» Il primo anno di noviziato a Venegono Superiore (Varese); il secondo a Firenze, dove per gli studi di I° liceo e filosofia, frequentò i corsi dei Padri Domenicani nel vicino convento di S. Domenico. A riguardo dei suoi studi, il Padre Andrea fa spesso un commento: «Come mai in seminario venivo sempre promosso con una media di 6, mentre a Firenze, e coi Padri Domenicani, cervelloni per eccellenza, ottenevo 8 in italiano e 9 in filosofia? E più tardi in teologia 9 e 10?» e conclude: «O mi sono svegliato tardi; o il Signore voleva ricompensare la mia risposta alle Missioni; o i professori del seminario conoscevano poco il loro mestiere». Finì i suoi studi di filosofia e teologia a Verona, dove fu ordinato sacerdote il 31 maggio 1947. E in agosto dello stesso anno era già a Londra, per lo studio della lingua inglese, condizione imposta a tutti i missionari stranieri dal governo inglese, per entrare nelle loro colonie. Padre Andrea lo imparò a forza di praticaccia, aiutando nel piccolo seminario inglese dell'Istituto. A quei tempi, non si pensava ancora a ulteriori qualifiche; la qualifica di sacerdote doveva bastare per affrontare ogni situazione. Era diventata proverbiale la condotta dei vecchi missionari italiani in missione, che quando compariva un ufficiale inglese in visita, cercavano di nascondersi, perché non sapevano la loro lingua. Nel 1949, Padre Andrea veniva mandato in Uganda, nel centro dell'Africa, considerata allora la perla delle Missioni affidate all'Istituto. Già a quei tempi, le esperienze negative degli inizi avevano fatto cambiare rotta all'Istituto Missionario di Verona, in fatto di preparazione dei suoi membri, ma non bastava ancora; ci si affidava troppo alla buona volontà e allo spirito di sacrificio dei singoli missionari. E anche Padre Andrea ne subì le conseguenze. Veniva mandato subito alla missione di Lodonga, tra i Loguara del West Nile, senza avergli dato previa opportunità di studiare la lingua locale e la cultura della gente; bisognava arrangiarsi sul posto, con l'aiuto di qualche maestro africano, che sapesse la lingua inglese; il superiore della missione non aveva tempo per queste cose. Ma questa situazione non finiva lì. Dopo soli sette mesi, Padre Andrea veniva mandato a insegnare nella Scuola Magistrale di Gulu, centro del vicariato, scuola che preparava maestri per le elementari; la sua unica preparazione era la conoscenza della lingua inglese. Per fortuna che alla direzione della scuola c'era un padre di molta esperienza e capacità, e quindi le cose gli erano rese più facili. Ma la gente di Gulu parlava una lingua diversa dal Loguara di Lodonga; e Padre Andrea, dedito all'inse gnamento anima e corpo, non aveva tempo di impararla, e si sentiva straniero e inutile tra quella gente. E allora, dopo un anno, si pensò di rimandarlo in missione a Kalongo, perché imparasse l'Acioli. Ma a Kalongo si trovò di nuovo nelle stesse condizioni di Lodonga; doveva incominciare tutto da capo. Tuttavia quei due anni passati a Kalongo rimasero, nella sua memoria, come i più belli della sua vita missionaria. Missione vasta quella di Kalongo (circa 70 km di raggio), ai confini del distretto Acioli, tra gente povera, primitiva e semplice, in un paese di poche strade, anche quelle disastrate, in mezzo a chilometri e chilometri di boscaglia e savana. Il superiore della missione aveva un fisico stanco, e non si sentiva più di affrontare i safari per assistere i cristiani di periferia; quindi questo rimaneva il compito principale di Padre Andrea, giovane di 21 anni. Si trattava di partire con un vecchio triciclo Guzzi, e raggiungere subito la cappella più lontana, lungo una strada. Su quel triciclo caricava l'essenziale per la cucina, branda e materasso, bicicletta e cuoco africano. Giunto al limite estremo, ritornava pian piano verso la missione, fermandosi due o tre giorni in ogni cappella. Bisognava confessare un po' tutti, celebrare la S. Messa almeno una volta, battezzare i neonati figli di cristiani, celebrare qualche matrimonio, visitare gli ammalati. L'arrivo del Padre erano giorni di festa per quella gente semplice, che gli procurava il necessario per vivere: uova, galline, patate dolci, banane, arachidi, ecc. Un safari durava dieci, quindici giorni. Erano giorni duri fisicamente, ma giorni di tante soddisfazioni, in cui uno si sentiva veramente missionario. Dopo una settimana di riposo in Missione, ripartiva per un'altra strada, per continuare la stessa vita. Dopo due anni a Kalongo, un altro giro di vite. Padre Andrea veniva richiamato a Gulu, e questa volta come direttore della Scuola Magistrale. Era sul finire del 1952. Di scuole magistrali Padre Andrea ne sapeva ben poco, ma bisognò obbedire; il lavoro per far mattoni, bruciandoli all'aperto; deve insegnare ai nativi del posto un po' tutti i mestieri, e accontentarsi sempre di poco. Padre Andrea aveva già fatta buona esperienza a Kalongo, e l'impresa non gli fu difficile; dopo un anno di vita solitaria, gli veniva dato in aiuto prima un fratello anziano, e poi anche un padre novello. Ma anche a Opit vi rimase per soli due anni; sembrava proprio che la sua vita fosse pianificata con scadenza di due anni. Il vescovo lo volle di nuovo a Gulu, alla direzione della Scuola Tecnica di Layibi. Era appena stata messa in piedi dai Fratelli Missionari, bravi nelle costruzioni, e abili anche nei vari mestieri, ma ci voleva un'organizzazione scolastica degna di una scuola secondaria. In due anni, Padre Andrea, con l'aiuto anche di insegnanti cattolici inglesi, mandati dal governo, non solo diede un volto nuovo a quel complesso tecnico, ma pose le basi perché diventasse una scuola secondaria superiore, che doveva preparare i suoi alunni agli esami di Cambridge e all'entrata all'Università. Era quella, al momento, la direttiva del Ministero dell'Educazione. Il 1963 segnava nove anni di assenza dall'Italia di Padre Andrea, e l'Istituto pensò di dargli una vacanza, per rimetterlo in sesto fisicamente e spiritualmente. In Italia, un po' riposò, e un po' si diede da fare per cercare aiuti, per non ritornare in Uganda a mani vuote. Così faceva il Beato Fondatore, e così fanno tutti i missionari di buona volontà. Entro l'anno era di nuovo in Uganda; e questa volta per prendere in mano la direzione del Comboni College di Lira, tra i Lango. Era una scuola superiore appena iniziata dalla Missione, ed era ancora privata, senza salari e senza altri aiuti da parte del governo. Questa volta Padre Andrea vi rimase alla direzione del Collegio sette anni. E in sette anni la scuola fece un lungo cammino. Con l'aiuto di validi confratelli, tutti qualificati, e più tardi anche con quello di insegnanti inglesi, la scuola fu presto riconosciuta e aiutata dal governo; si sviluppò fino a tre sezioni per ognuna delle quattro classi, con aule, laboratori di scienze, dormitori, case di maestri, ecc. capace di accogliere più di 500 studenti, tutti interni. Il corpo insegnante era di 6 Padri, due maestri inglesi, e circa 35 insegnanti africani, tutti qualificati. Il Comboni College di Lira diventò un modello di scuola secondaria per tutta l'Uganda, per risultati scolastici, disciplina, e formazione umana e cristiana. Correva il detto fra gli studenti: «In questa scuola siamo sicuri di essere promossi». Il decennio che seguì l'indipendenza dell'Uganda, furono gli anni d'oro per l'educazione nel paese. Le Missioni fecero grandi sforzi per essere all'altezza coi tempi, e preparare un'èlite cristiana che potesse dare un valido contributo alla direzione del Paese. Alla fine degli anni '60, fu deciso di affidare la direzione di molte scuole secondarie a mani africane. Ormai c'era un buon numero di validi insegnanti nativi, e bisognava dal loro fiducia. Vari missionari insegnanti si misero a disposizione del governo, per essere inseriti in altrettante scuole secondarie, come cappellani e insegnanti, a seconda del bisogno. Padre Andrea fu mandato alle Magistrali Superiori di Boroboro, di fondazione protestante, e qui vi rimase per altri sette anni. Erano gli anni infausti del dittatore Idi Amin Dada, che usurpò il potere e lo consolidò a prezzo di centinaia di migliaia di morti. Il 1978 segnò la fine della lunga carriera ugan-dese di Padre Andrea. Un gesto umanitario di vera carità, lo mise in condizioni di arresto: una notte, aveva portato con la sua macchina, al confine del Kenya, una famiglia notoria, già in disgrazia del Potere. Scoperto e accusato, il suo vescovo (un africano) gli suggerì di prendere il primo aereo e scomparire. Fuori dall'Uganda, il Padre Andrea fu mandato dai superiori a insegnare nel Collegio Comboni di Asmara, in Eritrea, Collegio privato dei Missionari Comboniani, di 1500 alunni, tutti esterni, con 12 classi, dalla prima elementare a tutto il liceo. Neanche farlo apposta, Padre Andrea dovette insegnare materie che non aveva mai studiato nella sua vita, come Amministrazione e Commercio. Passò tre anni sempre o in classe, o a tavolino, insegnando e studiando, per salvare la situazione. Dopo tre anni, un decreto del Colonnello Menghestù nazionalizzava tutte le scuole private dell'Etiopia, dando ai proprietari un mese di tempo per lasciare tutto e andarsene. Questa volta Padre Andrea finì in Scozia, a Glasgow, come animatore missionario e promotore di vocazioni. In tre anni, visitò tutta la Scozia più di una volta; predicò giornate missionarie in tante chiese, e si fece sentire in parecchie scuole cattoliche. Senonché, in ottobre dell'83, il suo cuore cedette all'improvviso, e fu operato di coronarie all'ospedale di Glasgow. Cercò di tener duro ancora, finché nell'85 fu portato a Bologna, dato il clima umido e freddo della Scozia. A Bologna fu superiore, economo e animatore missionario per sei anni. Le sue giornate missionarie rimasero proverbiali, e il suo operato veniva sintetizzato da un Padre Passionista suo amico: «Tu sei dappertutto come la presenza di Dio». Finito il suo sessennio a Bologna, fu mandato superiore a Cordenons, con lo specifico mandato di cercare o costruire una nuova sede per i Missionari Comboniani, dal momento che il loro grande Seminario di Pordenone era rimasto vuoto, ed era messo in vendita. Padre Andrea portò a termine il suo mandato nello spazio di quattro anni. La nuova sede si presenta da sola; è un capolavoro agli occhi dei confratelli della Provincia Italiana, e di tanti amici e benefattori che la visitano. Col 1° gennaio 1997, Padre Andrea si è dimesso dalla direzione per motivi di salute, ma continua il suo lavoro di animatore missionario, in qualità di soldato semplice. E come attività sussidiaria, fa il cappellano della Casa di Riposo di Cordenons. |