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Alpini in Friuli. La gioia di donare
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6 maggio 1976, ore 21.05. Un terremoto di inaudita violenza sconvolge il Friuli, causando oltre mille morti e distruggendo decine di migliaia di case. Tra i primi ad accorrere gli Alpini della "Julia" e quelli in congedo della Sezione di Udine. Il giorno dopo è a Udine anche il Presidente nazionale dell'A.N.A. Franco Bertagnolli, che, resosi conto personalmente della tragedia, decide la mobilitazione di tutte le sezioni, creando quella catena di solidarietà "GLI ALPINI AI FRADIS" che sarebbe stata la base dei "cantieri di lavoro". L'iniziativa fu definita da un noto giornale "delirante". Meno di un mese dopo il terremoto, sorgeva il Centro Base Operativo di Torreano, per la raccolta dei materiali che stavano affluendo da tutta Italia e i primi cantieri di lavoro, alle spalle dei quali agivano da supporto le sezioni A.N.A. che avevano il compito di alimentarli. Ogni campo-cantiere era completamente autonomo: tutti i materiali (baracche, tende, attrezzature, strumenti di lavoro ecc.) erano stati raccolti e trasportati in loco dalle sezioni A.N.A. che avevano in assegnazione il campo. Nessun aiuto era stato richiesto alle autorità comunali o regionali, fatta eccezione per i collegamenti idrici e telefonici. Eventuali materiali mancanti venivano acquistati ai normali prezzi di mercato presso le ditte del luogo. Nel mese di giugno i cantieri iniziano il loro lavoro. I friulani si scuotono, come risvegliandosi da un incubo e guardano increduli quegli uomini arrivati da tutta Italia per dar loro una mano fraterna. E questa è stata soprattutto l'importanza dei cantieri Alpini in Friuli: l'aver ridato fiducia alla gente che in quella spaventosa tragedia aveva perso tutto, anche la fiducia in se stessa e nel prossimo. E che, dopo aver visto quegli uomini sui tetti, solidi, decisi, concreti, aveva ripreso coraggio e si era affiancata a loro per ricostruire la propria casa: la cosa più importante per un friulano. Con il passare dei giorni l'organizzazione migliorava, si faceva più precisa; l'efficienza e il lavoro degli Alpini erano diventati un esempio, un monito che superava i confini sconvolti della "piccola patria" per raggiungere e tonificare l'intera nazione. Nel corso dei tre mesi di quella che i giornali dell'epoca definirono "la più bella adunata", si alternarono a svolgere le loro "ferie di lavoro" in Friuli oltre 15.000 volontari: professionisti, commercianti, operai, studenti, impiegati, generali, soldati, amici e simpatizzanti, uomini e donne, giovani e anziani. Anche coloro che non erano mai stati Alpini, che non avevano mai fatto il servizio militare, in quella pazza, incredibile avventura, Alpini erano diventati "sul campo". E non c'era orario di lavoro: dieci ore al giorno non bastavano. Bisognava fare presto, perché l'estate passa in fretta e i friulani avevano bisogno della loro casa: per lavorare, per sperare, per tornare a vivere. In quell'estate furono riparate 3280 case, ne furono ristrutturate 76, costruite 50. I volontari donarono al Friuli 108.000 giornate pari a 972.000 ore. I cantieri di lavoro furono 11: Magnano in Riviera - Attimis - Buja - Gemona - Villa Santina - Majano - Moggio - Osoppo - Cavazzo - Pinzano - Vedronza. A favorire l'intervento dell'A.N.A. era inaspettatamente giunta, nel 1976, l'offerta del Governo Americano di gestire un consistente contributo che gli Stati Uniti avevano stanziato per la costruzione di importanti opere pubbliche in Friuli. Ma perché gli Americani avevano scelto proprio l'A.N.A. invece di uno dei tanti enti statali, parastatali, regionali? Lo disse il delegato del Congresso statunitense dott. Costantino e lo ribadì successivamente l'ambasciatore Raab: " L'A.N.A. è stata scelta per la sua reputazione di integrità e di efficienza, perché era impegnata nell'opera di soccorso ai terremotati, perché disponeva di personale e delle competenze tecniche necessarie a fornire un valido contributo ed infine perché gode di un profondo rispetto da parte della popolazione". Con il programma A.N.A. - A.I.D. (Agency For International Development) il Governo degli Stati Uniti aveva elargito un primo stanziamento di 10 milioni di dollari con il quale erano stati realizzati 4 Centri Anziani nei comuni di Magnano in Riviera, Majano, S. Daniele, Osoppo. Un secondo e più consistente contributo di 25 milioni di dollari permetteva la realizzazione di altri 3 Centri per Anziani a Villa Santina, Buja e Pordenone, nonché 5 scuole di vario tipo a Maniago, Sacile, Spilimbergo, Aviano e Cividale e una Casa dello Studente a S. Pietro al Natisone. Un ulteriore stanziamento di 8 milioni di dollari (in tutto 43 milioni di dollari pari a 52 miliardi di lire di allora) destinato alla costruzione di scuole a Majano, Buja, Osoppo, Faedis e Gemona. Tutti i lavori venivano accuratamente controllati dagli Americani e per la parte amministrativa da un apposito organo statunitense corrispondente alla nostra Corte dei Conti. L'impegnativo mandato ha avuto, alla fine, il più ampio riconoscimento da parte del Governo e del Senato degli Stati Uniti d'America. E a Buja? Era sorto il cantiere A.N.A. n° 3 con le sezioni delle valli dell'Adige: Bolzano - Trento e Verona . Direttore amministrativo era Tito Nicolis di Verona; Sovrintendenti ai lavori i geometri Nilo Salvotti di Bolzano, Sergio Zanella di Trento e Giancarlo Ligozzi di Verona. A loro, nel 1978, sarebbe stata conferita la "cittadinanza onoraria" di Buja. L'assessore ai Lavori Pubblici era stato delegato dall'Amministrazione Comunale per i rapporti con l'A.N.A.; il capogruppo degli Alpini Tarcisio Molinaro ed il suo vice Giuseppe Lostuzzo, con Bepi Fantelli, erano a disposizione nel campo n° 3 per sopperire a qualsiasi necessità e per fare il trait d'union con la popolazione. Furono eseguiti 404 interventi di riparazione e costruite 33 casette unifamiliari di 45 mq., consegnate il 12 dicembre 1976 ad altrettante famiglie dislocate sull'intero territorio. 96.000 furono le ore lavorative dei volontari. Il programma A.N.A. - A.I.D., come già detto, aveva realizzato le scuole elementari di S. Stefano ed il Centro Anziani di Ursinins Piccolo. A Torino, in occasione della 50a Adunata Nazionale, il Presidente del Consiglio appunterà sul Labaro Nazionale dell'A.N.A. la Medaglia d'Oro al Merito Civile per l'opera svolta in Friuli. Il "miracolo Fríuli" è sotto gli occhi di tutti. E i friulani ne sono orgogliosi, specie quando sentono i commenti e i confronti di coloro che vanno a visitare le zone terremotate. 1 miliardi spesi dall'Italia per consentire la ricostruzione sono stati tanti ma, a differenza di quanto si è verificato in altre regioni, sono andati a buon fine. In proporzione, l'apporto finanziario degli Alpini appare piccola cosa, ma l'affetto che la popolazione tuttora esprime a questi volontari dimostra l'importanza del loro intervento, specie nel primo momento, quando i soccorsi tardavano ad avviarsi. E i comuni e le popolazioni, che sono stati i grandi artefici della ricostruzione, nel rievocare quei giorni non dimenticano mai gli Alpini. Don Ascanio De Luca, cappellano infaticabile della Sezione A.N.A. di Udine, il 15 agosto 1976, durante la celebrazione della S. Messa al campo A.N.A. di Buja n. 3, ha detto agli Alpini-lavoratori: "Voi oggi avete ritrovato la gioia di donare e avete donato il vostro sacrificio e il vostro lavoro, le vostre giornate di riposo, esempio meraviglioso di altruismo, di fraternità, di amore cristiano e umano". Ed ha aggiunto che in questa società sconvolta si dovrà ricordare che "C'erano ancora degli uomini sani nel cuore e nella mente, Alpini e non Alpini, che hanno saputo camminare sulle macerie di una società in sfacelo tenendo alta la bandiera del dovere, della rettitudine e dell'onestà. |