1936 Giugno

In memoria dell'Arcivescovo Casasola

di Pietro Menis

 

Con l'occasione dell'VIII Censimento generale della popolazione, il Podestà ha fatto stampare i nomi delle piazze e delle vie cittadine. Così due autentiche glorie nostrali hanno un modesto « posto al sole». Mons. Andrea Casasola, Arcivescovo di Udine e Mons. Aurelio Briante, Vicario Apostolico di Terra Santa e Arcivescovo titolare di Cirene. Due modeste piazzette portano i loro nomi altisonanti.

E' poco, ma se si pensa che nulla, fin qui, era posto a ricordarli, si converrà che è pur qualcosa.

Per Monsignor Briante, morto nel 1929 in una infermeria di convento, nella Terra della Sua Missione di apostolato, vissuto sempre lontano dalla Patria, trovavamo giustificazione.

Ma per Mons. Casasola, che aveva per tanti anni governato la nostra diocesi, il solo friulano che abbia seduto sulla Cattedra di S. Ermacora, di S. Paolino, del Patriarca Popone e del Beato Bertrando, perché tanto oblio ?

È vero che ordinariamente, i Grandi, alla loro terra natale lasciano delle orme espresse in opere, ciò che Monsignor Casasola non fece, ma non per questo ci persuade la diceria che con questo oblio si Sia voluto rispondere alla mancata concessione di un titolo onorifico al Rettore della Pieve. - Quando il nostro Arcivescovo avrebbe potuto dare un titolo alla Pieve, i tempi erano difficili.

Ma ciò non basta : secondo noi, quello non era nemmeno il momento buono perché fosse dato alla Pieve quel titolo che gli è stato concesso di poi (1934).

Allora Buia aveva solo il vanto dell' antichità. Tolto quello restava un povero paese in convulsione, impegnato in una lotta di campanile, che aveva le sue incognite.

A distanza di oltre mezzo secolo, riandando a quelle vicende, la chiesa di Buia ci appare quale una grande nave fra i flutti che tiene il mare soltanto per la forza e la virtù del suo nocchiero. - E quasi ciò non bastasse una chiesa degna di compendiare il passato e rappresentare l'avvenire non l'avevamo. - Non si può nemmeno escludere che Mons. Casasola avesse dimenticato la Parrocchia natale. Era ben stato lui, appena assunto all'importante magistero che aveva mandato a Buia, quale Pievano, don Pietro Venier rimovendolo, poco dopo che era stato investito alla Parrocchia di S. Giorgio Maggiore della città di Udine (1864).

E questo con l'intenzione palese di dare a questo paese un Rettore forte, fattivo, che sollevasse, e perché no? che scuotesse gli animi e le mentalità invecchiate su limitate posizioni. - In ogni parte del suo programma, chiamiamolo così, il Venier non è riuscito, e in qualche parte ha sbagliato tattica, però ha posto alla Parrocchia delle basi e dei sostegni così profondi e forti che ancora resistono e non si scrollano ed ha ancora, dato l' avvio a quella catena di opere nuove e imponenti che hanno cambiata la fisonomia al paese.

Un altro motivo e forse il più forte, viene a rintuzzare l'insinuazione : ed è quello della prudenza. A ragione o a torto, già si diceva malignamente di Mons. Casasola che aveva conferito ai sacerdoti buiesi le prebende più pingui della Diocesi...

Noi però che veniamo dopo e fuori causa, usciti da un bagno di sangue, superstiti sulle rovine di un mondo crollato, riscaldati dal sole che trionfa sul cielo purificato dell'Italia fascista, rivendichiamo queste nostre glorie coll'incidere i loro nomi sulle strade e sulle piazze del paese che li vide nascere. Un monumento, quale esso sia, tanto è pregevole quanto più artisti e artigiani vi hanno lavorato ad abbellirlo, così un paese tanto sarà grande, invidiato ed emulato, quanto più i cittadini saranno illustri e meritevoli di stima e venerazione,     

P. MENIS