1929 Settembre

La morte di Mons. Aurelio Briante,

 l'antico Custode di Terra Santa

 

GERUSALEMME. 23. (Fidelis.) Il 18 luglio si addormentava santamente nel Signore, nell'infermeria del Convento di S. Salvatore a Gerusalemme, Mons. Aureglio Briante, O. F. M., Arcivescovo titolare di Cirene, antico Custode di Terra Santa e Delegato e Vicario Apostolico dell'Egitto e dell'Arabia.

 I suoi funerali, celebrati il giorno successivo, riuscirono una manifestazione imponente di stima e di venerazione verso la memoria dei grande Estinto. La Messa solenne di Requiem fu cantata dal Padre custode Aurelio Marotta coll'assistenza di S. E. Mons. Luigi Barlassina, Patriarca Latino di Gerusalemme, il quale impartì l'assoluzione al feretro, Fra le dignità ecclesiastiche intervenute al mesto rito si che intervenute al mesto rito si notavano Mons. Soto, Vescovo di Columbia di Antiochia, Mons. Fellinger Ausiliare di Mons. Patriarca, P. Mauro Kaufmann, Abate dei Benedettini della Dormizione e numerose rappresentanze delle Comunità Religiose, i Consoli cattolici della capitale assistevano pure in posti riservati.

La salma dei venerando Presule fu trasportata verso sera, accompagnata da una folla interminabile di autorità, di clero e di popolo, al Getzemane, dove fu tumulata in uno dei sepolcri dell'antica basilica. Mons. Briante era nato a Buia, nella provincia di Udine, il 1o luglio del 1846. A sedici anni entrò tra i figli di S. Francesco nella Provincia Veneta di S. Antonio. Nel 1866 veniva in Terrasanta dove, ultimati i suoi studi filosofici e teologici era ordinato Sacerdote sul Calvario il 25 luglio del 1869.

Destinato dai suoi superiori all'insegnamento, non dimenticò la cura d'anime. Dal 1880 al 1834 fu anzi incaricato della direzione della parrocchia di Larnaca in Cipro col titolo di missionario apostolico dell'isola. Dopo due semplici anni di permanenza alla segreteria della Custodia di Terrasanta, era promosso dal Definitorio generale dell'ordine alla carica di Custode.

Otto mesi dopo, però, vinto da un eccesso di umiltà e delicatezza di coscienza, dava le dimissioni dall'alto ufficio di cui si riteneva indegno. Ma nel 1894 i suoi superiori gli imponevano una altra volta di mettersi al timone della Custodia Francescana, obbligandolo a restarvi per tutto il periodo regolamentare di sei anni. II bene da lui fatto coll'esempio e colla parola in questo tempo è incalcolabile.

Vero buon pastore, fatto forma gregis ex animo, si sacrificò tutto per l'incremento spirituale di quanti il Signore aveva affidato alle sue cure. Eresse le chiese di Bolacco al Cairo, di Aintab e di Marasc; condusse a termine la cappella di Betfage; preparò progetti e materiali per quelle di Emmaus e di Nicosia; comperò la valle di Giosafat; ordinò scavi al Tabor; costruì le "Casanove" di Nazaret e di Tiberiade; eresse scuole a Kniaie ed a Jacubieh, il laboratorio femminile presso le Missionarie Francescane d'Egitto a Gerusalemme, e case per le popolazioni di Jeningekale e Mugiukderesi.

 Eresse il collegio serafico dì Washinton, concorse all'ingrandimento di quello di Giaccherino in Toscana, mantenendovi fino al sacerdozio dieci alunni che volessero poi consacrarsi al servizio dello Custodia di Terra santa. Favorì le pubblicazioni concernenti la storia del suo Ordine in Palestina, incominciando dalla serie cronologica del P. Gulobovieh, preludio alla monumentale biblioteca bio-bibliografica delle Terra santa e dell'Ordine Serafico.

Nel 1904 il Santo Padre Pio X elevava Mons. Briante alla pienezza del Sacerdozio nominandolo Vicario e Delegato Apostolico dell'Egitto e dell'Arabia. E il venerato scomparso rimase in questo posto sino al 1922, anno in cui si ritirò a vita privata nel Convento di San Salvatore a Gerusalemme, prima, ed a Ramleh, poi, per ragioni della sua salute minata ormai dalla malattia cardiaca che doveva in questi giorni condurlo alla morte.

 Accettando le sue dimissioni, il Card. Van Rossum, Prefetto di Propaganda Fide, gli scriveva testualmente così:. " Questa Sacra Congregazione che ha potuto constatare il bene grande che Ella ha fatto per la salute di tante anime non ha parole per esprimere alla S. V. Ill.ma e Rev.ma la gratitudine e la sua perenne riconoscenza. Il Signore non mancherà di rimunerarla di tutte le fatiche sostenute a sua maggior gloria e di ricolmarla dei suoi celesti favori".

È questo il giudizio comune di quanti hanno avuto la fortuna di conoscere l'anima bella di apostolo di Mons. Briante che ora gode certamente in Paradiso il premio dei servi buoni e fedeli del Vangelo.