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Natale 2000

Ricordando Don Fulvio

Dott. Ottorino Dolso

 

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In una giornata grigia e triste di novembre di vent'anni fa, era il 6/11/1980, i rintocchi mesti delle nostre campane ci annunciavano la prematura e quasi improvvisa dipartita di don Fulvio Colitti.

Per noi era il simpatico cappellano festivo che celebrava la Messa dei giovani, ma per tanti ragazzi era stato anche il professore di inglese; un docente che al primo approccio appariva burbero e severo, ma che, dopo gli scontri iniziali, si manifestava buono e comprensivo, desideroso soltanto di instaurare un rapporto collaborativo con gli studenti per far loro imparare bene quella lingua così importante e spesso necessaria nelle varie professioni.

Don Fulvio era nato a Cassacco il 4 giugno 1909; si era laureato in Lingue e Letterature Straniere all'Università Cattolica del S. Cuore nel giugno 1940; era stato cappellano militare come insegnante-interprete e capo di campi di prigionieri (di lingua inglese); aveva conseguito l'abilitazione didattica all'insegnamento nelle scuole medie superiori e, dopo aver insegnato presso l'Istituto S. Cuore di Manfredonia, era arrivato al Liceo scientifico "G. Bertoni" di Udine nel 1954 dove era rimasto, come docente di Inglese, fino al settembre 1977; durante tale periodo aveva anche ricoperto la carica di preside del Ginnasio "Sacro Cuore" di Castellerio, legalmente riconosciuto dal 1967-68. Salesiano, prete tutto d'un pezzo, don Fulvio era un uomo schietto, sincero, amante della verità, completamente privo di qualsiasi doppiezza o falsità; si curava più dell'essere, che dell'apparire, era permeato da una fede adamantina e viveva la sua vocazione con rettitudine ed estrema coerenza.

Senza dubbio non si poteva definire un buon diplomatico, ma certamente ci si poteva fidare e quando prometteva qualcosa, mai avrebbe mancato alla parola data; per questo era stimato anche dai suoi studenti che riconoscevano in lui, oltre alla competenza nell'insegnamento, la comprensione dei loro problemi e l'aiuto che offriva nelle varie circostanze.

 Le sue prediche erano semplici, pratiche, ricche di esempi e di solito non erano lunghe; amava circondarsi di ragazzi e giovani anche durante la S. Messa e per le letture; è sempre vissuto in mezzo ai giovani con il calore, la vivacità e l'entusiasmo che sempre li animano e da cui era stato fortemente contagiato; anche dopo il pensionamento aveva continuato a frequentare i giovani per i quali aveva speso tutta la sua vita e le energie nel lodevole intento di migliorare la loro cultura e di incrementare la loro fede.