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Padre Faustino Maria Piemonte

O.F.M. (1882-1973)

un vecchio missionario

rimasto sempre giovane

 di Emidio Papinutti

 

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Unanime il giudizio di quanti lo hanno conosciuto: “Padre Faustino era un frate eccezionale”. Ha esercitato uffici delicati nell’Ordine e tutti li ha esercitati con impegno ed entusiasmo: maestro dei novizi e dei chierici, insegnante di latino e di greco, segretario provinciale, guardiano, parroco della parrocchia di Santa Maria Maggiore di Trieste per venticinque anni, ministro provinciale per tre anni (1928-1931), visitatore generale di varie province francescane e di varie congregazioni religiose, rettore del Collegio apostolico di Grottaferrata e, finalmente e principalmente, fondatore della missione veneta in Centro America. Nel Necrologio della Provincia Veneta dei Frati Minori è ricordato con termini lapidari: “Uomo di grande vita interiore, educatore di larghe vedute ed equilibrato, superiore esperto e sensibile alle esigenze dei tempi, apostolo zelante e aggiornato”. Un frate eccezionale.

Nato a Buia (Udine) il 31 gennaio 1882, ultimo di tredici figli, abbracciò la vita francescana a quindici anni, dopo aver compiuto gli studi ginnasiali nel seminario di Udine. Gli fu imposto il nome di frate Faustino Maria. La sua intelligenza non ebbe mai tenebre: acuta nell’analisi, pronta e decisa nell’azione. Padre Faustino aveva ormai sessantasei anni quando i superiori gli affidarono l’incarico di fondare in Centro America una nuova missione francescana della Provincia veneta; venne eletto Commissario di un Commissariato che ancora non esisteva. Accettò per rimanere fedele al suo programma: “Il Signore ci faccia sempre più agili nei nostri desideri, più perseveranti nei nostri pensieri, più risoluti nei buoni propositi”.

Le missioni erano sempre state l’ideale e la preoccupazione del Padre Faustino. Aveva conosciuto da ragazzo un compaesano missionario in Terra Santa, il futuro monsignor Aurelio Briante, vicario apostolico per l’Egitto. Sembrava che il suo sogno missionario si potesse avverare nel 1919, quando ottenne di frequentare l’Istituto orientale di Roma per prepararsi a partire. Da Ministro provinciale scriveva ai confratelli: “Sono le Missioni che attendono operai; sono i popoli che sospirano cooperatori; sono le anime che invocano soccorso”. Durante il suo governo della Provincia, aveva curato l’erezione della Prefettura apostolica di Sanyuan in Cina, aveva rinverdito in Provincia la stima e l’amore verso le Missioni, aveva organizzato la stampa missionaria, aveva animato vari confratelli a partire per terre lontane. A sessantasei anni divenne il fondatore della Custodia francescana veneta del Guatemala e de El Salvador.

Il giorno 1° febbraio 1948, nella chiesa di San Francesco della Vigna in Venezia, dava l’addio ai confratelli e riceveva il Crocifisso, Tarma della sua santa missione. Con lui partiva il primo gruppo di cinque missionari veneti: padre Valerio Gecchele da S. Giovanni Ilarione (Verona), p. Olivo Penariol da Montebelluna (Treviso), p. Ercolano Giacomel da Bibano (Treviso), p. Guido Maruzzo da Lumignano (Vicenza) e p. Rufino Bugitti da Remanzacco (Udine).

Il gruppo salpò dal porto di Napoli, sulla motonave “Saturnia”, l’11 febbraio 1948. Erano gli anni immediati del dopoguerra e i viaggi transoceanici presentavano serie difficoltà e non pochi disagi. Ce ne rende testimonianza il p. Faustino in una lettera indirizzata al Padre Provinciale da El Salvador il 29 febbraio 1948. Purtroppo a un certo punto i sei missionari si trovarono al verde. Senza il becco di un quattrino. Così viaggiavano i missionari a quei tempi e con l’obbligo di rifondere in seguito il prezzo del viaggio. L’avventura ce la descrive lo stesso Padre Faustino: “I frati dovettero stare in un albergo fatto, è vero, per i religiosi, ma in due giorni si dovette pagare 26 dollari. Al biglietto aereo da New York a San Salvador si dovettero aggiungere altri 50 dollari per ciascuno. Dove prenderli?... Il Provinciale dei frati irlandesi ci fece dono di duecento dollari. Rimasi commosso”.

Finalmente i sei missionari arrivarono all’aeroporto di San Salvador il 25 febbraio 1948, alle ore 12.20. Comincia l’epopea dei frati veneti in Centro America.

Padre Faustino non conobbe la vecchiaia. Si mise subito al lavoro. Prima nella città di San Salvador e poi nel Guatemala. Guidava i confratelli con visite frequenti e con più frequenti messaggi e lettere circolari. Sempre con spirito giovanile, attento ad ogni novità, l’occhio fisso al futuro. Fedele al suo programma: “Avanti! E’ giunta l’ora nella quale, guardando a quanto fu fatto, dobbiamo sentire quanto ci resta da fare. Avanti! Le opere incominciate devono essere portate a compimento con la massima perfezione. Avanti! La vita religiosa dev’essere intensa e completa”.

Finito il suo mandato di Commissario, ha continuato a svolgere un intenso apostolato come rettore della chiesa del Cerrito del Carmen in Guatemala City, nelle parrocchie di Retalhuleu e di Quetzatenango. Lo commuoveva in modo particolare la stima con la quale gli Indios accoglievano i missionari, stima evidenziata in una sua lettera ai confratelli della Provincia: “Gli Indios stimano e venerano il sacerdote quasi fosse un Dio in terra. Per i missionari sono pronti a far qualsiasi sacrificio”. Da parte sua Padre Faustino faceva qualsiasi sacrificio per gli Indios e per tutte le anime.

Aveva settantanove anni quando accettò la cura pastorale dell’ospedale civile di Amatitlan. Un ospedale che ospitava oltre quattrocento ammalati, con la chiesa aperta al pubblico. Lavoro intenso non solo all’interno dell’ospedale ma anche a beneficio degli esterni.

Quando aveva assunto la cura pastorale della parrocchia di Santa Maria Maggiore a Trieste, padre Faustino si era impegnato a incrementare la devozione all’Eucaristia e a invitare alla comunione frequente. I risultati si videro presto. Mentre le comunioni nel primo annuo del suo parrocato erano state 17.000, dopo quattro anni salirono a 94.000. Così nell’ospedale di Amatitlan aumentarono le comunioni, crebbe la frequenza alla messa e molti ammalati chiedevano di far parte del Terz’Ordine Francescano.

Per avere un’idea concreta della sua attività nell’ospedale di Amatitlan, sono eloquenti le cifre che si riferiscono al lavoro pastorale dell’anno 1969, quando padre Faustino aveva ormai 87 anni: Battesimi 67, conversioni 9, Prime Comunioni 219. Confessioni 3.352, Comunioni 38.000. E doveva celebrare tre messe ogni domenica e assistere gli ammalati e aiutare in parrocchia. Morì l’11 luglio 1973, all’età di 91 anni. P. Faustino? Un vecchio rimasto sempre giovane. Un’ultima riflessione. Quando Padre Faustino arrivò nel Guatemala, c’erano appena sei frati francescani. Oggi vi fiorisce una giovane e fiorente Provincia francescana. Dono di Dio e dello zelo missionario.