1939 Ottobre

I trecento anni della nostra festa

della Madonna del Rosario

di Pietro Menis

 

Fin dai primi tempi che la storia ricordi « per lunghissima successiva serie di secoli e prima ancora che Buia fosse donata da Carlo Magno ai patriarchi di Aquileia» (792) Sunto Stefano località, chiesa e Piazza costituisce il centro del vasto paese, il faro attorno a cui si svolge la vita e quindi la storia.

Sulla Piazza, che dal santo prende il nome, in passato come al presente, il popolo si adunava nelle circostanze gravi ed in quelle solenni : per protestare contro le angherie dei feudatari anche se c'era la minaccia della galera o quella « di andare coi ferri ai piedi nei camerotti di Venezia » : come per sanzionare i deliberati dei propri reggitori; per le elezioni popolari in genere e per tutte le manifestazioni: per cantare le vittorie e per propiziarsi il cielo nelle sventure e nelle calamità.

Su questa Piazza che non aveva la forma attuale di gioioso palcoscenico, ma la caratteristica fisionomia di un terrapieno, cintato corso all'intorno da un ripiano a gradini, trecento anni or sono, il 1° maggio 1639 solennemente veniva istituita la Fraterna del SS.mo Rosario.

Dice l'atto notarile dì erogazione che è anche un poco la cronaca della giornata :

« Essendo stato molto ecitato il popolo di Buja dalle predicazioni et esercizi fatti dal loro padre Predicatore della presente Quadragesima, dopo di havere istantemente dimandato l'Istituzione della Compagnia del SS.mo Rosario al M.to Rev.do Padre Priore, alla presenza di tutto il Popolo di Buja et singolarmente dei molto RR.i Sig.ri Vicari Curati, et altre persone spettabili, doppo haver predicato del SS.mo Rosario in Piazza, e doppo essersi letta per me infrascritto notaio la presente, et la lettera patente (il decreto) à tal effetto, nella Chiesa di San Stefano all'altare della Beatissima Vergine et Capella, che è a totano sinistra della stessa Chiesa, instituì, fondò et eresse la detta Confraternita con allegrezza grande di tutto il suddetto Popolo, et ìnstituì Capo et Rettore della detta Confraternita il M.to Rev.do Sig. Francesco Subitino, Vicario Curato di S. Stefano, al presente, et successivamente, tutti gli altri Vicari Curati che saranno per l'avvenire di S. Stefano, acciò possa pubblicar l'Indulgenze, Benedir li Rosari et far ogni funzione solita in altri luoghi, dove è la Compagnia, per benefizio Spirituale delli fratelli et sorelle, et dichiarò il suddetto Padre che questa Compagnia si dovesse regolare in tutto et per tutto secondo i capitoli della Archiconfraternita del Santissimo Rosario di Santa Maria Minerva in Roma.

«Il che tutto fatto et compilato à gloria di Dio et della Sua Santissima Madre il Popolo restò molto obbligato alla Religione Dominicana, et pregarà sempre per il padre, et Religiosi di detto ordine ».

L'istituzione della Fraterna e conseguentemente della festa del Rosario è come l'aggiunta di una nuova gemma all'aurea corona della tradizione nostrana di devozione alla Vergine Madre : difatti Buia, nella sua vita ultramillenaria ha tributato sempre onore e gloria alla Madonna : sia con innaluare a Lei delle chiese e nelle altre chiese degli altari, con l'erezione di Fraterne sotto vari titoli, con la celebrazione di feste speciali seguite da trionfali processioni, così quando pronunciava dei voti solenni come quello di Comerzo e poi mantenuti per secoli e secoli.

I capitelli stessi e le ancone, disseminate lungo le vie delle nostre strade e borgate, sono come un inno perenne che ci ricorda la Mamma celeste.

Se raccogliessimo in un sol fascio tutte le manifestazioni del genere nel corso di un anno, noi avremmo un documento comprovante che il nostro paese è eminentemente mariano.

La storia poi ci indegna che ogni atto solenne, ogni decisione grave, e tutte l'imprese difficili furono compiute invocando Maria : a cominciare dalla consacrazione della Pieve, alla promulgazione degli statuti della Comunità : dalla sentenza di morte per la matricida Petrussa e giù giù in mille frangenti, fino alla recente costruzione della facciata del Duomo, intrapresa nel giorno in cui a Comerzo il popolo soddisfaceva il voto secolare alla Madonna.

Ma vediamo di quanta predilezione questa nostra festa del Rosario fu sempre circondata nei tre secoli della sua istituzione : segnaleremo in questa rassegna le cose più salienti della devozione e delle manifestazioni.

«La domenica 2 giugno 1647 furono avvisati dal Vicario che all'uscire dalla Messa tutti i confratelli si dovessero consegnarsi in Piazza, ivi appresso, per determinare alcuni importanti interessi, onde finita la Messa tutti si congregarono et fra gli altri interessi fu posta la parte se si dovesse o no stipendiare un sacerdote che recitasse il Rosario della Madonna tutte le feste dell'anno con le domeniche et due volte la settimana nel tempo di Quaresima davanti all' altare di detta fraterna. Fu a tutte Balle risposto in sì».       

Adì 4 luglio 1706. I confratelli del Rosario dal Ca-meraro vennero convocati sulla Piazza di S. Stefano, ed alla presenza del notaio Gioseffo Colautto, et fu presa parte di dover aggiustar la Palla (Pala) et li misteri all'altare del Rosario, havendo di necessità».

«Adì 15 marzo 1719. Si spesero lire millecento quarantadue e 5 qualli sono per saldo d'una lampada d'argento per la Veneranda Fraterna del SS.mo Rosario ».

« Domenica 12 Gennaio 1749. 11 consiglio della Veneranda Scuola del Rosario presieduto dal Cameraro assieme alli curatori, deliberarono che nella Ven. Chiesa di S. Stefano venisse eretto un altare di pietra decorosa ».

Chiesa. Il parroco spaventato depone il piviale sorte e vede la processione già avviata.

« In allora egli lascia che le cose facciano il loro corso e che il Rev. Vicario assuma la stola e il piviale. La processione fu eseguita col massimo ordine. 1889 - Nel dì della Solennità del Rosario fu impri-mata la sedia  della  Madonna.   L'oro  per  indorarla  fu preso dai  regali   fatti   alla  Madonna,   dopo  avvisata  la popolazione e domandata la facoltà all'Arcivescovo, per Lire 400. E lo stesso oro  dei  regali   battuto   a Venezia in fogli massicci ossia di spessore doppio del solito. Furono impiegati grammi 130 d'oro.

Del presente secolo segnaleremo due date solenni della nostra festa.

Nel 1910 veniva tra noi, nella terra che gli aveva dato natali, S. E. Mons. Aurelio Briante Delegato Apostolico nell'Arabia ed Egitto, Arcivescovo titolare di Cirene. In reparazione alla Festa del Rosario Mons. tenne un corso di predicazione eccezionali, che si chiusero il giorno 2 ottobre con un pontificale nel nostro Duomo ed una grandiosa processione nel pomeriggio.

Fu quella la volta che il paese rese al suo figlio IIlustre gli onori e gli omaggi dovuti all'alta sua dignità.

(Mons. Briante non doveva più rivedere con occhi mortali questa sua terra : ritiratosi dopo la grande guerra nel Convento di Gerusalemme ivi moriva dieci anni or sono). L'altra memoria è del 1934. Occorre forse rievocare la festa del Rosario di quell'anno? Ricordiamo ancora tutti, a grandiose feste centenarie della processione del Rosario coincidenti con la consacrazione della chiesina del Sacro Cuore, con la benedizione delle statue dei santi protettori della Gioventù di Azione Cattolica e loro intronizzazione in Duomo, dopo una processione notturna addirittura fantastica, ed ancora con la concessione della S. Sede del titolo di Monsignore ai Pievani Pro tempore di Buia.

Cerimonie e feste condecorate dalla presenza di S. E. l'Arcivescovo nostro, Mons. Giuseppe Nogara, e di altri Prelati.               

Quest'anno i momenti gravi della vita internazionale, così carichi di grandi avvenimenti non ci consentono di celebrare con quelle manifestazioni esterne che sono nostra tradizione gloriosa il tricentenario della festa del Rosario : lo ricorderemo pertanto nel raccoglimento, con cerimonie solenni ed intime alle quali non può mancare ogni cuore che ami la Madonna e senta in se vibrare quel leggittimo orgoglio che ci viene dalle memorie del nostro passato.

E allora con noi ritorneranno gli Spiriti dei nostri Maggióri, quelli che tessero i fili della nostra storia: Ritorneranno e si affolleranno attorno a noi confidenti, solenni, e grandi.

Ritorneranno sulle loro orme le Milizie invitte di Roma col volo delle aquile e l'orifiamme al vento, i barbari prepotenti coperti dalle loro pelli, gli archi a tracolla e le faretre colme:

Capitani e consoli avvolti nei serici manti fluttuanti, speronati d'oro.

Verranno Patriarchi e Vescovi mitrati, pomposamente paludati di vestimenta gemmate, con le bolle di pergamena arrotolate :

Feudatari infidi e Luogotenenti della Repubblica con il segmo del Leone e del dominio.

Saliranno a schiere Frati predicatori, Diaconi, Rettori, e Pievani chiusi in dorati pluviali :

E poi, Priori di Fradellanze con gli stendardi del Patrono, Sindaci, Podestà e Concellieri, dalle mani dure e callose, con barbe fluenti bianche e fulve:

E dietro a reietto consesso una turba di senza nome, benefattori silenziosi, senza le mostre del loro amore, con occhi splendenti dietro lanose ciglia.

Faranno da cornice alla scena i plotoni degli Eroi Caduti, con le armi impugnate, al cui corrusco balenìo rifulgono i distintivi del loro valore, gli squarci vermigli delle loro carni.

Ed allora, dal panello musivo, nell'ogiva levigata, Stefano Santo, nostro Patrono, si alzerà, e volgendo al cielo le mani e gli occhi cerulei, implorerà dalla Vergine benedizioni e favori sull'assemblea pia....

P. MENIS