1947 Febbraio

La Fraterna e la sagra di S. Valentino a Madonna

 - Origini e vicende -

Di Pietro Menis

 

S. Valentino, l'invocato contro li mal caduto (1), è venerato in moltissimi paesi della: nostra ragione tonto che spesso abbiam visto istituire nuove « sagre » in suo onore. E vediamo ancora il 14 febbraio, dedicato ala sua esaltazione, turbe di fedeli convenire nei paesi dove c'è la sagra per pregare, accenderle le tradizionali candelette dinanzi ai suoi altari, assistere alfe processioni.

Nella nostra Buia la festa di S. Valentino si celebra contemporaneamente in due chiese con altrettante processioni: e precisamente a Madonna ed a Ursinins Grande.

E' vero che la terra buiese è lunga e larga e che i sacri cortei possono svolgersi nel proprio ambito senza pericolo d'incrocci o disturbi; tuttavia bisogna convenire che non è cosa che capiti di riscontrare di frequente, anzi che il caso e' forse unico.

(Dopo tant'acqua passata» sotto i ponti del Vedele e del Corgnul, superate mentalità d'altri tempi e scomparsi quasi tutti gli « attori » del « dramma » non sarebbe cosa buona e saggia rivedere « le posizioni » ed onorare S. Valentino in due giornate diverse? Ci guadagnerebbe l'una e l'altra sagra).

Tutti conosciamo l'origine di questo stato di cose, generato» da un campanilismo esagerato, e non vogliamo indugiarci, preferendo condurre il lettore; alle origini lontane della devozione del popolo di Buia a Santo Valentino.

Essa sì diffonde, secondo una nota d'archivio, all'alba del sec. XVII, e precisamente nel 1609, ma non sappiamo con quale manifestazione.

Da un Catastico, posteriore di secoli sappiamo che i legati della « Venerata Schola di S. Valentino » cominciano con l'anno 1620 quindi possiamo arguire che fin d'allora vi fosse una: Fraterna del santo anche se, come vedremo, questa veniva riconosciuta canonicamente molto più tardi

E' nel 1649 infatti che un decreto «Marho Divina Miseratione Patriarca Aquileiensis », riconosceva ed approvava « Confraternitas sive Societas sub titulo, et invocatione Divi Valentini » la quale « ab immemorabili citra tempore celebrata fuit in Ecclesia filiali Dive Maria in Melotum ejusdem Loci ».

Non conosciamo gli Statuti di questa « Società » ne ci è stato possibile rintracciare il « Libro in folio coperto di carta pecora di ragione della Ven. Fraterna, intitolato al di fuori A», di cui ci parla, in un atto il Notaio Francesco Aita, che nel 1805 ebbe modo di consultare ed estrarre delle memorie.

Troviamo' in un « Rotolo » che « l'anno 1682, à tanti di aprile » il Vicario Osvaldo Taboga (a Santo Stefano) regolava « le partite » che teneva con la chiesa di S. Lorenzo e della Madonna, cerne ancora con li Camerari delle Scuole di S. Antonio Abate, di S. Nicolò, del SS.mo Sacramento, del Rosario e di S. Valentino». Per la nostra, precisava così: « il Cameraro paga ogni anno per un legato dii 4 Messe che corrono in tal giorno (14 febbraio) per il qm Domenego Temporale, per mia porzione Messa una L. 2,2 compresa anco la solennizzazione dell'altare — Itera per l'assistenza ai conti del Cameraro della detta Fraterna il desinare et contadi S. 1,4 — Item per ogni confratello che muore mesate una S. 1 ».

E più tardi in altro atto il medesimo Vicario dice che « in loco del solito desinare li Camerari pagano Soldi 1,10 e al loco della fogaccia Soldi 2 ».

L. « fogaccia » quindi valeva più del desinare!!!

Riportiamo i nomi dei Camerari della Fraterna di S. Valentino desunti dal «Rotolo» citato:

1676 Mattia Comoretto, 1677 Domenego filio di Giacomo Aita, 1681 Filippo Comoretto, 1684 Angelo Guerra o Belletto, 1688 Zuanne Fantinutto, 1689 Ser Antonio Comoretto, 1690 Leonardo del qm Domenego Felice, 1691 Mattia Comoretto.

Così si giunge senza altre notizie a quasi cent'anni dopo e precisamente al 1741, anno in cui il Patriarca Daniele Delfino in data 15 dicembre concedeva facoltà tal Vicario di benedire « la Capella di S. Valentino ».

Ecco come dell'avvenimento troviamo memoria scritta fra ile pagine di un registro canonico : « In questo anno 1741, essendo stata fabbricata la parte della chiesa della Beat.ma Vergine, S.ta Maria Melotul verso tramontana e ridotto a perfezione la muraglia col coperto, e collocati ne loro siti gl'altari di S. Valentino e di S. Maria Maddalena, li 21 xbre con licenza patriarcale fu benedetta da, me P. Odorico Piamente Vicario Curato di S. Lorenzo Pieve del Castello di Buia».

Questo fatto ci fa pensare che allora la Fraterna di S. Valentino fosse prospera, numerosa, ed anche bene governata: poiché oltre a costruire « una Cappella », lai troviamo contribuire alla costruzione della Canonica di S. Stefano con la somma di Ducati 30 nell'anno di grazia 1746.

E per un'altro ventennio conosciamo solo i Camerari che la governarono: 1754 Giobatta qm Antonio di Monte, 1755 Valentino Aita, 1756 Giobatta qm Daniele Calligaro, 1757 Lorenze Guerra, 1758 Gaspare Guerra, 1759 Giacomo Comoretto qm Zuanne, 1760 Giacomo qm Giulio Comoretto, 1762 Francesco Aita, 1764 Giacomo Comoretto qm Zuanine, 1765 Innocenze, di Monte, 1766 Giobatta qm Giacomo Filis, 1767 Zuanne Calligaro 1768 Valentino Lostuzzo, 1769 Giulio qm Antonio di Monte, 1770 Domenego qm Leonardo Comoretto, 1771 Domenico qm Giobatta Minisino, 1772 Giobatta  Calligaro,   1774 Dal Minighin,   1775   Gasparitn  Guerra,   1776 Antonio Comoretto.

Nel 1746 il nuovo Vicario, Don Giacinto Bevilacqua prendeva possesso del Vicariato di Madonna e fu allora che per la prima volta troviamo elencati gli arredi dell'altare del nostro santo e cioè : « crocefìsso d'ottone N. 1  candellieri d'ottone N. 4 - braccetti dorati per candelieri N. 2 - tabelle convivio N. 1 - tovaglie d'altare con coperta N. 8 - cossini 1 – lampade d'ottone 1 ».

Ed è stato certamente questo Vicario che ha completata l'opera dei suoi predecessori per incrementare e diffondere sempre più la devozione a S. Valentino; difatti in data 15 gennaio 1757, Papa Benedetto XIV da Roma, S. Maria Maggiore, rilasciava facoltà per l'altare privilegiato di S. Valentino nella chiesa di Madonna con indulgenza plenaria in suffragio di tutti i confratelli e consorelle defunti da lucrarsi tutti i giorni di Giovedì.

Nel 1783 le messe della Fraterna di S. Valentino erano ridotte a tre: due da celebrarsi nel giorno della festa, 14 febbraio ed una « per i fondatori ed i benefattori».

Questa notizia ce la lasciò il Vicario Minisini il quale segna di essere stato « soddisfatto » annualmente fino, al 1807. In quell'anno non sappiamo perché cessano le registrazioni : e si che questo Vicario divenuto Pievano poi, in seguito al nuovo ordinamento della nostra Pieve, restava a Madonna, fino al 1815.

Di questo tempo deve essere stato anche la costruzione del nuovo altare di S. Valentino per il prezzo rispettabile di 2976 fiorini.

Nel 1821 gli altaristi avevano avuto in più volte acconti per fiorini 638.18.

La liquidazione della pendenza « a piccoli acconti ed anche con generi in natura, sorge turco e vino » avvenne nel 1829.

Gli altaristi furono « Pietro Bertossi e Zuanne suo fratello » i quali avevano avuto la commissione da « Angelo di Monte detto Rosit » e da « Gasparo qm Antonio Comoretto come fu destinato in compagnia di Angelo Molaro a fare la presenza della Comuna ».

 Ci vollero parecchi anni per pagare l'altare ma non farà meraviglia il fatto se si pensa che oltre a mancare gl' introiti della Fratellanza, soppressa dalle famose leggi napoleoni che, in quel torno d'anni si dovette superare il non meno famoso periodo che va sotto la denominazione generica de « l'anno del 17 » sinonimo di miserie, morie, calamità, afflizione, sconquasso.

Dai Catastici sappiamo che la « Schola di S. Valentino » prima della sua soppressione aveva in proprietà, pervenuti per legato, i seguenti beni : « Un pezzo di Prado in Campagna di Campo loco detto Chianet . Una Stanza nel Sedime delle Consorti Felisi (cioè un fondo rustico, annesso alla casa, come cortile, orto ecc.) - Stalletta e Cortile (non è detto dove fosse) - Un Pezzetto di Terra in queste pertinenze detto dell'Ancona ». Altre entrate erano dovute alla Fraterna per denaro prestato e per riscossioni di generi in natura senza sapere però la quantità perché l'umidità ed il tempo hanno cancellalo la colonna delle somme. Gli «aggravi annuali della Confraternita, oltre le spese occorrenti in consumo di cera, oglio e suppellettili, paga ai Reverendo Cappellano formento, ed in contadi, alii Reverendi celebranti li 14 febbraro per le messe, Reverendi Sigg. Vicari et Servienti: li due anniversari per li Confratelli defonti, al Legato di Zuanne Comoretto, al Reverendo Padre Predicatore, al Campanaro, alli Crociferi, al Scrivano per il Registro», per complessive lire 145,2.

Da « l'ordine delle funzioni (annuali) della Pieve di Buia » edito dai Pievano Venier nel 1876 il 14 febbraio troviamo: « S. Valentino. Invocato contro il mal caduco (?!). Messa solenne a Madonna con intervento di tutte la Pieve - La sera a Madonna il ss. Rosario e bacio della reliquia nei giorni di lavoro ». Il che voleva dire che se la ricorrenza cadeva in giorno di domenica le funzioni erano quelle proprie.

Così fino al 1891, quando, acquistata una statua del santo si volle rimettere in onore la festa antica: benedetta nella chiesa di Santo Stefano con una processione solennissima veniva trasportata nella sua chiesa di Madonna.

Ma soltanto nel 1898 veniva istituita l'annuale processione con una « festa che a Madonna non si vide l'uguale » dice un cronista del tempo.

Cinquant'anni un altr'anno che il simulacro di S. Valentino passa benedicente per le vie di Madonna!

E Santo Valentino passi sempre benedicendo per le contrade di questa terra così cara «ai figli, suoi devoti, specialmente in questi anni bui per tanto sangue ed odî, sicché nella scia luminosa della comprensione e della fratellanza Cristiana, tutti portino il proprio contributo alla pacificazione ed alla resurrezione della Patria in gramaglie.

Pietro Menis

note

(') Un tempo non lontano — quando sì sperava più nell'aiuto divino che in quello degli uomini — mancando i mezzi per combattere i1 terribile male e difettando gli Istituti di ricovero dei colpiti, si ricorreva più di frequente all'intercessione di San Valentino. Una delle manifestazioni era quella della raccolta del denaro per far celebrare delle messe per liberare i malati di mal caduco che veniva anche detto male di S. Valentino: spesso si incontravano delle pie persone che questuavano di casa in casa dei soldarelli « par fà dì une messe in onor di San Valantin par un por malat di asident ». Fra le persone offerenti vi poteva, essere sempre quella « degna » di ottenere la « grazia ».