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- Cenni Storici -

da: "IL PARROCCHIANO DI BUJA"

" Pubblicato nel 1876 -

Tipogr. dell'Oratorio di S. Francesco di Sales 

(Mons.  Pietro VENIER)

 

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CENNI STORICI

La Pieve di Buia va noverata fra le più antiche di questa vasta Arcidiocesi di Udine. Da essa, in tempi remoti , dipendevano le ville che ora costituiscono le Parrocchie di Maiano e Farla, Pers, Mels e Vendoglio. (1)

La sua Chiesa matrice di S. Lorenzo sul monte conserva delle traccie di una antichità che sfugge alle storiche ricerche.

Sembra che in origine questa Chiesa costituisse con l'annessavi torre pentagona una parte di torrione del vicino castello (2) , e che incendiata ai tempi di Attila, venisse poi convertita ad uso di tempio cristiano, e quindi in diverse epoche restaurata e ridotta allo stato presente (3).

Certo si è che nell'anno 801 dell'Era cristiana, Carlo Magno Re di Francia e d'Italia, e Imperatore dei Romani donò a S. Paolino Patriarca di Aquileia diversi monasteri e chiese colle loro rendite nella patria del Friuli, e particolarmente le rendite tutte della Ven.

Chiesa di S. Lorenzo di Boga (Buia). (Bern. de Rubeis). Nell'archivio parrocchiale esiste una memoria del 1251 , dalla quale si rileva che - anticamente Buia era amministrata da un Pievano coll'assistenza di un Coadiutore o Vicario.

E un altro scritto fa fede come nell' anno stesso 1251, residendo in Udine Gregorio di Montelongo Patriarca di Aquileia - istituì li due Vicarii di Buia. - Ciò fa debitamente supporre che prima di quell' epoca l'obbligo di residenza non sia stato si rigorosamente   osservato come lo è di presente, e che i Patriarchi di Aquileia, per provvedere alla cura d'anime, abbiano istituiti i   due  Vicarii (1251) interinalmente, riservandosi  di  richiamare frattanto  i  Pievani  ad assumere in persona la cura, obbligandoli alla residenza. E non lo fecero indarno:   perciocché il terzo Pievano di cui si ha memoria, nominato Beltrando , o Bertrame , istituito canonicamente li 6 Novembre 1338, dovendo per proprii interessi assentarsi dalla Pieve per lo spazio non maggiore di un anno, si credette obbligato incoscienza a chiedere la dovuta dispensa al B. Bertrando Patriarca.

Tali sono le notizie più remote che si hanno di questa Pieve. Dopo la metà del secolo XIV pare che fosse invalso di nuovo il costume, che molti possessori di beneficii si esimessero dall' obbligo di residenza, e sostituissero nella cura un officiante o Vicario di propria scelta. Una tal pratica, per una forse necessaria tolleranza, o per la ragione dei tempi, passò in consuetudine, e questa servì poi di pretesto a qualche impetrante per far qualificare dalla Curia Romana quella data Pieve per un beneficio semplice. Di qui l'origine di varie commende, ossia di beneficii dati in commenda a favore di una persona, la quale ritenendo in sé il titolo abituale di Pievano, surrogava dei Vicarii nell'esercizio attuale della cura d'anime, provvedendo al loro mantenimento coi frutti del beneficio da essa goduto.

Questa senza dubbio deve essere stata altresì la condizione della Pieve di Buia. Siccome poi da principio la collazione del beneficio plebanale era di competenza dell' Ordinario , così, passato il beneficio in commenda, e provvedendo i commendatarii alla cura d' anime mediante sacerdoti Officianti o Vicarii da essi nominati e provvisti, ne veniva di conseguenza che il Patriarca perdeva ogni ingerenza nel provvedere all' esercizio di quella cura. Egli è perciò che i Patriarchi si fecero a rivendicare a sé stessi il diritto di conferire 1' ufficio vicariale. E un primo documento che dimostra la elezione dei vicarii curati fatta dal Patriarca, lo abbiamo in data del 4 Dicembre 1472 in cui  si  legge  che – Angelo Fusolo Vescovo di Feltre, come governatore generale del Patriarcato dì Aquileia , prelato che attirò a sé la scelta di tutti li Vicarii. che i Pievani solevano preporre alle loro Pievi, conferisce a un certo prete Barlolomeo Bitizato o Bizigato da Murano, il Vicariato di S. Maria della Pieve di S. Lorenzo di Buia ; e nel 12 Aprile 1413 elegge altro Vicario di Buia nella persona del frate Cassinese nominato Benedetto da Otranto , che era beneficiato nella villa di Bagnaria.

Fino dal 1472  adunque sono introdotti stabilmente i Vicarii nella Pieve di Buia per provvisione dell' Ordinario e con istituzione canonica; fin d' allora essi hanno il carattere di Rettori ordinarii e perpetui della Pieve aventi tutti i diritti all' infuori di quelli delle rendite. (4)

Le quali rendite e prima e dopo di quell' epoca furono godute da diversi Pievani titolari o in commenda fino all'ultimo commendatario che fu il Rev.mo Alvise o Aloisio Cardinale diacono di S. Maria in Cosmedin a Roma, il quale, sotto il Pontificato di Giulio II ebbe a rinunciarla.

Il Capitolo o presidenti alla Fabbrica (Fabbriceria) di S. Maria di Udine avevano per lo avanti, e certamente nel tempo delle vacanze , ottenuti temporariamente , per vantaggio della Fabbrica stessa , li frutti di questa Commenda ,  e quindi nell'incontro di detta rinuncia del Cardinale Alvise, ebbero adito d' impetrare li 19 Febbraio 1512 l'unione perpetua di questa commenda alla Fabbrica del Duomo colla condizione di provvedere alla cura d'anime secondo le clausole della Bolla 19 Marzo 1512 del Papa Leone X.

Dall' anno 1512 in poi tutte le ragioni dei commendatarii per raccogliere le decime furono trasfuse nella Fabbrica della Cattedrale di Udine, rimanendo nei preposti alla Fabbrica stessa l'obbligo di fare un assegno ai Vicarii curati, e nel Patriarca il diritto di nomina e di provvisione.

Questo stato di cose durò fino al 9 Maggio 1792, in cui fu attribuito ai Vicarii di Buia il diritto alla percezione del quartese. Cessò quindi l'effetto della Bolla di Leone X° in quanto al quartese che era devoluto alla Fabbrica del Duomo; ma continuò in quanto alla nomina e alla giurisdizione dei due Vicarii. Finalmente con Decreto 2 Ottobre 1815 fu dalle due potestà ecclesiastica e civile sistemata stabilmente la cura parrocchiale, ordinando che un solo debba essere il Rettore perpetuo della Pieve col titolo di Pievano, residente presso la Chiesa di S. Stefano, e assistito da un Coadiutore col titolo di Vicario presso la Chiesa di Madonna.

 

Note

(1)  Tuttavia la Pieve nel 1874 contava 5610 anime.

(2)  Nel 983 1' Imperatore Ottone II donava al patriarca Rodoaldo il castello, che in seguito fu tenuto succes­sivamente da diversi Signori, tra i quali gli Orsini di Roma, che ne furono scacciati dal Patriarca Bertrando; nella qual occasione furono  smantellati  tanto  il ca­stello come i Palazzi vicini.

Sul colle di S. Sebastiano a mezzodì della Chiesa matrice esistono ancora le fondamenta, che accennano a palazzi di grandezza straordinaria ; e a levante della Chiesa stessa si vedono anche da lontano grosse mu­raglie, che presentano gli avanzi di un antico castello. Le pertinenze di questo passarono nel 1370 ai Conti Savorgnani con titolo di gastaldia.

(3) Nel 1872 si  cominciò 1'ampiamento dell' antica Chiesa matrice ed è tuttora in corso di costruzione.

(4) Queste rendite, costituite con le decime, erano percepite dai Pievani titolari o in commenda. I Vicarii però, oltre all'assegno assai tenue fatto loro dai Pievani non residenti, percepivano per diritto di investitura i frutti di un altro benefìcio formato a poco a poco dalle offerte e dai legati dei fedeli. Da ciò ebbero ori­gine i legati e censi che formano ancora parte delle rendite di un beneficio.

Nota — Buia vanta la gloria di essere la Patria dell' Illust, e Rev. Monsignor ANDREA CASASOLA attuale Arcivescovo di Udine, nato il 20 Agosto 1806. Professore insigne di S. Teologia Morale nel patrio Seminario, Vicario Generale dell'Arcidiocesi, Vescovo di Concordia dal 17 Dec. 1855; venne promosso alla Sede Arcivescovile di Udine, da S. S. Pio IX nel Concistoro 28 Settembre 1863 ed entrò nel possesso spi­rituale e temporale il 29 Novembre dell' anno stesso.