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Il terremoto dei ricordi

di Danilo Tamagnini

 

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State ascoltando un intervista a Danilo Tamagnini (Teletutto)

Non c'è soltanto la geografia che viene insegnata a scuola. Almeno un'altra ne esiste: quella degli affetti le cui mappe non richiedono topografie perché a ridisegnarle è la memoria. E una geografia squisitamente personale: una sorta di grande paese soggetto a costanti mutazioni: cose dimenticate che lasciano il posto a ricordi recenti.

È proprio vero che sotto il sole nulla di nuovo mai accade. Immaginiamoci per un momento nella nostra città; a seconda dei quartieri che più ci reclamano, qui concentriamo la nostra attenzione quasi che altri non esistessero; e questi altri quando ci accade di riscoprirli hanno il senso della novità. Mano a mano che ci addentriamo, ecco subito che una casa, una finestra, una faccia conosciuta ci riportano un frammento di vita dimenticato che proprio a quella contrada ci lega.

Accade per i luoghi che più ci sono consueti, ma non fanno eccezione quelli che ci sono appartenuti (e ai quali abbiamo appartenuto) per ventura e che balzano a vivere dentro di noi sulla spinta di ogni sollecitazione qualsiasi venuta dall'esterno. Così è per il Friuli restituito alla cronaca è inconsueto che si parli di chi fa "soltanto" il proprio dovere dal decennale della tragedia che lo colpì: il sisma del 6 maggio 1976 (e le scosse successive) dal quale uscì prostrato ma con la forza necessaria per risorgere.

E Friuli, per noi, vuoi dire soprattutto Buja: meglio ancora Ursinins Piccolo che ne è frazione. Non è che nei giorni della tragedia (che mai provocò disperazione) non si risalisse verso Gemona e verso gli altri centri dominati dall'Amariana, il monte nelle cui viscere sarebbe maturato il seme della catastrofe.

Ma Ursinins rimase il punto di partenza e di riapprodo in tutti quei mesi che ci reclamarono lassù per recare testimonianza al lettore delle distruzioni causate dal terremoto. Ma, e sia lode ai friulani, le corrispondenze telefonate a Brescia soprattutto echeggiarono volontà di rinascita. Le case via via si sbrecciavano sotto i colpi di maglio del terremoto; la gente viveva nelle tende e una tendopoli fu appunto il primo segno di solidarietà dei bresciani. Poi nel grande spiazzo di fianco alla chiesetta di S. Giuseppe crebbero - e fu miracolo di rapidità - le casette prefabbricate, sorse la scuola e si provvide ai servizi sociali.

Il Villaggio Brescia era realtà: razionale e confortevole, meritò il plauso dell'allora presidente del Consiglio Andreotti, dell'on. Zamberletti, di numerose delegazioni giunte anche dall'estero nonché delle rappresentanze dei Comuni bresciani che, avendo contribuito alla sottoscrizione promossa dal nostro giornale, loro volevano rendersi conto del procedere dei lavori di installazione dei prefabbricati.

Generosi davvero i miei concittadini. Donarono anche roulottes per gli anziani che non volevano lasciare i piccoli agglomerati di montagna e inviarono gli alpini, commando portato dall'entusiasmo a operare proprio dove le difficoltà erano maggiori, i quali una volta ancora compirono imprese straordinarie. Ovunque insorgesse una necessità erano pronti ad accorrere, anche fruendo dei mezzi tecnici resi disponibili da aziende edili della nostra provincia.

E loro impresa, nell'arco di pochi giorni, fu anche la costruzione di un prefabbricato per gli anziani di un borgo che, ospiti momentanei di un piccolo istituto per aver perduto casa e ogni cosa, poterono ritornare al luogo natio. Ursinins Piccolo, con il Giuseppe Tonino designato capovillaggio e la fiducia popolare, era la capitale del "nostro" Friuli, in quella stagione obiettivo della solidarietà nazionale; ma intorno fervevano cento e cento iniziative.

Assertori dell'Aiutati che il ciel t'aiuta gli amici di Ursinins Piccolo e di Buja attraverso l'impegno personale propiziavano il moltiplicarsi degli interventi in proprio favore. Poi si intuì che il peggio era passato; ormai potevano fare da soli.

E ritornammo quando anche la chiesetta di Ursinins, restaurata con aiuti bresciani venne riaperta al culto e ornata di una riproduzione in creta di antica opera scultorea che celebra i protettori di Brescia, Faustino e Giovita. Ursinins e il Friuli sono parte incancellabile della geografia degli affetti cui abbiamo fatto cenno.

Ed è un paese d'anima (oltre che di monti, prati, edifici) popolato da amici che, adesso, non sapremmo come chiamare ma di cui abbiamo davanti la fisionomia: nitida e sorridente, tanti. Quasi un ritratto di famiglia in un album adesso ritrovato. Con emozione e commozione.