Fiori

di Giovanni Ragagnin

 

I pini snelli e sparuti, investiti dal forte vento s'inchinavano.

Le ramaglie e gli sterpi stavano prostati a terra ed io, sulla vetta, guardavo giù verso la piana, il ricordo si posava da collina a collina: sulla terra mia che, dopo avermi rubata l'anima, mi disse: "va" .

Sapendo, però, che spesso, almeno col pensiero, sarei ritornato.

Anche allora il mio sguardo stava riportandomi laggiù, quando una forte ventata mi fece vacillare e quasi cadere.

Mi chinai afferrandomi alle radici di un pino.

Fu allora che scorsi il più bel fiore della mia vita: cinque foglie verde-azzurro, schiuse con la massima eleganza, sostenevano una grossa perla violacea: scintillante, superba.

Rimasi affascinato e chino ad ammirare quel fiore: volevo baciarlo, mangiarlo, farlo mia insomma.

Mi sembrava d'aver dinanzi un’ammaliante signora che mi soggiogasse con la sua bellezza.

Poi mi scossi, colsi lo strano fiore e ritornai dai miei compagni.

" Come si chiama.....?"

"La belladonna..... è velenoso: fa impazzire....." mi risposero.

Mi appartai; guardai per l'ultima volta il fiore e lo gettai lontano: avevo paura.