La  responsabilità  delle  

associazioni  di  élite

di Mario Ragagnin

 

 

le associazioni culturali e di élite cercano di essere il cervello dell’umanità, oggi mancante

 

Le associazioni di élite (Massoneria, Rotary, Lions ecc.) rivelano quello che gli intellettuali cercano inconsciamente di essere: il cervello dell'umanità.

Le associazioni di élite, e le cultura in genere, cercano di rimediare alla unilateralità dispersiva degli specialisti accademici.

Le ramificazioni dei campi culturali, punto di arrivo della fase di espansione dell’universo umano, tendono a realizzarsi  pienamente col riconvergere (tramite l’unione dei loro rappresentanti) all'unica matrice originaria; che rappresenta il completamento di ciascuna, anche ai suoi fini  attuali.

Ogni campo è unilaterale e ha bisogno degli altri, complementari indispensabili per la realizzazione di sé stesso.

Le associazioni di élite ritengono di essere i cervelli dell'umanità. E lo sarebbero se la cultura fosse quello che dovrebbe essere e si crede sia. Sarebbero gli embrioni del cervello che si va formando.

Ciò intanto dimostra che il cervello non c'è, e che l'umanità si regola con contrapposizioni di forza macroscopica, tentativi esteriori di riequilibrare le situazioni con  l’ immobilizzarle.

Ma poi tali  autopretesi cervelli non sono collegati all'organismo, all'umanità, loro corpo. Perciò non funzionano neppure da cervelli.

Tutte le associazioni culturali sono potenzialmente di élite; ma, per essere riconosciute come tali ed avere successo, devono ritrarsi dall’ambito circostante.

Invece la teoria, per essere quello che intende anche solo dal suo punto di vista, deve essere applicabile alla pratica, alla realtà, alla vita. I “services” sono surrogati di ciò; perché fanno credere di essere la funzione che la cultura dovrebbe avere, di soluzione del mondo.

 

oggi molte associazioni di base annaspano alla ricerca 1di motivazioni e finalità che giustifichino la loro esistenza, in realtà sorta  per creare al proprio interno il clima di armonia e di onnisoluzione proprio esclusivamente dell’unità umana

 

Le associazioni di base, culturali e di volontariato, sono costrette a formarsi in modo  piramidale e verticistico (con gerarchie dilettantistiche, secondo la catena di Sant'Antonio) perché sono isolate, e ognuna crede di adempiere già al massimo del suo dovere quando si concentra sul suo tema e obiettivo parziale e unilaterale.

Non sanno che devono inquadrare la loro particolare finalità in quella generale della soluzione definitiva dei rapporti umani, della metodologia del procedimento di qualsiasi cosa, raggiungibile solo col proporsi l'unificazione dell'umanità e col riconoscimento a tutti gli uomini  dei diritti oggi riconosciuti ai cittadini interni degli Stati primi.

Di solito le associazioni provvedono a tamponare particolari falle a valle, senza proporsi di risalire alle cause prime, in modo che nessuna falla più si verifichi a valle.

Inoltre non ritengono possibile interferire con le ideologie politiche e religiose, né proprie né altrui, credendo che non c'entrino con le loro finalità e soprattutto ritenendosi  inferiori al compito, visto soltanto dal punto di vista teorico, e meno che mai immaginato essere invece il possibile e necessario risultato pratico proprio del loro intervento  operativo, risolutore delle strutture esterne da cui derivano le idee.

Quando si collegano a rete, nei social forum internazionali, riescono a immaginare esclusivamente una forma di potenziamento quantitativo fra loro: di genere psicologico emotivo, di reciproco incoraggiamento e compiacimento congratulatorio, nella soddisfazione di essere i salvatori “buoni”, di contro ai soliti “cattivi”; dei quali c’è sempre bisogno, sia per sentirsi buoni e sia perché ci siano i danni da correre, qua e  là, a riparare.

Non si propongono un piano generale e definitivo (razionale e organico) dei rapporti umani da instaurare: che parta dalle opinioni pubbliche occidentali e, attraverso gli incontri ecumenici di ideologie opposte, si rivolga a modificare nelle zone dei conflitti i rapporti di potere fra egemoni e subordinati (vera causa dei conflitti, dei quali le ideologie sono il paravento e il tentativo di “giustificazione”) col chiarimento dei rispettivi diritti e doveri, propri di tutti i rapporti fra i vertici e le basi, individuali e collettivi.

I vertici devono diventare puramente organizzativi al servizio dei contenuti delle basi; e le basi potranno vantare quei diritti (di sovranità assoluta) che sono necessari ad esercitare la  funzione di sintesi e soluzione generale, solo proponendosi come promotrici di progetti  nella prospettiva dell’unità umana.

 

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(I disegni inseriti nel testo sono tratti dalla rivista “El Tomât”)