Coloro che possiedono insieme la cultura e l’autorevolezza per essere ascoltati, hanno il dovere di intervenire a cambiare il mondo, anche solo per salvare sè stessi | |
le associazioni di élite scopriranno la propria funzione e sé stesse nell’organizzare il mondo del volontariato, espressione dell’umanità Le associazioni di élite possiedono la forza, l’autorevolezza e la preparazione per superare le autoreferenze corporative delle categorie professionali degli specialisti usciti dalle facoltà universitarie analitiche e separate. Ricostruiscono organicamente l'interezza della cultura. Il loro primo compito è di interpretare le esigenze delle masse, esposte in maniera autentica dai volontari, esponenti e nuovi emergenti di base. I quali porranno le domande agli specialisti per dirimere i contrasti derivanti dalle insufficienti conoscenze e dagli equivoci sui significati (anche letterali) delle parole; che oggi si fondano sui contesti delle situazioni esistenti, ritenuti regole e fondamenti (in mancanza d'altro). Mentre le situazioni esistenti sono proprio quelle che devono essere superate. Le associazioni di élite, per coinvolgere gli specialisti, si proporranno il progetto mondiale di unificazione dell’umanità. La cultura non rimarrà più raggomitolata nelle idee; che si ricomplicano su sé stesse nel tentativo di completarsi e di fondarsi, essendo ognuna un’angolazione limitata della realtà, che esse pretendono e dovrebbero riabbracciare. Ma uscirà nella vita e nella realtà naturale ed umana, a riordinarla e a liberarla. I contenuti si dissolveranno traducendosi in rapporti esterni, che risolveranno le realtà unificandole. Risulteranno in tal modo comprensibili a tutti coloro che si troveranno in mezzo. La corrispondenza omogenea e unitaria fra l'interno delle entità, individuali e collettive, e l'esterno (ambientale e istituzionale), renderà ogni persona partecipe attiva dell'organismo universale che si andrà sviluppando. Sarà il procedimento creativo umano in ritorno, che interverrà sulle situazioni separate in venuta, imprimendovi la propria identità in forma di funzione attiva, come oggi è proprio dei capi. La storia finora è stata fatta dalle élites. Le quali pensavano e provvedevano al mondo in quanto lo consideravano appartenente a sé stesse, prolungamento fisico del proprio corpo. Come i monarchi ampliavano gli Stati considerandoli un patrimonio di famiglia (ossia un prolungamento, nello spazio e nel tempo, del corpo fisico) da passare in eredità ai figli. Ora gli uomini si sentiranno espandersi nell’intero Essere preventivamente; per cui il provvedere al mondo sarà un provvedere a sé stessi. Le associazioni di élite riconosceranno nel Volontariato già esistente quella longa manus che oggi si costruiscono artificialmente con i services. Collegandosi con i volontari, riconosceranno il proprio obiettivo e la loro vera collocazione nell’insieme umano. Faranno funzionare le teorie; che finalmente guideranno le azioni umane in maniera razionale. gli intellettuali, che oggi credono di risolvere qualcosa entro l’ambito teorico isolandosi ed opponendosi, troveranno la via di ogni soluzione attraverso la forma pratica delle sintesi personali fra loro (necessarie agli interventi organici sul mondo) assieme agli altri emergenti creativi, i volontari di base Oggi abbiamo a disposizione tutte le idee che potevano essere trovate col procedimento naturale, delle negazioni reciproche, che rendevano ramificate, analitiche e isolate le idee, come se fossero fine a sé (mentre diventavano il mezzo affinché i loro portatori emergessero). Perciò gli intellettuali, rimanendo dentro (mentalmente e socialmente) a tale procedimento, si specializzano solo nella forma, nel linguaggio, nello stile. Nessuno si permette di tentare di esporre idee nuove, e neppure di pensarle, sapendo che verrebbe attaccato da tutti, colleghi e profani. Siamo giunti al capolinea della costruzione delle idee. Quanto gli intellettuali fanno è solo un perfezionamento del loro chiudersi in difesa personalmente, soprattutto dagli attacchi dei profani: i quali, appena capiscono una parola, si inseriscono immediatamente con polemiche, per far capire che esistono anche loro. Gli intellettuali sono considerati una casta e i profani non li sopportano. Però non sono in grado di attaccarli perché gli intellettuali si sono chiusi in torri d'avorio e usano parole e gerghi comprensibili solo tra loro. Questo è un modo per difendersi dai profani; che però aggrava il loro isolamento e l’inutilità; dunque si ritorce anche contro di loro. Quando parlano per tutti, è solo per servire i poteri. Allora la polemica si trasferisce ad altri campi (in primo luogo politica e religione), e non più tra cultura in sé e vita reale. Tutti si difendono da tutti; e gli scienziati umanisti hanno complicato idee su idee inutilmente, perché hanno sbagliato l’approccio al mondo della conoscenza: credono di risolvere qualcosa entro l'ambito puramente teorico. Ora viene indicato loro il modulo insiemistico del procedimento umano razionale in ritorno; al quale appendere le idee in relazioni logiche, fra loro e con l'operatività che esse hanno richiesto in venuta (e così possono essere semplificate) e richiedono in ritorno (per collegare fra loro gli specialisti, invece che separarli). Le opinioni pubbliche capiranno le nuove idee (e i propri diritti) vedendole operative sul campo, a sciogliere le complicazioni inutili provocate dalla separazione dei campi e delle collettività (le parcellizzazioni istituzionalizzate bloccavano i rapporti tra le idee). Basta che le associazioni di élite intanto garantiscano con la loro autorevolezza la risolvibilità dei problemi mondiali. Come hanno finora fatto le religioni; che, con il solo loro esistere, garantivano questo, in attesa eventualmente che i fedeli volessero poi approfondire i vari punti. Le associazioni di élite si renderanno conto di avere ereditato dalle religioni la collocazione categoriale di depositarie dello scibile nel sistema logico dei rapporti umani. Questo non sostituirà la funzione essenziale delle religioni. Che verranno anzi rivalorizzate e rese autentiche, liberate dal gravame di un’applicazione verticistica che rendeva strumentali le idee. Ridiverranno punto di riferimento e ubi consistam di fatto, visuale universale di sfondo a tutte le soluzioni, teoriche e pratiche, che partiranno sempre dagli incontri ecumenici.
(I disegni inseriti nel testo sono tratti dalla rivista “El Tomât”) |