Luglio 1998 |
Associazions par une gnove cussience popolâr di Mario Ragagnin |
La Società Operaia di Mutuo Soccorso e Istruzione è la prima associazione formatasi a Buja. E’ la matrice di tutte le altre. Sono state le Società Operaie a ottenere la legislazione sociale, previdenziale ed assistenziale dello Stato Italiano. Il Volontariato è l’erede, il diretto discendente, che ha ricevuto e portato avanti il messaggio delle Società Operaie. E il volontariato oggi dimostra quanto sia ancora imperfetta la legislazione sociale, e quanto siano le insufficienze dei servizi pubblici che devono essere coperte dalla spontanea solidarietà umana. Questo è il significato della istituzione della Società Operaia. Perciò bisogna tornare alle origini per comprendere l’associazionismo attuale. Si scoprirà la matrice dell’unità spirituale fra gli uomini. Non si deve parlare del passato come se fosse solo servito da scala al presente, ritenuto lo scopo ultimo, per compiacersi di come siamo bravi noi rispetto ai nostri antenati, che sono stati molto più bravi, nel sacrificarsi per noi, ma perché noi facessimo altrettanto e ci proponessimo un impegno pari al loro. Rifletteremo su loro perché essi rivivano in noi. Andremo a ricercare il passato affinché i nostri posteri ricerchino noi, e ci facciano rivivere in essi, nel futuro che avremo contribuito a creare. La Società Operaia, nello spirito dell’interiorità umana che unisce gli uomini e le generazioni, cerca di collegare fra loro gli anziani e i giovani. Finora ogni generazione ha cercato i suoi propri valori: che erano sempre differenti. E’ ora che ci mettiamo d’accordo su quali sono i valori dell’umanità: è il fatto di unire le generazioni fra loro.Pochi anni fà, celebrando il Millenario di Buja, abbiamo ricercato l’identità della nostra Comunità: è l’unità profonda che lega tutti, il filone che riunirà le generazioni liberamente, in cui ognuna porterà poi la novità, ma sempre sulla linea unitaria, che le lega e che ci immortalerà.
Se il Friuli è un piccolo compendio dell’universo, Buja è un piccolo compendio del Friuli. Va da Monte alle acque, passando attraverso le sue ridenti colline e le pianure. “Buje e jé ancje aghe” è il titolo di una di queste opere, elaborata dagli Scouts Bujesi. Noi osserviamo che, ecologicamente inserendosi nell’ambiente in modo dolce, i nostri antenati hanno saputo far fruttare questa acqua anche praticamente. Occorreva arte, creatività. Una volta i mulini, i battiferri e le altre forme di artigianato erano invenzioni, che richiedevano capacità artistica, e non solo artigianale. Difatti il più famoso battiferro, Checo Vattolo, era anche un poeta. Ha raccolto le sue composizioni nel libro “Lusignutis sull’incuin” (Faville sull’incudine). Il Friuli era terra di confine. Nessuno investiva capitali per fondare industrie. Ecco la causa della povertà e dell’emigrazione. Ma l’emarginazione è diventata poi un valore nella nuova Europa. Questa terra di frontiera, all’incrocio di etnie, di civiltà e di ideologie, è diventata la chiave di volta della situazione internazionale. Dobbiamo valorizzarla come merita, economicamente ed anzitutto culturalmente. In questo crogiolo, di civiltà e cultura c’è una identità profonda, che deve essere fatta valere come funzione per l’avvenire, come capacità che noi dimostreremo di cambiare il mondo attorno a noi. E’ questa la vera identità: la funzione dinamica sul futuro. Non la andremo più a ricercare in qualche popolo del passato: nei Longobardi, nei Romani, nei Celti, nei Veneti o in altri. “La culturale Bujesità è un utopia?” si chiedeva Guido Brini nell’articolo “Buja e la cultura” apparso sulla rivista “Buje pore nuie” del ‘97. Il compianto nostro concittadino sintetizza quale è il problema di fondo e che cosa ci dobbiamo proporre. Accusa le associazioni culturali di essere circoli chiusi, di non fare abbastanza per divulgare le espressioni artistiche e creative contemporanee. L’attività dei circoli dovrebbe mirare al cuore dei problemi, per creare una coscienza popolare, con incontri fra le diverse realtà religiose, sociali ed economiche. E’ in questa prospettiva, di una cultura tutt’uno con la vita e con la realtà quotidiana, che Buja troverà la sua identità: in una unità di intenti che si espanderà alle Regioni contermini. I grandi messaggi non devono più venire dai vertici, dalle metropoli che dettano mode e tendenze omologando le masse. Ma devono irradiarsi dal basso, dalle basi, come indicazione operativa a tutto l’ambiente circostante. Gli animatori dei gruppi, nel proprio campo e dal versante di cui sono esponenti, interverranno col loro impegno e le idee, affinchè le associazioni coordinino le attività e integrino in unità sostanziale i valori comportati da ciascuna. Si formerà la Consulta delle Associazioni: a cui l’ Amministrazione Comunale fornirà le strutture ed i mezzi tecnici per operare. La nostra Comunità non sarà più un semplice aggregato empirico naturale, ma si rivelerà un organismo dinamico e vitale, che imprimerà la sua peculiare forma alla vita dell’umanità. |