Come inizierà

l'autogestione

 dal basso

di Mario Ragagnin

 

Sul sito www.marioragagnin.net uscirà fra breve la terza parte del libro “I Volontari e il Potere”, dal titolo “Come inizierà l’autogestione dal basso”.

Qui presentiamo un’introduzione all’argomento.

 

le associazioni di base devono collegarsi e fare sistema

Oggi ci sono un'infinità di associazioni locali; che si ritengono senza potere, perché non sanno che devono collegarsi tra loro per creare sistema e formare quella autosufficienza che le renda indipendenti anzitutto psicologicamente.

Gli animatori delle associazioni di base devono diventare puramente organizzativi.

Il procedimento naturale, di dare voce a chi non ce l'ha, è di attribuirgli una cosiddetta identità.

Gli animatori di associazioni sentono questo impulso nel guidare il gruppo, e credono in buona fede di dare a esso una identità e una importanza di immagine verso il mondo.

Ciò è valido come punto di partenza. Ma se il gruppo non procede oltre, in modo da estrinsecare l'identità in funzione di unificazione (e perciò di soluzione) del mondo esterno, rimane passivo e cristallizzato, compiacendosi di sé stesso come se fosse il punto di arrivo dell'evoluzione e della storia.

Invece l'identità di ogni entità (individuale e collettiva) proviene da tante radici contemporaneamente; e noi la scopriremo nell'azione dinamica volta all'esterno e proiettata al futuro, verso le realtà che andremo a risolvere e che si riveleranno identiche a noi.

Oggi ogni iniziativa ritorna al punto di partenza, alla collettività da cui è promossa, ritenuta anche punto di arrivo a causa della mentalità del castello che provoca il corto circuito.

Il collegarsi con gli altri gruppi, già operanti altrove e in altra forma, permetterà ai membri del gruppo di partenza di estrinsecare sé stessi con l'indicazione di quello che occorre aggiungere, di collegamenti esterni e di  integrazioni interne.

Ne conseguirà una forza qualificata delle basi sulle autorità, dalle locali fino all'ONU, per ottenere strutture di sostegno e mezzi di comunicazione (a nome di tutti: il che fonderà il diritto).

Ogni comunità si raccoglie in sé al posto dell'intera umanità.

La comunità deve sgomitolarsi: dopo aver costruito il filo costruendo sé stessa, deve tesserlo con i fili delle altre realtà: per costruire il comune tessuto dell'umanità.

 

l’arte dell’organizzazione riordinerà il mondo

Gli artisti scopriranno cosa è l'arte col metterla al servizio dell'insieme del reale.

L'arte unirà le sue  diverse forme unendosi alla religione e poi alla politica. Farà in tal modo convergere i vari campi umani fra loro, attraverso l'applicazione di tutti all'insieme della pratica, verso l'unico obiettivo finale: l'unità umana.

L'arte eleverà a cultura il quotidiano. Sintetizzerà le varie forme espressive e le inserirà nella vita. Contemporaneamente eleverà la vita a cultura.

Il piccolo mondo creato dall'artista è il tentativo di armonizzare il cosmo in una sistemazione universale.

Le manifestazioni artistiche attuali non pretendono più di valere per i contenuti particolari che rappresentano. La loro giustificazione si fonda su motivazioni civili, politiche e sociali.

L'arte è per la vita, il mondo da fare essere, non per sostenere quello già esistente: perché ciò significava essere al servizio dei poteri.

L'opera d'arte è un tentativo di riordinare il mondo e non dev'essere chiusa in una teca.

La principale opera d'arte sta nella capacità organizzativa. Che mette in rapporto armonioso persone e cose, evidenziando i valori della realtà quotidiana che solitamente ci sfuggono.

Le opere dell'arte e della cultura si apriranno a tutti, valorizzando i rapporti umani: si inseriranno nella vita, a trasformarla.

Esse sono l'espressione di ciò che manca e occorre alla vita.

Nell'unità umana si scoprirà l'identità comune che ci  immortalerà nell'unico spirito.

La vera opera d'arte sarà quella che riordinerà il mondo in unità e in armonia universale.

 

il friuli è terra di frontiera in grado di comprendere le altre civiltà e culture

Le culture di frontiera, formatesi all'incrocio delle civiltà secondo una stratificazione successiva di apporti storici, si riveleranno a sé stesse col dimostrarsi capaci di collegare le altre civiltà.

Il localismo è sempre un riflesso dell'universo.

Località e globalità sembravano inconciliabili finché erano considerate ognuna come finalità a sé stante. Ma se diventano funzioni l'una dell'altra, in vicendevole azione e reazione, la nostra identità si rivelerà nell'azione che sapremo svolgere per creare il futuro.

Le cattedre pluralistiche degli incontri fra religioni sono come dei piccoli congressi e conferenze di pace.

Solo che questi una volta erano verticistici: si svolgevano in un solo luogo; ora invece le cattedre saranno a rete e copriranno il mondo. Costituiranno con sé stesse la nuova opinione pubblica; che influirà sui punti in conflitto comunicando ad ognuno quale è il suo ruolo da svolgere rispetto agli altri.

Le religioni, identità qualificanti le collettività, sembrano differenti perché unilaterali, chiuse nei recinti dovuti alle insufficienze fisiche di partenza.

Tutte le religioni invece tendono allo stesso scopo: l'unità umana e il completamento psicologico che ne deriverà.

Le mitologie dei popoli si differenziano per la collocazione esterna di ognuno rispetto agli altri nelle diverse vicende storiche.

Arriveremo all'unità umana rendendoci conto che l'identità profonda è la stessa in tutti.

Passando attraverso l'unificazione esteriore scopriremo noi stessi nelle mitologie e nelle religioni degli altri.

I temi degli artisti non saranno più i simboli, le bandiere e i liberatori, da decantare ad effetto, affinché tutto rimanga come sta e ci sia sempre nuovo bisogno di altri liberatori a fare gli eroi.

I nuovi temi riguarderanno la vita comune. Si rivelerà l'uguaglianza fra tutti: che emerge dai confronti della vita, dalla nascita in poi, dei momenti salienti e in ciò che si vuole raggiungere (speranze, fini, sogni, motivazioni, volontà e aspirazioni). Tutti hanno trasfuso nelle loro opere, che verranno confrontate, lo stesso slancio verso l'Assoluto.

Scopriremo la nostra identità in quella degli altri, come scopriremo la conoscenza con l'azione.

Il centro dell'attenzione saranno i rapporti umani, mentre i simboli e le ideologie faranno da tappezzeria.

Le rivelazioni che le opere porteranno alla luce saranno applicate alla vita intera.

La soluzione risulterà una volta per tutte, in termini dei nuovi rapporti umani.

Lo scopo pratico reale sarà quello di far incontrare i popoli, di integrarli fra loro e di conseguenza con noi.

 

gli immigrati coinvolti nelle nostre iniziative diverranno gli ambasciatori dell’occidente nel mondo insieme con i volontari emergenti

Anzitutto si contatteranno gli immigrati. Così si punterà direttamente all'obiettivo finale dell'unità umana.

Gli immigrati diverranno poi gli ambasciatori presso i loro omologhi in guerra altrove.

Dando importanza e affidando compiti di impegno agli immigrati, li si rende soggetti responsabili, alla pari dei cittadini dei Paesi primi, e li si coopta in quella patria potenziale che diverrà l'organizzazione tesa ad unificare l'umanità.

Li nobiliteremo. Diverranno capi potenziali del mondo che rappresentano e di cui ci portano la voce.

Saranno invitati e coinvolti nelle iniziative e negli incontri.

Nelle mostre a tema (storie, tradizioni, consuetudini, costumi, giochi, mestieri, attrezzi, ricorrenze della vita, paesaggi, flora e fauna e via di seguito), confronteremo la nostra specificità con la loro, confronteremo le diverse prospettive mentali e di fatto.

Ciò permetterà un inizio di riconoscimenti reciproci, di uguali sentimenti e pensieri.

Le cattedre pluralistiche partiranno dall'arte, che si offrirà come contenitore agli incontri ecumenici delle religioni e delle successive forme politiche.

Negli incontri ecumenici si scopriranno i punti di convergenza per trovare soluzioni pratiche. Le opposte posizioni convergeranno sull'interesse comune di ottenere le strutture portanti per generalizzare tali incontri e per attuare la comune espansione, vero scopo di ogni ideologia.

Dietro ogni ideologia c'è l'esigenza esistenziale di espandersi e di affermarsi.

Saranno le basi in reciproca collaborazione ad attuare le indicazioni che verranno dagli incontri ecumenici; nei quali si parlerà sempre meno di teologie e sempre più di responsabilizzazione del mondo, dovere di ogni potere.

L’estendersi a rete delle cattedre pluralistiche formerà la nuova opinione pubblica mondiale, punto di riferimento per ogni potere e giudice ultimo di idee e azioni.

 

le cattedre pluralistiche di base saranno i novi congressi e le conferenze di pace che risolveranno le cause dei conflitti

Gli incontri ecumenici, che si appoggeranno alle opinioni pubbliche create dalle manifestazioni artistiche, si renderanno conto di avere il compito di continuare ad operare praticamente con i fatti.

Non occorre che ogni associazione faccia tutto. Basta si colleghi  poi con le altre associazioni. Ognuna diverrà sostegno per l'altra, e viceversa in reciprocità.

Ognuna manderà verso l’altra un suo portavoce; che diverrà il referente della proveniente.

In questa maniera si creerà un reticolo sistemico, di tutte le attività e i campi umani.

L'arte li contiene in sé embrionalmente tutti. Ora si svilupperà questa potenzialità unendo le religioni, le politiche ed insieme le scienze umanistiche. I cui rappresentanti oggi sono chiusi nelle torri d'avorio e non hanno collegamenti con la realtà. Non servono a niente.

L'ecumenismo è il veicolo fra le culture e i popoli.

I rappresentanti delle culture in conflitto saranno costretti a comportarsi razionalmente, e non più emotivamente, dalle opinioni pubbliche opposte (bipartisan) che si troveranno di fronte.

Poi, divenendo gli ambasciatori dei nuovi messaggi verso i loro omologhi in guerra altrove, faranno capire come devono comportarsi quelli; che oggi non hanno altro modo di far valere le loro ragioni che con la forza, perché nessuno ascolta la loro voce.

Quando noi troviamo il punto di convergenza nell'obiettivo comune finale, scopriremo che il nostro prossimo diventa un alleato, e non più il capro espiatorio del bisogno di autoaffermazione negativistica primitiva.

Finora gli organizzatori degli incontri ecumenici credevano bastasse mettersi d'accordo in camera caritatis.

Invece i rappresentanti religiosi devono andare dai loro omologhi in guerra a spiegare come stanno le cose.

Dovranno dire che gli egemoni e i capi in genere (individuali e collettivi) hanno il dovere di diventare puramente organizzativi, ossia di spendere il loro potere per servire alle basi, e fornire a tutti gli stessi mezzi di cui dispongono essi.

I rappresentanti invece delle etnie subordinate spiegheranno ai loro omologhi che hanno il diritto di usufruire di quello che loro occorre per estrinsecare sé stessi al mondo in forma positiva, ossia a patto di richiederlo come mezzo di predisposizione  verso gli altri, da dimostrare con l'esposizione di progetti e programmi utili e necessari a tutti. E che questo vale sia per gli Stati che per gli individui, di qualsiasi livello e situazione.

La nuova modalità di azione metodologica, collegante  esteriormente le realtà umane, ridimensionerà progressivamente  all'interno di tutte i poteri; i quali si ridurranno a centri di servizio infrastrutturali, puramente organizzativi e fornitori di mezzi e strutture di sostegno e comunicazione.

 

i promotori dei gemellaggi fra le collettività saranno i nuovi capi ad acta, per obiettivi mirati

Finora si partiva dal locale per ritornare al locale, perché si dipendeva mentalmente dalla situazione esistente presa come regola. Si aveva bisogno di essere compresi ed inclusi nel gomitolo di cui si faceva parte: lo si riteneva un mondo a sé stante, perché lo si subiva passivamente.

Si riteneva che le iniziative di borgata (mostre, pubblicazioni, discorsi ecc.) dovessero soddisfare i borghigiani. Si agiva in un corto circuito, perché non si inquadrava il mondo locale come mezzo da valorizzare nel quadro universale.

Invece è necessario proporsi l'obiettivo finale per illuminare il quotidiano locale, comprendere il suo significato, e scoprire le possibilità e il valore potenziale da attuare con esso.

Si ritiene che i piccoli fili d'erba che si sta coltivando non possano crescere. Invece qualcuno potrebbe essere una pianta di baobab o di sequoia.

I problemi grossi si cominciano a risolvere attraverso le azioni piccole, ma che guardano lontano.

 Sarà la contemporanea presenza in ognuno di più interessi a permettere ai membri di un'associazione di indicare a quali altri gruppi e campi l'associazione deve rivolgersi per completarsi  ad ogni passo.

Ognuno acquisirà una posizione emergente nel contattare persone esponenti del campo indicato, che verranno coinvolte come consulenti e avvocati nelle varie situazioni che lo richiederanno. Coloro che prenderanno queste iniziative si qualificheranno come guide e  intermediari (capi ad acta), sia di fronte agli esponenti degli altri gruppi a cui si rivolgono e sia di fronte ai propri consoci, all'interno del gruppo di partenza.

Ai singoli componenti delle varie associazioni di base deve esser dato modo di autoaffermarsi e di estrinsecarsi alla pari dei dirigenti, col rivolgersi sempre a nuove persone da cooptare. Le quali avranno interesse ad accettare, perché così troveranno strutture, sedi e cattedre disposte a servir loro da altoparlanti e da sostegno.

Ognuno è potenzialmente un intermediario e sintetizzatore di altri, ossia un capo potenziale.

Ogni individuo, scoprendo le sue possibilità di collegare il proprio gruppo ad un altro (tramite le sue conoscenze personali), allargherà l'operazione indefinitamente.

 

alla globalizzazione naturale risponderemo con la mondializzazione umana

La sintesi fra le associazioni avverrà grazie ai referenti di ciascuna che si autoproporranno per tale compito: che svolgeranno nel modo da essi ritenuto migliore, o saltuario o permanente, o di persona o attraverso mezzi di comunicazione vari.

Tutti si valorizzeranno a vicenda, e si potenzieranno nei riguardi delle autorità; che saranno obbligate a servirli, dotandoli dei mezzi  e dei riconoscimenti, sotto la spinta delle opinioni pubbliche sensibilizzate da tali eventi.

Chi unisce domina, perché gli altri non possono contrastarlo, in quanto lui li sta sostenendo e liberando.

Le integrazioni dal basso andranno risolvendo anche i problemi particolari interni delle singole associazioni, sia delle strutture insufficienti che dei rapporti fra dirigenti e membri.

Le associazioni di base si scambieranno reciprocamente il ruolo di contenitori (ossia di poteri e strutture) e contenuti.

I collegamenti fra le associazioni avverranno tramite quei loro componenti che hanno più interessi individuali: i quali diverranno interessi collettivi dell'intera associazione, che si sentirà rientrare come parte in un organismo vivente in formazione.

Ci si accorgerà che solo collegandosi esternamente si realizza sé stessi.

Ognuno scoprirà la sua identità nel fare da rappresentante e da intermediario: il che è un suo diritto assoluto, alla realizzazione del quale i suoi dirigenti devono servire fornendogli quanto gli occorre.

Lo scambio delle disponibilità di strutture permetterà che gli invitati a tenere  conferenze non siano più dei divi da applaudire, ma  persone che cercano di innestare i propri progetti universali nel progetto particolare locale che le ospita; il quale così si aprirà alla mondializzazione.

Ogni membro deve essere aperto al contatto col mondo che conta, e deve poter estrinsecare le sue indicazioni al fine di orientare l'intero gruppo.

Bisogna agire in modo che il procedimento di soggettivizzazione autoresponsabile, a partire dall'interno delle associazioni di base, si propaghi a catena in tutto il mondo.

Si darà voce a chi non ce l'ha al fine che lui acquisti una voce propria, e possa a sua volta darla ad ulteriori terzi emarginati, affinché questi possano fare altrettanto e il nuovo procedimento umano si propaghi indefinitamente. E in tal modo, fra l'altro, possa ripercuotersi sul mittente a renderlo ulteriormente superiore e in grado perciò di proseguire con nuove aperture, visuali e facoltà.

 

la vera patria è l’umanità

Col portare davanti a chi parla basi differenti ed opposte, lo si costringe a servirle e ad esporre razionalmente le sue idee.

Tutti hanno diritto di far valere le loro idee alla pari dei capi. I fondatori di religioni e di movimenti politici erano soli all'inizio, eppure avevano le loro ragioni.

Se istituiamo un sistema automatico di intervento, nessuno avrà più diritto di fare una guerra per esporre le sue idee. E queste diverranno una forma di predisposizione agli altri, e non più di imposizione e di pretesto per acquisire potere personale.

I vantaggi e le soluzioni materiali si otterranno per via; e saranno quelli necessari all’attuazione del progetto esposto; ossia saranno concessi ad acta, per gli obiettivi mirati, e non più ad personam.

Le nuove correnti artistiche e letterarie si riveleranno nel contattare i popoli terzi, al fine di renderli primi, ossia  soggetti autosufficienti e perciò responsabili di sé e degli altri.

Gli enti locali forniranno spazi, mezzi e patrocinio alle varie iniziative secondo tale nuovo  criterio oggettivo di giudizio e valutazione.

La riorganizzazione del mondo  rappresenterà il capolavoro di tutte le arti, della capacità creativa dell'uomo.

Scopriremo cosa sono le religioni, le politiche e le arti col ricomporle nell'unico sistema logico, la grande struttura da cui derivano, facendole convergere praticamente a risolvere  il mondo.

Unendo gli dei si uniranno i popoli, e unendo i popoli si risolve il problema della divinità facendola esistere nei fatti, ossia attuando ciò che oggi è potenziale nelle ideologie.

La nuova concezione di patria dipenderà dal comune progetto di unificare l'umanità e così liberarla.

 

lo spirito unitario immortalerà in sé chi avrà contribuito a farlo essere

La cultura reinserita nella vita potrà operare senza destare attenzione e provocare reazioni negative: non verrà ritenuta una forza  sovvertitrice di cuori e di costumi. Essa, operando sulle menti e senza opporsi di petto né alle idee né alle persone, modificherà le cose in modo da togliere il pascolo da sotto alle istituzioni e alle posizioni attuali. Che si andranno sciogliendo lentamente e gradualmente, insieme con le mentalità ristrette che ne derivano,  imposte oggi agli uomini come regole e “valori” mentre sono timbri sul gregge.

I tanti criteri di giudizio arbitrari odierni si trasferiranno e si trasformeranno nell'unico criterio: dei loro collegamenti esterni e della disponibilità di ciascuno ad aprirsi in tale senso.

Si ridarà il potere a tutti gli uomini in forma di libertà, attraverso l'intrecciarsi delle ideologie fra i popoli e le nazioni: che capovolgerà i rapporti di potere all'interno degli Stati.

Il procedimento risolverà le conflittualità già dall'inizio del suo configurarsi. E si avrà la dissoluzione del fenomeno “potere”, non più necessario.

L'economia di credito mondializzata, a carico dei governi e dell'ONU, potenzierà le risorse naturali e le ridistribuirà secondo la priorità della predisposizione all'umanità delle diverse realtà ed entità.

I portatori di idee realizzeranno pienamente sé stessi e il proprio fine collegandosi tra loro in un sistema logico , in cui ogni fattore sia causa ed effetto dell'insieme degli altri.

Non più gli uomini per le idee, ma le idee per gli uomini.

I poteri tradizionali sono sostituti provvisori degli interventi risolutivi.

Quando non ci saranno separazioni, non ci saranno più conflitti né imprevisti; e non ci sarà più bisogno di persone decisionali che affrontino situazioni di emergenza.

L'uomo sarà padrone del suo destino, perché si sarà responsabilizzato a creare il suo futuro.

Le regolamentazioni automatiche definitive sono possibili solo dal basso.

Esse indicheranno il procedimento elettronico che sostituirà il lavoro dell'uomo.

L'umanità, unificata e liberata, sarà proiettata all’universo, che diverrà il suo corpo unitario.

 

 www.marioragagnin.net

 dis. Daniele Cragnolini

 (I disegni inseriti nel testo sono tratti dalla rivista “El Tomât”)