I DISCORSI DELLE CERIMONIE INGANNANO GLI ASCOLTATORI
La Consulta delle Associazioni di un Comune aumenterà la forza contrattuale delle associazioni di base nei riguardi dell’amministrazione in carica.
Però il suo vero scopo sarà rivolto all’unificazione umana, come è proprio della cultura rispetto alla politica, e come è implicito nella formazione stessa delle associazioni, che propriamente tendono a creare al loro interno quell’armonia che manca e che deve essere esportata all’intera umanità.
L’amministrazione deve finanziare tutte le iniziative: le pubblicazioni, le conferenze, i concorsi, gli spettacoli e gli sport.
I temi su cui convergere saranno: cosa è oggi la cultura e cosa dovrebbe essere, in che rapporto sta con i poteri, quale scopo deve proporsi per risolvere i problemi del mondo e realizzare pienamente la sua funzione ed essenza.
Queste saranno le prime motivazioni di aggregazione e di collegamento fra le associazioni di borgata; che rappresentano la voce della base, ossia dell’umanità (essendo i capi una sovrastruttura provvisoria).
A tale scopo si coinvolgeranno anzitutto gli immigrati. Il che poi è l’unico vero modo di risolvere i problemi che essi pongono. L’attuale difesa d’ufficio è un preliminare, che non prevede la cooptazione alla pari e il coinvolgerli da soggetti creativi, affinché intervengano a dimostrare quello che sanno fare e dire con mostre, spettacoli e discorsi culturali in comune con i nostri artisti ed emergenti. Come sta già avvenendo in tutte le manifestazioni di rilievo, che si propongono sempre finalità sociali proiettate a livello mondiale; tanto che gli spettacoli sono diventati quasi un pretesto e una cornice di contorno a questo fine.
Le amministrazioni e tutte le forze politiche oggi credono di limitarsi a provvedere ai bisogni e alle esigenze materiali dei cittadini. Il loro compito invece è di provvedere alla totalitarietà di essi, all’estrinsecazione psicologica e intellettiva delle persone. Solo così le basi cominceranno a sentirsi alla pari dei capi; e ci riusciranno col predisporsi al mondo, a risolvere i problemi degli altri.
Attualmente le associazioni si contendono la spartizione dei magri finanziamenti degli enti locali, per vivacchiare solo di immagine esterna, e giustificare in tal modo l’esistenza e la collocazione eminente dei loro dirigenti. Si passerà alla richiesta invece di strutture e mezzi a disposizione di tutti, che tendano alla soluzione dei problemi mondiali. Già oggi le Regioni finanziano progetti, e non le associazioni statiche. La Consulta sarà l’organo più autorevole a indicare le priorità dei progetti, sia perché rappresenterà la cultura e sia perché avrà la forza contrattuale.
E’ possibile che ogni persona possieda idee decisive per l’insieme del reale, per far diventare soggetti creativi (e così risolti in sé col divenire risolutori degli altri) tutti coloro che sentiranno l’esigenza di intervenire, utilizzando i mezzi messi a disposizione dagli enti e dai poteri. Senza dover procurarseli da soli, e così capovolgere tutto, facendo diventare scopo i mezzi, e deviando a strumenti le idee.
I discorsi di circostanza oggi ingannano i cittadini: fanno loro credere di essere già arrivati e di essere protagonisti. Gli animatori ingannano così anche sé stessi, perché rimangono prigionieri dei limiti locali e della mentalità derivantene.

È INTERESSE DI TUTTI, DEI CITTADINI E DELLE AMMINISTRAZIONI
La Consulta delle Associazioni non si contrapporrà alle amministrazioni locali. Darà per scontato che le amministrazioni siano d’accordo e non chiedano di meglio che servire alla popolazione, a tutte le sue richieste, non solo alle esigenze materiali, ma anzitutto a quelle spirituali, psicologiche ed intellettive; si rivolgeranno poi alle amministrazioni di superiore livello (provinciale, regionale, nazionale) per rivalersi, anche proponendo nuove leggi in proposito, e modifiche di quelle esistenti.
Anzi, questo creerà prestigio alle amministrazioni che prenderanno l’iniziativa, oltre a fare conoscere e valorizzare le associazioni di base che avranno avanzato l’idea.
Così gli amministratori, di tutti i livelli, dimostreranno all’opinione pubblica che sono sensibili alle questioni culturali e disponibili a soddisfare le richieste della popolazione. Sarà anche un modo per assicurare a sé stessi la rielezione.
Mentre le associazioni di base riveleranno di essere le principali rappresentanti e le vere portavoce dei cittadini, in forma più autentica e credibile degli stessi partiti di opposizione.
Questo è un altro aspetto positivo per gli amministratori in carica. Che vedranno il loro interesse a prendere l’iniziativa, e a proporre la formazione della Consulta delle associazioni culturali e di volontariato motu proprio, senza aspettare.
C’erano associazioni e accademie culturali di livello nazionale che non volevano collegarsi con altre in nessun modo, ritenendole estranee ai propri argomenti di studio. In realtà si trattava di una latente presunzione aristocratica dei dirigenti.
Finché qualcuno ha proposto di formare una struttura delle Associazioni di Promozione Sociale (APS).
Siccome l’adesione a questa nuova Associazione delle Associazioni prevedeva finanziamenti, agevolazioni fiscali nonché il 5 per mille, si sono affrettate tutte ad aderire, modificando in fretta statuti e regolamenti. Per di più i dirigenti hanno celebrato questa decisione (dovuta a ragioni di convenienza economica) come un’importante apertura al mondo, per un reciproco potenziamento culturale ed umano, e in particolare un passo avanti compiuto dall’associazione per assicurare ai soci un maggiore sviluppo proprio nel loro campo di studio.
OGGI SI SPRECANO I TALENTI
E SI CONSUMANO LE ENERGIE
PER ANDARE NELLA DIREZIONE SBAGLIATA
I finanziamenti degli enti locali oggi sono destinati a chi compiace il pubblico con le storie e le tradizioni locali, possibilmente scritte con il linguaggio della regione e nei vari dialetti.
In questa maniera i politici raggiungono diversi scopi: di accontentare le richieste della massa e di tenerla buona, soddisfatta e quieta, passiva e destinataria di quello che essa vuole: essere cullata ed illusa.
Anche la televisione, pubblica e privata, accontenta gli spettatori con intrattenimenti e spettacoli divertenti. Le trasmissioni educative e scientifiche vanno in onda dopo mezzanotte.
Le commissioni incaricate di gestire le biblioteche si trovano normalmente di fronte al dilemma: o soddisfare le richieste del pubblico oppure, andando contro corrente, acquistare volumi di studio.
La soluzione sta nel soddisfare entrambe le esigenze. Però, siccome ogni componente fa una questione di prestigio personale il sostenere o l’una o l’altra tesi, avvengono gli scontri.
Se ci si pone un obiettivo concreto comune, si possono soddisfare posizioni opposte, anche ideologiche, attenendosi al minimo comune denominatore di entrambe, che aumenterà progressivamente con l’aumentare della educazione e informazione delle masse.
Per quel che riguarda i concorsi letterari, il 90% sono diretti a soddisfare i residenti, e perciò le opere devono riguardare le particolari comunità, e possibilmente essere composte nel linguaggio locale.
Oppure devono soddisfare le ideologie, politiche o religiose, a cui gli enti sedicenti culturali servono.
Le aspettative della maggioranza sono le belle parole e le buone intenzioni. Gli ascoltatori sono stati abituati così. Non vogliono sentire parlare di questioni impegnative, di metodologie applicative necessarie all’esecuzione, ritenendole compito esclusivo delle istituzioni e dei capi. Ora gli emergenti di base devono informarli che i discorsi latte e miele erano inganni per strumentalizzarli. Solo ciò che li sollecita ad agire è sincero.
Anche intellettuali validi e di talento, che da giovani cominciavano a interessarsi ai grandi problemi e ai massimi sistemi, vedendo che queste questioni non interessavano a nessuno e le case editrici rifiutavano i loro manoscritti, ripiegarono a composizioni in vernacolo ed a racconti folkloristici e di tradizioni locali, adatti a compiacere il gusto di intrattenimento a cui i capi hanno abituate le masse per tenerle lontane dagli argomenti importanti e dalla stanza dei bottoni.
UNA PUBBLICAZIONE
PER PROPORRE SOLUZIONI
Si tratta di diversi circoli viziosi, a centri concentrici che si aggravano a vicenda, a danno dell’informazione e della libertà di espressione dei cittadini. Che sono tenuti chiusi in gabbie mentali e resi passivi e soddisfatti, a tutti i livelli e in ogni circostanza, con la scusa di servirli e di dar loro un’identità.
Sapendo questo, chi vuole rompere l’assedio comincerà con l’informare i suoi circostanti di come stanno le cose. Ed è ciò che si sta facendo qui.
Questa è la visuale da cui partire e l’obiettivo a cui tendere con una pubblicazione intanto comunale; che non sostituirà quelle esistenti, perché c’è gloria per tutti nell’edificazione di un primo nucleo di liberazione umana, modello per gli altri comuni e per tutte le collettività.
Gli amministratori hanno l’obbligo di pubblicare tutto ciò che viene proposto dai cittadini, i quali rimarranno gli unici responsabili, e di offrire sedi e patrocinio ad incontri e conferenze.
Ciò che si fa e si dice alla luce del sole, di fronte a opinioni pubbliche di opposte ideologie, è costretto a presentarsi come servizio, offerta di idee, strutture e sostegni per l’estrinsecazione creativa di tutti gli altri, di chiunque intenda intervenire. Che deve poterlo fare senza doversi costruire privatamente strutture e mezzi: perché è questo che fa deviare le migliori intenzioni a strumenti di potere e di arbitrio.
Anche il singolo può avere e offrire idee determinanti. Per esempio i fondatori di religioni e politiche erano soli all’inizio. Eppure avevano le loro ragioni. Che poi sono state deviate e fatte degenerare. Inoltre molti nella storia potevano essere determinanti a risolvere i problemi umani; ma è stato impedito loro di parlare.
Anche sottrarre i mezzi per parlare è un impedimento analogo.
E chi ne dispone, ha l’obbligo di offrirli a tutti, come primo passo.
I poteri oggi peccano di omissioni. I rappresentanti delle basi devono ricordare loro i doveri che corrispondono ai poteri, ed esigerne l’adempimento col sensibilizzare le opinioni pubbliche, che così si andranno potenziando e unendo.
Coloro che si incaricheranno di informare le opinioni pubbliche dei loro diritti e di come ottenerli, acquisteranno forza contrattuale nei confronti delle amministrazioni e di tutti i poteri, a nome di tutti i cittadini.
Sarà un modo di mettere a confronto la cultura operativa sul campo, di fronte alla politica e alla pseudo cultura attuale, asservita ai poteri.
La cultura, per sua natura, è volta all’universale, sia conoscitivo che operativo. L’autogestione dal basso è la sua via. Che servirà al successo anche personale di chi la intraprenderà.
Questo sarà il primo passo; che romperà l’assedio e il ghetto in cui sono relegati oggi gli individui di base, impediti a conoscere la cosa più importante: la condizione psicologica di prigionieri in cui sono tenuti dai poteri. Alla quale si rassegnano anche gli oppositori; che non intravedono altra soluzione che di sostituirsi ai padroni col diventare padroni a loro volta. Salvo poi essere anche scavalcati come gli altri.

“IL TRADIMENTO DEI CHIERICI”
DI JULIEN BENDA RIVELA QUALE DEVE ESSERE IL RUOLO DEGLI INTELLETTUALI NELLA SOCIETÀ
Gli animatori sono in buona fede e sono occupati a tempo pieno a organizzare spettacoli e manifestazioni per la immagine dell’associazione verso l’esterno.
Non ricercano, all’interno dell’associazione, la verità; la danno già per scontata e conosciuta. Oppure non la ritengono neppure possibile da raggiungere, se si tratta di volontari operativi che si limitano a tappare i buchi, senza proporsi di risalire alle cause per impedire il ripetersi degli errori e dei mali.
Devono riunirsi di fronte delle amministrazioni locali sui temi che a loro interessano: sul diritto di tutti i cittadini ( dai quali così otterranno l’appoggio) ad usufruire degli stessi mezzi (materiali e giuridici) a disposizione dei poteri, e sugli altri argomenti chiave. Otterranno le strutture e i riconoscimenti giuridici necessari ad esprimersi e a permettere a tutti di poterlo fare. Formeranno una Consulta delle Associazioni, che rappresenterà un modello per le altre comunità.
Oggi gli intellettuali non contano niente perché fanno scelte arbitrarie e soggettive come tutti, non dettate da motivazioni razionali ma emotive e di interesse personale, entro i campi creati dai politici. Non hanno iniziative proprie che possano competere con quelle di forza. Non si propongono progetti complessivi per risolvere i problemi del mondo. Sono inoltre schierati sui diversi opposti fronti, a servire qualsiasi padrone. E di conseguenza si trovano in concorrenza e in conflitto fra loro. O che bella festa per i capi!
Essi sono considerati “intellettuali” solo per la forma espressiva, l’erudizione con cui sommergono di citazioni i comuni mortali (e garantiscono agli editori di fare un buon affare a fidarsi di loro, che sanno difendersi) e la capacità di mettere in bella copia le idee del capo. Il quale di conseguenza ritiene di avere la controprova di possedere solo lui le idee che contano, e che gli intellettuali non possiedono e perciò non contano niente; difatti non sono neppure considerati “intellettuali” se lui non fornisce loro i mezzi di esprimersi e di farsi conoscere.
E le associazioni di élite stanno a guardare, perché al loro interno le nuove leve, gli emergenti di base, destinati a sostituire i capi attuali, non sanno che pesci pigliare se non seguire le solite trafile burocratiche. Non hanno idea di quello che va fatto in questo mondo, e che aggregherà nel suo modulo operativo le scienze umane in modo integrato, dimostrando il rapporto funzionale reciproco di tutte in un sistema logico, complesso ma unitario, e soprattutto operativo perché in rapporto con l’azione pratica, della quale la teoria ha bisogno anche ai fini di sé stessa.
È DIRITTO DI TUTTI,
PERCHÉ È INTERESSE DELL’UMANITÀ, DISPORRE DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE OGGI MONOPOLIO DEI POTERI POLITICI
ED ECONOMICI
Oggi, fra due elezioni, i non eletti sono costretti a stare inoperosi.
Il potere è considerato un privilegio ad personam.
Domani i creativi, eletti o no, saranno alla pari: diverranno veramente i protagonisti, con proposte e progetti universali che qualificheranno l’identità dei partecipanti.
Saranno anzitutto i non eletti nelle elezioni tradizionali ad essere i primi motivati ad attivarsi in questo senso e direzione. Non si vedrà più un potere precluso, ma aperto e disposto ad offrire le sue strutture a tutti gli interventi. Ogni cittadino potrà intervenire su qualsiasi argomento, come un consigliere (comunale, provinciale, regionale), a sollecitare i poteri tradizionali, trasformandoli così in semplici esecutori.
Basta ci sia un’opinione pubblica matura e consapevole che lo pretenda e lo aspetti. Ed è su questa che devono puntare i promotori, pretendendo i mezzi di comunicazione che rendano possibile l’informazione e la sensibilizzazione, per un dialogo regolare e istituzionalizzato nei vari sensi e direzioni, non più polemico e ideologico, ma assistito da consulenti e avvocati delle parti, in modo da renderlo sempre più razionale.
Bisognerà inquadrare ogni intervento particolare in un programma generale, non solo finalizzato alla soluzione dei problemi locali, ma considerante questi in funzione universale. Solo così ogni persona diventa soggetto attivo e creativo, capo potenziale, determinante anche localmente, solo se inquadra i problemi locali nella prospettiva mondiale.
Ciò che sensibilizzerà le opinioni pubbliche sarà la richiesta (a nome e per conto di tutti i cittadini) dei mezzi pubblici necessari “a chiedere”, presupposto di tutto, in modo che non sia più necessario andare in piazza ogni settimana a fare teatro, per dimostrarsi vivi e bravi, e per esaurire le energie in soprappiù, e tornare poi a casa contenti, anche se con lo stesso santo con cui si è partiti.
Naturalmente bisogna coinvolgere gli esperti dei vari campi. I quali accetteranno anche perché coglieranno le occasioni per farsi conoscere.
Pubblicizzando, dalla rivista comunale ai mass media generalisti, ciò che si sta facendo, si guadagnerà comunque in ogni senso. Inoltre si costringeranno le amministrazioni a dialoghi alla pari, col vantaggio per le basi di pretendere soluzioni e spiegazioni da chi ha i mezzi per trovarle, e di collocarsi nella posizione comoda di giudici, dato che i risultati devono soddisfare i cittadini. E gli utenti hanno sempre ragione.
Al gruppo dei non eletti verranno aggregati coloro che meritavano di essere messi in lista e non sono stati messi (o per proprio rifiuto, perché non volevano “sporcarsi” con la politica, vista sempre nella sua modalità deteriore di sopraffazione; o per timore degli organizzatori di lista, che non volevano essere scavalcati): gli animatori di associazioni e di iniziative culturali e d’arte.
La Consulta delle Associazioni diverrà un assemblearismo virtuale, che non richiederà la presenza fisica continuativa. Sarà un nuovo genere di potere. Che verrà dopo l’azione e consisterà nella liberazione graduale e progressiva di tutta l’umanità. Perché ciò che si chiederà saranno i mezzi di intervento mondiali; e saranno le amministrazioni a doversi impegnare e ingegnare a procurarli (informando così i cittadini di tutte le vie burocratiche e delle varie dietrologie), con consulenti e avvocati, verso i governi e fino all’Onu.
Per via le amministrazioni guadagneranno in notorietà e popolarità, e perciò anche in forza contrattuale, allargantesi a beneficio dei cittadini promotori, che diverranno sempre più decisionali.
Intanto si andranno risolvendo i problemi locali, in quanto visti come impedimento all’espressione delle idee delle persone che vorranno intervenire (potenzialmente tutte quelle rientranti nell’ambito delle amministrazioni a cui la Consulta si rivolgerà, da livello in livello, sempre a poteri superiori).
LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA
COMPORTA NUOVE METODOLOGIE
DAL BASSO
Le priorità per ottenere finanziamenti e tutto il resto saranno determinate dalla funzionalità di coloro che proporranno progetti al servizio dell’umanità (nel quale iter si qualificheranno le famose “identità” delle collettività ad ogni passo coinvolte).
A parte i risultati delle iniziative che questo nucleo intraprenderà direttamente, sarà la sua esistenza stessa a provocare interesse, imitazioni e aggregazioni, che via via lo potenzieranno.
Una volta pubblicizzate, queste iniziative e il loro meccanismo si andranno sempre più ampliando quantitativamente e geograficamente, ed approfondendo scientificamente e tecnologicamente. Si semplificheranno oggettivamente le situazioni di fatto e in tal modo si unificheranno i campi specialistici, trovando quelle soluzioni inutilmente ricercate entro la sola teoria.
Soprattutto si eleveranno soggettivamente le persone partecipanti, che si troveranno a trattare alla pari coi capi e con i governi chiamati in causa ogni volta. E’ proprio di questo aspetto che si illudono oggi i contestatori: di mettersi alla pari dei capi contestati. Ma questo viene percepito (e parzialmente) solo dentro la ristretta cerchia della loro associazione; e non ha nessun effetto reale.
Sarà il filone dell’obiettivo universale a fare convergere uomini e cose, e così anche a rappresentare il criterio di giudizio oggettivo e unitario delle idee e delle diverse collocazioni politiche e religiose, sia ai fini etici e giuridici e sia ai fini utilitaristici, materiali e psicologici.
www.marioragagnin.net
(I disegni inseriti nel testo sono tratti dalla rivista “El Tomât”)