I mali del mondo sono provocati da coloro che tengono separate le collettività umane di Mario Ragagnin | |
non subiremo più passivamente la pseudo-cultura attuale, contro le persone Invece gran parte delle teorie sono complicazioni inutili, di idee staccate dalla realtà. L’attuale cultura si è formata separandosi dalla situazione esistente, risultato del procedimento naturale di forza, che appunto va superato. Però tale superamento, che le idee comportano, ha lo scopo di ritornare all’insieme del reale, a migliorarlo ogni volta. Questo però non avviene, perché il procedimento si ferma a metà del suo ciclo: si limita a staccarsi dalla vita pratica, ma non vi ritorna a modificarla. Coloro che incarnano le idee si accorgono che ciò li eleva agli occhi degli altri. E si fermano lì, avendo raggiunto lo scopo del successo personale. Così fanno deviare le idee, da fine, a mezzo, a strumento di sé stessi. La dialettica, da quel momento, non si svolge più (come dovrebbe) fra la realtà pratica insufficiente e le idee teoriche che dovrebbero aggiustarla. Ma si svolge solo a livello teorico, fra gli addetti ai lavori, i cultori dei vari campi. Per i quali lo scopo non è di risolvere le cose, bensì di affermarsi personalisticamente. Essi si negano a vicenda complicando sempre più le cose. non più gli uomini per le idee, ma le idee per gli uomini Le idee, faticosamente ottenute con le opposizioni vicendevoli, si stanno disperdendo nel nulla. Le teorie, sempre unilaterali perché formulate in termini di negazione, si sono consolidate come posizioni fine a sé. Il metodo delle negazioni ha impedito poi le sintesi necessarie ad utilizzare le idee così trovate. Che rimangono inservibili perché emarginate, separate dalla realtà e confinate in un limbo teorico; dal quale aspettano di essere estratte e valorizzate, in sintesi fra loro, come guida dell'umanità. Il procedimento naturale è concluso: le negazioni hanno prodotto le idee in forma di problemi. È venuto il momento di applicare le teorie e le ideologie, grazie agli incontri esteriori fra i loro portatori: che libereranno le potenzialità dei singoli campi, maturate a questo fine. Ciò rappresenterà l'inizio della seconda fase: il procedimento umano in ritorno. L'incontro ad unità comincerà fra i rappresentanti delle varie ed opposte posizioni. La loro sintesi personale a monte comporterà la soluzione delle idee a valle. Si scoprirà che il criterio di giudizio, oggettivo e valido per tutte le idee e posizioni (religiose e politiche in primo luogo), risulterà evidente dalla disponibilità dei rispettivi portatori a creare e ad offrire sedi e strutture di collegamento e sintesi con gli altri, in vista di un progetto unitario universale; che realizzerà pienamente le intenzioni autentiche originarie delle singole posizioni, oggi differenti ed opposte solo perché unilaterali, ed insufficienti perciò anche a sé stesse, a realizzare i propri fini ed obiettivi. stiamo andando nella direzione sbagliata con sforzo ed impegno, nella convinzione che l’obiettivo di autoaffermarci a spese degli altri sia il cosiddetto “valore” Le ideologie servono a far sentire “nobilitate” le etnie; che così si affermano con la violenza, ritenendo di farlo per il bene dell'umanità. Le ideologie, deviazione delle idee a strumenti di manipolazione, sono una cappa di piombo sulle menti: impediscono alle persone di ragionare, col dare loro l’illusione di avere già raggiunto la verità assoluta. Bisogna distinguere fra il valore dei contenuti ideali e la modalità sbagliata di portarli avanti dagli uomini che li rappresentano, il procedimento naturalistico di forza, istintivo ed emotivo: che inoltre consuma le persone di cui si serve. E questo proprio ai fini degli obiettivi che quelle idealità si propongono. La saturazione del mondo ritenuto culturale impedisce la cultura. Oggi tutti vogliono solo intervenire, come affermazione della propria entità separata, individuale o collettiva: che, da punto di partenza (insufficiente, da completare), diventa punto di arrivo, scopo e valore a cui sacrificarsi. Manca il quadro unitario, di volere intervenire per un fine comune. Manca il cervello, la direzione responsabile dell’ insieme. Ci si chiude in gruppetti e in conventicole. Ciò evidenzia l'assenza di un vero cervello dell'umanità. Le associazioni pretenderebbero di surrogarlo. Nessuno è preso sul serio né ascoltato, perché tutti cercano solo di imporsi, utilizzando le idee da pretesto a questo fine. L'umanità, ritenendosi lo scopo di tutto, è inutile a sé e al mondo: non svolge la funzione per cui la natura l'ha generata. L'unica preoccupazione è di passare il tempo senza pensare a niente. Ci si illude di continuare sempre nel modo come è andata finora, ancora per millenni, inutilmente, ognuno per sé, senza scopo e a non fare niente, con domande metafisiche a cui nessuno sa rispondere, e che si sono accantonate perché considerate troppo difficili. Non si capisce come si possa continuare a rimandarne la soluzione, e senza una prospettiva positiva. E comunque, non si deduce così che la vita e le cose che facciamo sono tutte sbagliate? “la cultura è ciò che non conta niente” È la politica che stabilisce cosa deve essere la cultura: ciò che non conta niente. Le idee vengono asservite a giustificare il loro opposto, la forza. Gli aiuti delle amministrazioni e i perfezionamenti tecnologici e organizzativi contribuiscono a fissare le idee e la creatività nella forma di sudditanza all'arbitrio dei poteri. L'attuale cultura parte dal potere e vi ritorna, in un sostegno reciproco di complicità, ai danni dei cittadini. La politica e la vita viaggiano senza testa. Gli incontri creduti culturali sono inutili e noiosi, appunto perché non servono alla vita, non servono a niente. Servono soltanto agli operatori addetti ai lavori, per brillare un momento agli occhi degli spettatori, utilizzati da sostegno psicologico e piegati ad applaudire per evitare di passare da “ignoranti”. Gli spettatori li percepiscono come sopraffazioni, analogamente ai discorsi dei politici. Applaudono perché costretti, ma poi scappano per sottrarsi alla cappa di piombo che sentono pesare sopra. Gli intellettuali e gli artisti sprecano il talento che possiedono ai fini di esibizioni e di compiacimento, quando non di lotta fratricida per spartirsi le briciole che i poteri concedono loro magnanimamente. La situazione è intasata di roba inutile, che blocca tutto. Non sono tanto le lotte e gli scavalcamenti, che pure comportano i mali e i morti, a complicare e a non fare capire cosa sta succedendo in questo mondo; ma è l'intasamento di roba inutile (carte, parole, riunioni) che devia l'attenzione dal meccanismo sotterraneo che ci manovra. i capi ci asserviscono con le ideologie Le idee, deviate in ideologie, ci sovrastano da padrone. Ne dipendiamo perché non abbiamo fiducia in noi stessi. Non ci riteniamo capaci di giudicare e di pensare in proprio. La massa vede le idee in alto, in un mondo iperuranico, di cui gli intellettuali sono gli indispensabili intermediari e i sacerdoti, munifici elargitori delle verità nascoste; che rivelano solo quel tanto che occorre ad incentivare e ad invitare la massa a rivolgersi a loro umilmente. Ma la maggioranza non crede più in nessuna idea, non si aspetta nulla di nuovo né di buono dai pretesi oracoli. Difatti i loro studi si riducono a citazioni vicendevoli di nomi e bibliografie. È vietata ogni originalità. Gli accademici ritengono di loro esclusiva competenza le questioni di cui si sono appropriati, ai fini di interesse e di successo personale, per parlare solo essi e fare tacere le masse: che essi dovrebbero invece servire. Le università, a cominciare da quelle del diritto, sono sorte al servizio dell'imperatore, per dargli ragione e giustificarne le conquiste. Dopo le incoronazioni degli imperatori da parte del Papa, gli imperatori, per contrapporsi al Papa e liberarsene, si costruirono una fonte di legittimazione per loro conto: le università, in cui la cultura era al servizio della politica. Per questo il diritto codifica lo stato di fatto ed è a sostegno della violenza, il suo contrario. Le idee diventano una giustificazione per l'autoaffermazione naturale, per le negazioni vicendevoli fra le entità, individuali e collettive, in quanto ritenute separate dalle radici. La conoscenza umana viene deviata al servizio del suo opposto, la forza del procedimento naturale, in politica e nelle religioni. le masse e gli intellettuali dipendono dai capi, ma i capi dipendono dalle opinioni pubbliche di base (oggi però manovrate dagli intellettuali, su ordine dei capi) Esiste il modo di riportare le idee nella realtà dell'insieme della vita. I tre poli (basi, vertici e intellettuali) si attraggono e si respingono a vicenda. Finora la prevalenza dei capi ha attirato l'opera degli intellettuali a proprio beneficio e a danno delle masse, per mantenerle sottoposte e passive. Bisogna che siano queste a capovolgere i rapporti di dipendenza con i rispettivi vertici. Così otterranno che le conoscenze degli specialisti tornino a vantaggio dell’umanità, destinataria logica di tutto e perciò anche ultimo giudice dei valori e delle regole del gioco. L'importante è non lasciarsi impressionare dai giganti. Hanno i piedi di argilla. Le teorie che codificano il diritto delle posizioni privilegiate sono il risultato della forza, che è il contrario del diritto. I volontari di base diverranno i promotori delle innovazioni e delle soluzioni del mondo: tendendo a unificare l'umanità, la libereranno dai capi. Creeranno quello spirito unitario che oggi si forma solo all'interno delle collettività grazie alle ideologie, che sono le idee deviate a strumenti dei poteri. A tal fine non devono lasciarsi impressionare dalle teorie, o meglio da coloro che le rappresentano; i quali sono manovrati dal procedimento naturale come tutti, e si regolano secondo le loro quattro idee di interesse pratico, a cui asserviscono le stesse teorie. I nuovi emergenti di base capovolgeranno i rapporti di forza coi capi. Poi le spiegazioni teoriche dei loro diritti seguiranno automaticamente. Le giustificazioni e le dimostrazioni dei diritti e dei doveri sono sempre al servizio di chi si impone. È la scelta operativa di partenza quella che conta. Le conoscenze e i riconoscimenti si adeguano in seguito; e serviranno a tale scelta. Ora gli interessi personali degli operatori coincideranno con quelli dell’umanità. E le loro modalità di azione coincideranno con le finalità: di predisposizione all’umanità, in forma di offerta e insieme di richiesta di collaborazione. si tradurranno le ideologie nel comune denominatore dei rapporti di potere, da cui derivano La conoscenza si metterà automaticamente al servizio dell'azione che si deciderà di intraprendere. Ci si renderà conto della complessità dei problemi finora lasciati ai capi; non ci si limiterà semplicemente a declamare belle parole, credendo che basti gridare “pace pace” per ottenerla. Non ci si limiterà a protestare, a contestare; ma ci si impegnerà a fare. Si realizzeranno progetti complessivi, che sostituiscano la necessità dei capi. Questo non avverrà improvvisamente, da un giorno all’altro, come siamo abituati ad immaginare attenendoci allo schema degli avvenimenti del passato. Ma è l’indicazione di come si delineerà la storia futura. All’inizio questi interventi locali e dal basso non verranno neppure avvertiti dai poteri. Saranno come punzecchiature sulla pelle di un elefante. Perché è possibile attuarli particolaristicamente, nel proprio ambito, senza disturbare i “manovratori”. Dei quali anzi continueremo ad avere bisogno; anche se li andremo ridimensionando progressivamente. Ciò che si indica è il compimento della democratizzazione iniziata 250 anni fa, con l’Illuminismo. I poteri tradizionali e l'economicismo continueranno ai margini, proprio a sostenere la nuova linea di azione. Occorre dunque la decisione operativa, di proporsi l'unità umana, perché gli specialisti culturali passino dalla nostra parte. Le idee e le ideologie sottostaranno alla nuova impostazione; servendo alla quale realizzeranno pienamente sé stesse e troveranno le soluzioni anche teoriche, oggi ritenute impossibili. Ogni potere ha un dovere. È un potere solo per questo. E, inversamente, ogni dovere ha un potere. Gli animatori di base hanno un potere potenziale; e sarà la loro creatività personale poi ad attuare tale potenzialità. In tal modo si sdoganerà la cultura ufficiale. La si metterà al servizio dei rappresentanti delle basi e la si renderà funzionale all'attività umana. Le idee e le teorie si ricomporranno in unità a monte solo se utilizzate come funzione attiva. Le sintesi delle azioni operative sull'esterno risolvono le idee all'interno, unificandole. Il compito dei vertici diverrà puramente organizzativo ed esecutivo: di fornire le strutture ed i mezzi alle basi che vorranno operare nel senso del nuovo diritto, teso a unificare l'umanità. si ridistribuirà il potere a tutti gli uomini sotto forma di libertà Da questi partiranno gli ambasciatori ai rispettivi omologhi in guerra altrove. Diranno quali sono i diritti e doveri degli egemoni (servire i subordinati fornendo strutture e comunicazioni) e dei subordinati (giustificare tali richieste con programmi di interesse generale umano). Gli animatori pubblicizzeranno tali incontri e li valorizzeranno col sensibilizzare le opinioni pubbliche. Così otterranno dalle amministrazioni locali strutture e patrocinio, sostegni economici e riconoscimenti. Dato che, da tale nuova forma di cultura, le amministrazioni trarranno lustro e credibilità anche ai fini politici. Le amministrazioni poi si avvarranno sulle superiori, fino all’ONU. Gli specialisti della cultura ufficiale saranno coinvolti negli incontri degli emergenti di base come consulenti e avvocati al servizio dell'umanità, non più dei capi, che involontariamente sono contro l'umanità in quanto sono l'espressione della naturalità, della imposizione dall’alto e dell’emotività, non della ragione e della giustizia. Saranno le basi delle università, i docenti non ancora cristallizzati, che serviranno da consulenti ai rappresentanti delle varie posizioni nelle cattedre pluralistiche di base. È sufficiente coinvolgere quelli periferici, che hanno interesse a farsi conoscere e considerare. Essi usufruiranno così anche per sé stessi dei mezzi di comunicazione. Le università ufficialmente già dichiarano di mettersi a disposizione e al servizio della società. In realtà si mettono al servizio dei rappresentanti di questa, ossia dei vari generi di poteri. Perché la società è ancora impersonale e non è rappresentata da nessuno; non ha referenti, che possano fare da interlocutori. Ora invece li avrà, perché i promotori emergenti si presenteranno a nome di tutti, a titolo della collettività. Anzi, solo con questa referenza dimostreranno di avere il diritto ai mezzi anche per sé stessi. ognuno ha qualcosa da dire e da fare in questo mondo I rappresentanti locali dei vari campi si metteranno alla pari dei rispettivi vertici (culturali, politici e religiosi), nazionali e mondiali, perché saranno sostenuti da un’opinione pubblica consapevole e matura, e perciò autoreferente ed esigente, in continua espansione. Che non interferirà con i vertici tradizionali. Anzi, promuoverà l’autorevolezza dei contenuti di questi, quello che c’è di valido nelle ideologie, le intenzioni autentiche di origine. Ciò permetterà il sorgere di tanti nuclei dal basso; che si organizzeranno tra loro, e così costringeranno le amministrazioni pubbliche a servirli. Avverrà l'unificazione a rete; e le autorità locali saranno indotte dalle opinioni pubbliche a fornire mezzi, strutture e patrocinio. Questa prima parte del progetto collegherà e congiungerà i tanti circoli locali tra loro e con i vari poteri. Ciò avverrà per l'interesse di ognuno e di tutti (benché rappresentanti di ideologie opposte) ad usufruire e ad avere a disposizione i mezzi di comunicazione e di collegamento col resto del mondo; che un po’ alla volta coinvolgeranno e includeranno tutto ciò che occorre alla vita. La predisposizione del nuovo sistema all’umanità renderà inutili gli attuali traumi esterni, le guerre e i conflitti. Non si legittimeranno più coloro che useranno le imposizioni per sostenere idee e diritti. Ci si accorgerà anzi dell'irrazionalità e dell'ingiustizia di questo comportamento istintivo, emotivo e controproducente. Non si parlerà più a vuoto fra le singole persone sul come dovrebbero andare le cose di questo mondo, e poi tornarsene a casa. Ma si potrà intervenire a cambiare localmente la situazione quel tanto che occorre perché le entità, individuali e collettive, possano esprimersi ed estrinsecarsi in forma di orientamento per il progetto universale. Si farà presente l'esigenza di istituire i mezzi di comunicazione in risalita, dalle basi ai vertici. Sarà questa organizzazione alla fine la vera conquista: su cui convergeranno gli interessi di entrambi gli opposti, di ogni genere e livello. Dalla possibilità di intervento e di controllo delle basi sui vertici deriverà ogni soluzione contenutistica, teorica e pratica, delle idee e dell’economia. Anzi, i vertici otterranno riconoscimenti sempre maggiori generalizzando le novità periferiche, ed estendendole al mondo da essi dipendente. Solo così giustificheranno la propria sussistenza, ai fini puramente organizzativi ed esecutivi, di fronte alle opinioni pubbliche, consapevoli del proprio diritto di riferire tutto a sé e perciò alle proprie decisioni. il nuovo ordine umano prefigurerà l’assoluto finale I lupi da cui ci salvavano i nostri pastori erano i pastori degli altri greggi. Ora si risistemeranno i rapporti fra le collettività esterne, unificandole dal basso e perciò senza bisogno di poteri, e si libereranno perciò le persone dai capi, non più necessari a guidare la propria collettività, in quanto questa non sarà più separata e “disorientata”. Avrà imparato ad orientarsi in termini e in forme di rapporti diretti ed omogenei con le altre. Così non ci sarà più bisogno delle ideologie; o meglio, della strumentalizzazione a cui le ideologie erano deviate, e da cui derivavano i mali e gli errori. Invece si valorizzeranno i contenuti delle ideologie: dato che esse sorgevano come segnale di quello “che avrebbe dovuto essere”, e perciò rappresentavano una conquista spirituale e razionale ogni volta, appunto la guida a quello che l’umanità “dovrebbe essere”. Ora faremo coincidere perciò il “dover essere” delle cose con il loro “essere” reale. Le associazioni culturali periferiche, con l’appoggiarsi alle rispettive centrali mondiali, universalizzeranno come regola generale le soluzioni locali, interpretate come vie di convergenza tra la creatività del singolo e la vita di tutti. I collegamenti esterni saranno predisposti in funzione della creatività di ciascuno, per l'estrinsecazione della sua interiorità in forma di sintesi del mondo. Si eleveranno a protagonisti gli individui di base, i cosiddetti “Senza storia”, non più a parole (illudendoli di esserlo già), ma predisponendo attorno ad essi il mondo pronto ad accogliere il loro intervento creativo. Le collettività saranno risvegliate e liberate: scopriranno la propria identità proiettandosi attivamente al futuro, nella funzione dinamica del creare l'identità unitaria umana. L'organizzazione necessaria a ciò terrà il posto delle illusorie certezze attuali, che renderà realtà concrete. Sarà il nuovo ubi consistam, al posto delle pretese verità assolute (oggi viste come “da imporre”: e così, eliminando i sostenitori delle altre, illudersi di averle fatte essere di fatto). Il nuovo ordine umano sarà il punto di appoggio e di orientamento per ciascuno e per tutti; rappresenterà il criterio oggettivo e scientifico di valutazione dei comportamenti, facendo convergere l’etica con l’utilità; prefigurerà in sé, ad ogni passo, l’Assoluto finale. |