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I Forte in Venezuela alla quarta generazione
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Le vicende migratone della mia famiglia sono in certo modo esemplari, perché scaglionate nel tempo secondo i flussi prevalenti delle relative epoche: mio nonno Ugo (1867-1947) andò nei paesi dell'ambito mitteleuropeo col padre Innocente (+1885) che intelligentemente gli fece frequentare le scuole in Germania, sicché nonno Ugo potè evitare i lavori più pesanti e, rientrato in patria, trovò un buon impiego (coll'ing.Cantoni a Udine) e in paese potè essere socialmente utile con l'insegnare il disegno e con il prestare la sua conoscenza del tedesco per la corrispondenza degli emigranti. Dopo la Prima Guerra Mondiale fu la volta dei suoi figli: mentre Primo, che aveva fatto la guerra ed anche subito un periodo di internamento a Mauthausen, restò impegnato per i campi di famiglia, Aldo e Livio intrapresero l'emigrazione transoceanica, che allora andava facendosi massiccia. Ebbero una storia drammatica entrambi: zio Aldo fu ucciso per rapina a Buenos Aires e zio Livio subì il trauma dell'affondamento della nave «Mafalda» (1927); si salvò fortunosamente ed ottenne anche un impiego governativo, a Entre Rios (Paranà), ma non ebbe lunga vita. Mio padre Nino (n. 1909) rimase col nonno finché questi visse; si sposò con Leonilde Eustacchio di Urbignacco ed io nacqui proprio all'inizio della Seconda Guerra Mondiale (1940). A guerra conclusa, benché mio padre avesse un ottimo lavoro ed anche migliori prospettive future, l'atavico spiritello migratorio dei Friulani e forse anche l'influenza degli amici fecero sì che decidesse di emigrare in Venezuela (1951) dove mia madre lo raggiunse ben presto (1952), mentre io rimasi affidato alla zia Maria, per completare le Scuole Medie Inferiori a Udine (come interno al Collegio di Toppo Wassermann). Intanto i miei ebbero modo di sistemarsi bene e nel 1955 mia madre venne a prendermi. Non ebbi difficoltà ad inserirmi nel nuovo mondo e continuai gli studi, conseguendo la Laurea in ingegneria nel 1966. L'intendimento dei miei era quello di rientrare in breve e definitivamente in Friuli, ma io ebbi un'ottima offerta di lavoro dalla Creole Petroleum, società sussidiaria della Esso americana e ciò mi allontanò per la prima volta dalla famiglia. Questo segnò senz'altro il mio destino, perché conobbi lì mia moglie (sposata nel 1967) e mi legai definitivamente a questa nuova terra, senz'altro ricca di opportunità e prospettive. Quando avvenne la nazionalizzazione delle industrie petrolifere venezolane (1976), io passai alla P.D.V.S.A. che è la più importante impresa del settore e dove attualmente ricopro un posto dirigenziale nel campo della Produzione e Ricerca. Ho la doppia cittadinanza, e friulano, italiano, venezolano mi sono famigliari nella stessa misura. Ho portato mia moglie a conoscere il mio paese e dei miei tre figli i due maggiori sono stati pure a Buja e quanto prima ci manderò anche Claudio junior. Poiché il mio lavoro talvolta comporta anche la necessità di viaggi in altri continenti, quando vengo in Europa approfitto per rivedere Buja. Ora il mio figlio maggiore si è sposato ed ha avuto a sua volta un maschietto: siamo così alla quarta generazione dei Forte in questo Paese. Purtroppo, ed inevitabilmente, di generazione in generazione si allenterà il rapporto col paese d'origine, ma io farò in modo di consegnare ai miei discendenti la memoria della terra friulana, che io amo ancora tanto e che è il sentimento che quasi divide in due il cuore dei miei genitori i quali, nonostante l'età avanzata, passano l'inverno a Caracas, poi tornano regolarmente nella casa di Avilla, ristrutturata prima del terremoto e rifatta poi dalle fondamenta, con tanti sacrifici e tanto amore. Oggi la grande mobilità umana ed anche la sempre più rapida possibilità negli spostamenti tolgono peso al termine emigrazione e tolgono anche il senso di irreparabile separatezza che tale termine comportava nel passato. |