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La "Fontana del Fornaciaio" di Renzo Violoni |
Tempo fa, su un numero di un Boletin del Fogolâr, accennai che ad Haidhausen, cittadina alla periferia di Monaco di Baviera, i cittadini locali realizzarono un monumento: "La fontana del Fornacio", dedicata ai fornaciai friulani. Dall'ultimo numero di"Buje Pore Nuje", appresi l'avvenuto gemellaggio con un'altra cittadina bavarese, Vilsiburg, che si effettuò con grande partecipazione di autorità e della cittadinanza del paese di Buia, il giorno 25 Maggio 2001, in Baviera. Nell'Aprile del 2002 questa manifestazione è stata reciprocata dal comune di Buia, con molti partecipanti bavaresi. Considero questo un fatto storico molto importante tra queste due regioni, con un elogio particolare ai bavaresi, per aver saputo immortalare il grande contributo dato dai nostri fornaciai friulani, con l'erezione di un monumento e recentemente con un gemellaggio. Questa emigrazione verso la Germania, e prevalentemente verso la Baviera, dei fornaciai Buiesi, ebbe inizio nel 1815. Quando si dice "Buiesi", non s'intende dire che siano stati solo fornaciai di Buia, ma si comprendono i paesi limitrofi, nonché i fornacieri della zona che va dalle colline fino alla bassa friulana. Buia era considerata la "Capitale" di questi fornaciai, per i loro famosi "capuciàts"; fuochisti, stampatori e manovali. (Analoga situazione era con i terrazzieri della destra Tagliamento, con "Capitale Sequals"). Si sa che Monaco di Baviera, dopo la guerra Franco-prussiana, ebbe per diversi anni uno straordinario "boom" edilizio. Dal 1870 i soldi circolavano a palate, grazie alla enorme somma che la Francia dovette sborsare all'Impero Germanico, che continuò ininterrotta fino al 1914. Si dice che a Monaco di Baviera non ci sia un mattone che non abbia avuto l'impronta, e il sudore dei nostri fornaciai friulani. Durante il periodo della prima guerra mondiale (1914-1918), per ovvie ragioni, vide una parentesi di crisi. L'emigrazione riprese, anche se con ritmo più ridotto, dalla fine della prima guerra, fino all'inizio della seconda guerra mondiale. Nel 1914, mio nonno dovette abbandonare una fiorente fornace di laterizi, con oltre 200 operai e rientrare in Friuli con sole poche cose personali, causa la guerra contro l'impero Austro Ungarico. Una nota storica importante, è stata la venerazione dei fornaciai Buiesi verso la Madonna, tanto che nel 1876, ingaggiarono un artista bavarese che modellò una Madonna in argilla e poi da loro stessi cotta in una fornace. La battezzarono la "Madone de Salut". I fornaciai che rientravano a fine stagione, la trasportarono poi a piedi, in spalla ed a turni, fino alla Chiesa di Avilla di Buia. II Leader di tutto questo, era un famoso "capuciàt" di questa frazione di Buia. Questa Chiesa fu distrutta dal terremoto del 1976, ma la statua rimase illesa ed ora fa spicco nella nuova moderna ricostruita casa del Signore, Per chi si recasse nella zona collinare friulana di Buia, dovrebbe assolutamente fare uno sforzo e far visita a questa nuova Chiesa, che è più una moderna galleria d'arte, per i nomi prestigiosi, italiani e stranieri, che parteciparono al suo decoro. Dalla fine della seconda guerra, questa professione e tradizione di fornaciai, si eclissò con l'evento di tecnologie industriali più efficaci e economiche. Per questo certi fornaciai buiesi, non si arresero e cercarono nuovi orrizzonti. Li vediamo in certi paesi dell'Africa, in Australia, in Venezuela, in Brasile e Argentina, Stati Uniti e Canada, dove già ce n'erano di fornaciai buiesi sin dalla fine dell'ottocento, Qui ad Ottawa, quando arrivai nel 1950, precisamente nella zona del Billings Bridge, ove ora si trova il "Billings Bridge Shopping Center", era in funzione una grande fornace (briccaiarda), che operò fino alla fine degli anni cinquanta, sotto il nome di Merkley Brickyard, Per la cronaca, in questa fornace si trovavano alcuni friulani della zona collinare buiese, con mansioni di specialisti fornaciai. I fratelli Selmo e Pieri Bortolotti ed il - cugino Luigi Bortolotti (Vigi Pagjele), di Maiano, per diversi anni erano impiegati da detta ditta. Interessante sapere l'influenza che ancora hanno certe parole nella nostra lingua friulana, inserite dalla nostra emigrazione, sulle fornaci della Germania. Ed ecco un saggio: LODAR, giaciglio. "Lager" in tedesco significa un cassone che AUF. sveglia, dal tedesco "auf" su. In questo caso, inteso come è l'ora di alzarsi. Usato anche per incoraggiare a lavorare più svelti, per muoversi. Si sente sovente questa espressione, non * solo verso gli uomini, ma anche verso le bestie da tiro. BINTAR. sprecone, squattrinato. Dal tedesco "winter-arbeiter", significa quell'operaio che lavorando tutta la stagione, non aveva risparmiato neppure un soldo per ritornare a casa, dovevano trascorrere tutto l'inverno vagabondando, un BOMBO, come si direbbe qui in Canada Bintar, parola molto usata nella zona collinare friulana, sia in tono spregiativo che scherzoso. BLEC. dal tedesco "flick", o anche "flek", pezzo di stoffa usata per rattoppare indumenti come "bregòns e comedòn di gjachetes",
CRAMAR. dal tedsco "Kramer". piccolo commerciante. Da noi usato per indicare un merdaiolo ambulante, venditore di puntine, aghi, bottoni, stoffe, ecc CARTUFULE. dal tedesco "kartoffel". Patates in friulano. "Cartufule", parola molto usata in Carnia. MENEOLT. bietola, dal tedesco "mangold", (o più propriamente "shnittmangold"). Ortaggio che si mangia generalmente cotto. In altre parti del Friuli è conosciuta con il nome di blede, jerbuce, piês. In Canada è nota con il nome inglese di "swisschard". CAPUCIÀT. in italiano capoccia. In friulano è una parola prettamente connessa alla fornace, e significa il capo di una fornace che ha ottenuto l'uso di una fornace in appalto dal proprietario, per il periodo di una stagione (5-6 mesi). Si occupava del reclutamento degli operai, pagati a contratto, tanto per mille mattoni, siano cotti o non, e ricevevano vitto e alloggio, consistente di: Polente, Formadi e il Lodar! |