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 Pionieri buiesi fondano una colonia nel cuore dell'America

di Pietro Menis

 

Il 26 e 27 dicembre 18 96 a Buia si era celebrato un eccezionale avvenimento, la benedizione delle due chiese maggiori e cioè quella di S. Stefano, l'attuale duomo, e quella di Madonna. Le due fabbriche non erano completate in tutte le loro parti, ma, essendo sviluppate su fabbricati preesistenti, erano giunte ad uno stato da poter essere funzionanti e quindi da contenere i fedeli che assistevano ai sacri riti.

Per un momento le rivalità campanilistiche sembravano essersi assopite, travolte dall'ondata di entusiasmo per le mete raggiunte e per le manifestazioni che si erano programmate per festeggiare il fausto avvenimento.

L'arcivescovo di Udine Mons. Berengo nelle cerimonie e nei ricevimenti che erano seguiti si era compiaciuto col clero, con le autorità e con la popolazione per quanto avevano saputo realizzare con entusiasmo, con sacrificio e slancio di fede, superando difficoltà ed affrontando oneri gravosi  (1).

L' eco degli avvenimenti buiesi raggiunse confini lontani dove i nostri bravi emigranti erano sciamati in cerca di lavoro e quindi del pane quotidiano.

Ne abbiamo testimonianza nella lettera di un emigrante buiese che, a nome di tutti i compatrioti, si indirizzava al Pievano Pietro Venier, dall'America del Nord, nel Tennessee, in data 17 gennaio  18 97.

La lettera era stata redatta da Alessandro Collorigh per chiedere informazioni di uno zio, Giovanni Giacomuzzi che abitava ad Arrio e che, per terza persona, aveva saputo che era ammalato; come poscritto, nella terza pagina del foglio scriveva così  (2).

« L'intiera colonia buiese di Morny che è compresa di 18 famiglie, ha sentito con piacere che Buia ha festeggiato tre giorni in occasione dell'arcivescovo sulla benedizione delle chiese di S. Stefano e di Madonna e che l'accoglienza fu con due musiche Artegna e Gemona.

Però noi pure entro il marzo p.v. speriamo di fare benedire la nostra; sue dimensioni lunghezza 60 piedi - larghezza 35 - altezza piedi 26.

Il tipo lo fece un distinto giovine italiano premiato per lavori consimili a Parigi, all'Europa e per l'onore della Nazione, prestò l'opera sua limitandosi al peculio. Zoccolo in pietra mosaico - superiormente in mattoni forma Gotica, con Basilica interna.

Qui in ultimo la Colonia intiera che s'associa a me porge un emporio di saluti al loro buon Pastore ed a tutto il Clero Buiese augurando a tutti un felice e prosperoso proseguimento sul novello neonato 97, migliore del cessato. Leonardo Mittone detto Falon fa prodigi abbenchè ha numerosa famiglia. Coglie l'occasione anche la famiglia Alessio che in modo speciale manda a tutti compresi i suoi vivi distinti saluti ».

Grazie alla cortesia di un discendente delle famiglie originarie di Buia stabilite a Morny nel Tennessee, il sig. Carlo Alessio, nato laggiù nel 1890, possiamo oggi fare, sia pure a grandi tratti, la storia di quella colonia italiana stabilita nella località, nell'ultimo quarto del secolo scorso. L'Alessio nel 1968, da Nashville, la capitale dello Stato dove si era stabilito, volle visitare l'Italia. Dopo di essersi fermato a Roma e Pompei, risaliva a Firenze, Milano e Venezia e da qui, alla terra dei padri, Buia, un nome che gli era caro perchè nella sua lontana giovinezza lo aveva sentito nominare ogni giorno dai suoi vecchi, dai conterranei.

Arrivò una sera e prese stanza nell'Albergo Cavalletto. Il mattino dopo era già in piedi e, pur senza conoscere la lingua, riuscì a individuare la casa dove era nato suo padre e dove era nata sua madre, conobbe i borghi dei buiesi americanizzati; sostò nel Cimitero, scattò fotografie e... venne anche da me. Dopo una settimana ripartì, commosso e felice, ripromettendosi di ritornare, scordando la somma degli anni che gli gravavano sulle spalle: difatti moriva l'anno dopo.

L'Alessio una volta tornato in America si fece premura di mandarmi il «materiale» atto a tessere la storia dei  «pionieri», fondatori della colonia di Morny, e cioè la fotocopia dell'anagrafe degli italiani di quella comunità, ritagli di giornali, fotografie che egli stesso aveva scattato.

Da questi documenti possiamo elencare le «Families That immigrated from Buia to Morny, Davidson County, U.S.A. - 1876 to 1889».

E sono queste:

Conchin Domenico nato nel 1829 e moglie Marianna; Aita Angelo nato nel 1843 e moglie Mia Ursala (Ursella); Un Forte del quale non è riportato il nome nè l'anno di nascita e la moglie Teresa; Leonardo Metone (Mittoni) Falon nato nel 1836 e moglie Anna; Pedro Toso nato nel 1850 e moglie Margeritta Forte; Domenico Forte nato nel 1845 la moglie Ansula; Antonio Moleniro (Molinaro) nato nei 1830 e moglie Elisabetta Forte; Sava Antonio nato nel 1834 e moglie Vittoria; Federico Sava nato nel 1859 e moglie Virginia; Forte Giovanni nato nel 1854 la moglie Regina; Innocente Collerigh nato nel 1819 e moglie Elena; Pietro Forte nato nel 1857 e moglie Isolina Collerigh; Giuseppe Ursella nato nel 1829; era scapolo ed era chiamato Joe Pitti, forse un personaggio leggendario o famoso del luogo; Alessandro Collerigh nato nel 1854 e moglie Minnie Metone (Mittoni); Costantino Alessio nato nel 1836 e moglie Elisabetta Barnaba; Francesco Alessio nato nel 1857 e moglie Anna Calligaro; Domenico Aita nato nel 1371 e moglie Bena Conchin: Giovanni Rottaro nato nel  1843 e moglie Clemente Ursela   (Ursella).

Risulta cosi che alla fine del secolo, in quella lontana contrada, esistevano ben 119 buiesi che non vedranno mai più la loro terra natale, il volto dei congiunti qui lasciati, che, presi dalla vita e dalle attività, scorderanno il «vecchio mondo», le sue tradizioni, i suoi costumi, la sua lingua...

Eppure, in fondo al cuore di questi «pionieri» del Tennessee, qualcosa di quanto avevano appreso ed imparato sulle ginocchia della madre, era rimasto ben radicato, la fede in Dio. Nelle loro case spesso arrivava il sacerdote missionario, perchè la loro era terra di «missione» e celebrava la Messa, distribuiva l'Eucarestia, amministrava il Battesimo, assisteva gli sposi, benediva i morti.

Quando la colonia di Morny decise di costruirsi la prima chiesetta i nuclei familiari sul luogo erano ventinove: diciotto quelli buiesi, come abbiamo visto, due camici, due calabresi, un genovese e sei originari della Germania.

A questo punto è bene lasciare parlare i documenti che ci ha inviato Carlo Alessio. E' una storia redatta sulle memorie dei coloni sopravissuti, sui documenti conservati nelle case.

«Pochi periodi della storia della chiesa cattolica nel Tennesse — scrive un giornale, il The Cresset —, possono essere comparati per interesse e importanza a quello che comprende la origine ed il progresso della chiesa di S. Lorenzo di Paradise Ridge (Morny), perchè mai prima di allora nella fondazione e stabilimento di una missione si erano accumulati tanti fatti ed eventi che dimostrarono la fede e lo zelo, l'energia e la tenacia delle popolazioni che per prime si stabilirono in questa zona di colonizzazione ».

I primi a mettere radice furono quattro famiglie provenienti da Cincinnati nell'anno 1868. A questi, otto anni dopo, nel 1876, si unirono «Giuseppe Ursella e Domenico Conchin della parrocchia di Buia, Italia del Nord», stabilendosi a Paradise Ridge.

FAMILIES THAT IMMIGRATED FROM BUIA TO MORNY, DAVIDSON COUNTY, TENNESSEE, U.S.A.

1876 to 1889

CONCHIN FAMILY

 

Born

Deceased

Husband

Domenico

Buia, 1829

Morny, Tennessee - 1893

Wife

Marianna

Buia, 1837

Morny, Tennessee - 1904

Son

Mathew

Buia, 1872

Morny, Tennessee - 1958

Son

Johnny

Buia, 1874

Date of Death Unknown

Daughter

Amelia Conchin Ceganero

Buia, 1876

Died in Texas, Date Unknown

Daughter

Bena Conchin Aita

Buia, 1878

Died in Tannessee, 1960

Daughter

Louisa Conchin Hazelwood

Buia, 1880

Tennessee - 1917

Daughter

Govanna

Tennessee, 1884

Living in State of Illinois

Son

Domenco

Tennessee, 1882

Date of Doath Unknown

Son

Joseph

Tennessee, 1887

Tennessee, 1958

ANGELO AITA FAMILY

 

 

 

Husband

Angelo

Buia, 1843

Morny, Tennessee - 1905

Wife

Mia Ursala

Buia, 1851

Morny, Tennessee - 1938

La prima pagina dell'anagrafe di Morny (U.S.A.).

Di lì a due anni, nel 1878, «una spedizione di immigrati pure di Buia si stabilirono nelle immediate vicinanze». Il gruppo «dei coloni era costituito di Angelo Aita, Antonio Molinaro, Innocente Collerigh». Ma ecco che ancora l'anno appresso, 1879, ai primi coloni buiesi si aggiunsero le famiglie di Giovanni Forte e Leonardo Mittone.

«Durante gli anni 1881-82, Giovanni Costello da Genova e Giovanni Cigainero da Buia a Paradise Ridge fecero il loro futuro soggiorno».

Negli stessi anni fecero «altrettanto due famiglie tedesche di immigrati che vivevano nelle vicinanze». Un altro gruppo di famiglie, sempre di origine tedesca provenienti dall'Ohio, si stabilivano fra i «cattolici» della «missione» nel 1884.

Fu nel 1883 — prosegue la relazione — che questa piccola comunità cattolica, dopo una assemblea dai loro capi, decise di costruirsi una chiesa. Fra gli incaricati di scegliere il terreno dove doveva sorgere il sacro edificio troviamo tre buiesi: Antonio Molinaro, Innocente Collerigh e Angelo Aita.

Giovanni Costello, il genovese, donò subito un acre di terreno per l'occorrenza e allora subito con slancio si misero, come un uomo solo, a con slancio si misero, come un uomo solo, a fabbricare la loro chiesa; un'aula di piedi 18x30 in « tronchi squadrati » che era finita per il seguente novembre.

La «congregazione unanimemente desiderò che fosse intitolata a S. Lorenzo Martire» (3). Il 2 dicembre 18 85 la chiesetta veniva consacrata, dal vescovo di Naschville.

Ma non trascorse gran spazio di tempo che il tempietto si rivelò insufficiente al rapido sviluppo della colonia e allora la comunità si riunì in assemblea e decise concordemente di erigere una chiesa più capace, e doveva essere di «mattoni».

Di preparare progetti e piani di finanziamento vennero incaricati tra l'altri, i buiesi Antonio Molinaro, innocente Collerigh e Angelo Aita. Correva l'anno 1895, dieci anni appena dalla prima costruzione sacra su l'altura Paradiso.

Intanto i «membri della congregazione preparavano i mattoni, formati a mano con argilla trovata sul luogo e poi cotti» in fornaci primordiali  (4).

Ed ecco a questo punto farsi alla ribalta della scena un nuovo personaggio «nostrano», Giovanni Vitale; l'anagrafe di Morny dice soltanto che era «nato in Carnia» e che aveva sposato «una Forte di Buia», ma nata laggiù nel 1882  (5).

Al Vitale dunque veniva commesso l'incarico dei lavori da eseguirsi in «pietra e mattoni di rinforzo per il valore di 300 dollari».

La pietra angolare della nuova fabbrica venne collocata nel dicembre del 1895. «Da quel momento il lavoro venne rapidamente portato avanti dall'impresario-architetto Giovanni Vitale» (6).

Dice la storia che «cattolici e protestanti vi concorsero con prestazioni di mano d'opera e denaro in gara commovente, tanto che in due anni il tempio era finito»; infatti veniva benedetto il 27 settembre 18 97 dal vescovo di Naschvila pristina chiesetta di tronchi squadrati «venne trasportata ad un lato del terreno perchè ricordasse ai membri della comunità le prime lotte ed i primi travagli », in quella che era un giorno non lontano «una foresta pressocchè intatta».

Su «l'altura Paradiso» trovarono il riposo eterno, in grembo alla terra, i nostri emigranti, pionieri in quella lontana contrada; una fotografia sbiadita, scattata da Carlo Alessio mostra i loro tumuli, contrassegnati  da  piccole  lapidi  o croci, sparse senz'ordine sotto annose piante, avanzi dell'antica foresta che allignava un tempo nel luogo selvaggio, che essi con l'ingegno ed il sudore della loro fronte avevano saputo redimere e rendere feconda.

NOTE

1)     I particolari delle cerimonie si possono leggere sul libro storico della Pieve di Buia, redatto dal pievano  Venier,   1864-1902 .

2)     I Collorigh e i Giacomuzzi appaiono nell'anagrafe di Buia dopo il 1800, senza indicazione della loro provenienza. Certamente erano imparentati fra di loro. Difatti Alessandro Collorigh, l'estensore della lettera citata, diretta al pievano, chiama « zio » Giovanni Giacomuzzi ed assicura che questi l'ha « sempre teneramente amato come figlio » e che lui « contracambiava tenendolo pere genitore obbedendogli nei prestigi tanto famigliari che come fruttivendolo ». Forse a questo commercio si deve la presenza delle due  famiglie   nella   nostra   Contrada.

Dalla risposta del pievano, si apprende che il « fruttivendolo » Giovanni Giacomuzzi, non lasciava eredi diretti. Mons. Venier scriveva che lo zio era morto l' 8 gennaio 18 97 e che la sua «sostanza», aggiuntesi sulle seimila lire, dopo assolto ai vari « legati », doveva essere divisa fra i nipoti e la serva « per tre anni e mezzo di servizio »; ai « nipote e figliozzo Alessandro Collerigh » aveva assegnato la cifra di lire  duecento.

3)     La scelta del santo titolare della chiesa di Paradise Ridge si deve per certo ai nostri buiesi; infatti la millenaria Pieve di Buia è dedicata a S. Lorenzo martire.

4)     Dove sono dei buiesi non potevano mancare i mattoni; ad essi infatti, da antichissima data viene riconosciuta competenza e specialità nel  settore.

5)     John Vitale aveva laggiù un fratello scapolo di nome Giuseppe anche questi, « nato in Carnia » nel 1857.

6)     Trattasi evidentemente del « distinto giovane italiano premiato per lavori consimili a Parigi e che prestava l'opera sua limitandosi al pecunio » cioè senza esigere l'intera sua competenza quale architetto e dirigente dei lavori.