La strada di Germania di Guglielmo Pitzalis | |
Per tre volte nel 1997 abbiamo ripercorso la "strada di Germania" ritrovando puntualmente i luoghi della storia della nostra gente, così come fin dalla nostra infanzia li avevamo sentiti narrare e come ce li eravamo immaginati in questi anni di appassionata ricerca, a conferma di tante fotografie e di altri documenti. Un legame della memoria sancito dalla partecipazione ufficiale del nostro sindaco, dalla presenza di una delegazione bujese alla inaugurazione della mostra del museo di Vilsbiburg, dalla gita organizzata insieme dalla "Società Operaia di Mutuo Soccorso ed Istruzione" con "Chei di Ursinins Pizzul" e con l'"Associazion culturâl El Tomât". Nel piccolo cortile dell'Heimatmuseum di Vilsbiburg, il 3 maggio abbiamo ascoltato le parole di Peter Barteit, di Lambert Grasmann, di Fritz Markmiller, di Martin Priller e di Pierluigi Calligaro tutte dedicate alla analisi della storia dei fornaciai friulani in Baviera e ai documenti e alle testimonianze ivi raccolte. Il primo di giugno nella sala consiliare del municipio di Vilsbiburg rincontro ufficiale delle delegazioni dei due comuni, guidate dai rispettivi sindaci, occasione per conoscere non solo la storia ma anche la realtà attuale delle due comunità che vedono rinsaldarsi l'antico legame del lavoro e della fatica nella rinnovata speranza di un comune futuro europeo: assume così un significato particolare la lunga lista di firme, aperta dal nostro sindaco, sul registro degli ospiti d'onore del comune di Vilsbiburg. Infine, lungo le antiche strade, passando per quel "Piscesufin" (Bischofshofen) dei racconti ascoltati con incanto e mistero nell'infanzia, il 27 e 28 settembre una gita piena di emozioni, arricchita dalle testimonianze e dalla esperienza di chi in fornace aveva lavorato, per riconoscere i percorsi di vita e di lavoro dei fornaciai, dentro l'antica fornace di Flintsbach come nelle sale della mostra del museo di Vilsbiburg. Rivedere gli strumenti originali del lavoro, i lunghi elenchi di nomi friulani, le foto della fine dell'ottocento, le case e i monumenti costruiti con i mattoni fatti dai friulani, entrare nelle camere della fornace, osservare i gesti antichi dei nostri bujesi ex-fornaciai che raccontavano un lavoro imparato ancora da bambini e che finalmente, in terra di Germania, trovavano onorato e riconosciuto. Per concludere, lasciato alle spalle il santuario della Madonna Nera di Altotting (chi non ne ricorda l'effigie custodita con la sacralità del voto dei nostri avi?), ecco il grande museo all'aperto di Massing, ospiti del prof. Martin Ortmeier, dove, non solo ai bavaresi, si ricordano le radici contadine delle nostre civiltà, specchio in cui si riflettono le contraddizioni del nostro benessere di oggi: fra le case di legno e gli orti di quel museo si aggiravano tedeschi di Baviera, figli o nipoti di contadini friulani sfuggiti alla miseria lavorando nelle fornaci di Germania e piccoli bambini dai capelli scuri accompagnati oggi da dolci mamme con le gonne lunghe e il velo: tutti curiosi del passato e di futuro. Proprio tra passato e futuro desideriamo lodare ancora una volta l'Amministrazione della Città di Vilsbiburg per aver sostenuto e patrocinato l'iniziativa di dedicare ai fornaciai friulani spazio nel museo cittadino e ricordare con affettuosa gratitudine tutte le persone che hanno reso possibile l'attuazione del progetto, con dedizione e con passione civile. |