maggio 2001 |
Friuli terra di confine fra migrazioni e culture di Guglielmo Pitzalis |
L'immigrazione mi sembra essere la vera sfida per il ricco Friuli di questi anni a cavallo del millennio, così come per decine d'anni negli ultimi due secoli per il Friuli povero lo era stata l'emigrazione. Il Friuli che vedeva partire i suoi figli, oggi vede arrivare i figli degli altri: è tempo che la società civile affronti questa questione superando gli stereotipi dominanti dal persistente atteggiamento di ansiosa emergenza ai facili entusiasmi di una imaginifica multi-culturalità. Un approccio laico cioè realista, razionale ma non indifferente, teso a riportare anche questa questione agli strumenti di analisi storica e sociale elaborati dalla cultura europea figlia della rivoluzione francese, impone la costruzione di strumenti di lettura della propria storia rivolti alla popolazione friulana, speculari all'attività di mediazione normalmente pensata per gli immigrati. Una sensibilizzazione che parta proprio dal concetto che anche i nostri migranti come quelli degli altri popoli partivano da una terra (che li "vedeva" partire) per arrivare in un altro luogo (che li "vedeva" arrivare): in questo gioco di similitudini e ovviamente di differenze, può stare una chiave di lettura per iniziare ad affrontare senza isterismi anche la speranza di costruire insieme la nuova società civile in terra friulana. Con il fenomeno immigratorio conviveremo ancora a lungo e affrontare le questioni con la coscienza civile che può derivarci dalla nostra esperienza di migranti, può risultare, a mio giudizio elemento fondante della nostra cittadinanza europea. Affrontare la nostra storia di migranti in termini non mitici, scrostarla dalle deformazioni retoriche del nazionalismo eurocentrico ma anche dal pauperismo demagogico, valutarne gli impatti economici, sociali, culturali, di sfruttamento e di ribellione, di ingiustizia e di libertà, può aiutarci a capire il fenomeno che ora osserviamo stando dall'altra parte della barricata o forse sarebbe meglio già dire sull'altra sponda del ponte dove siamo già passati e dove ora stanno passando gli "altri ". |