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I boschi di Buja 

di Aldo Baracchini

 

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Il territorio del Comune di Buja, compreso nel primo sbarramento morenico del ghiacciaio del Tagliamento, è per oltre la metà collinoso. La sue colline, di altitudine variabile trai 220 e i 325 metri, sono quasi completamente ricoperte da boschi cedui di castagno, acacia, acero, carpino, quercia, betulla, tiglio, ontano, pioppo, salice, ecc.

Ippolito Nievo descrive Buja come "la più chiara ed allegra borgata che si sia mai vista spingere i suoi comignoli fuori dal verde fogliame". Il nostro paese infatti è ricco di boschi, che hanno accompagnato la vita dell'uomo fornendogli i suoi prodotti e rasserenando il suo spirito rendendogli gioioso lo sguardo. Non c'è dubbio però che nell'antichità anche a Buja i boschi fossero più estesi di quanto oggi non lo siano; l'uomo anche qui ha eliminato il bosco per ricavare terreno coltivabile.

 Ma l'azione del disboscamento è avvenuta in modo lento e, a causa delle condizioni morfologiche del territorio, non ha avuto quegli effetti desolanti che hanno portato alla sparizione totale degli alberi da tutto il terreno, come è accaduto in tante zone collinari e montuose d'Italia con le conseguenze a tutti facilmente immaginabili.

La presenza di alberi su un terreno è infatti di grandissima importanza per la difesa del suolo dall'erosione provocata dalle precipitazioni atmosferiche, oltre che per le funzioni ecologiche in generale, che un bosco assolve nei confronti del terreno, della vita animale e vegetale, garantendo così in conclusione una vita migliore anche per l'uomo.

Le chiome degli alberi, gli arbusti, le erbe ed i muschi di un bosco trattengono l'acqua e riducono notevolmente la sua velocità sul terreno. La pioggia, infatti, in presenza di bosco, non colpisce direttamente il terreno e non dà origine al fenomeno del ruscellamento con conseguenti gravi erosioni, ma viene frenata nella sua corsa e penetra lentamente nel suolo, riempiendo tutte le sue piccole cavità.

In tal modo viene costituita una riserva di umidità molto utile per la vita delle piante e c'è un arricchimento, negli strati più profondi, della falda idrica. Quando invece il terreno, soprattutto quello in pendio, non è molto protetto da vegetazione, o addirittura è nudo, si ha il fenomeno della compattazione.

 La pioggia stessa compatta lentamente gli strati superficiali del suolo, determinando così la riduzione della porosità al suo interno e diminuendo gradatamente la sua permeabilità. In queste condizioni l'acqua non riesce più a penetrare nel terreno e si ha così lo scorrimento in superficie, il ruscellamento, che provoca inevitabilmente l'erosione.

La presenza del bosco con tutte le sue componenti, inoltre, permette al terreno di immagazzinare enormi quantità di acque, che percorrono i suoi strati in tempi molto lunghi e arrivano così a valle dopo molto tempo, senza creare danni. Queste funzioni ecologiche, sono garantite a sufficienza, nonostante lo sfruttamento molto intenso attuato fino a qualche decennio fa e causato soprattutto da condizioni derivanti da una situazione socio-economica caratterizzata dalla povertà della sopravvivenza.

I nostri boschi venivano periodicamente tagliati per ricavarne legname da costruzione e da ardere, ma le ceppaie ricacciavano subito i polloni, che in breve ricostituivano lo strato verde. I nostri boschi hanno un produttività piuttosto bassa in termini economici e non solo per l'eccesso di utilizzazione del più recente passato, ma anche per difetto di cure colturali.

Da qualche tempo, infatti, si sono quasi del tutto abbandonate certe pratiche colturali boschive secolari che permettevano un rapporto preciso e costante dell'uomo col bosco. L'uomo si occupava in continuazione e con interesse del bosco; interveniva annualmente a raccogliere il fogliame da utilizzare per la lettiera; in quell'occasione toglieva dal bosco il materiale che deperiva; proteggeva quello che cresceva nel pieno rispetto delle leggi della natura e riassettava alla meglio la sia pur scarsa ma vitale viabilità.

 I nostri boschi, nonostante le loro condizioni, godono una salute abbastanza buona, ma anche per loro ci sono dei pericoli alle porte. Uno di questi, per, fortuna mai verificatosi in forme estese, è il pericolo di incendio: per la scarsa manutenzione nei boschi si accumula una eccessiva quantità di materiale secco, che, se incendiato, potrebbe causare danni gravissimi.

Un altro pericolo per i boschi, anche per i nostri, è l'inquinamento; l'uomo della società dei consumi produce rifiuti di ogni genere, ma spesso non sa gestirli e così li abbandona anche nei boschi con conseguenze gravissime, perché rischia di distruggere o alterare quella organizzazione di polizia naturale, non inquinante, gratuita, che esiste nella natura e che ne presidia gli equilibri biologici.

C'è poi il pericolo delle piogge acide, causate da un forte accumulo di gas da combustione nell'atmosfera (anidride carbonica e solforosa), che potrebbero far morire i boschi, trasportare fino ai nostri paesi da enormi distanza dalle correnti atmosferiche.

La salute dei boschi dipende anche da noi, oggi più che nel passato; occorre un interesse nuovo nei riguardi del bosco, occorrono le operazioni di cura e di manutenzione non sporadiche, ma con una scansione precisa, se si vogliono evitare i pericoli più contingenti.

Tutto ciò non soltanto in vista di un investimento in termini economici, ma per garantire un equilibrio ecologico ed avere come nel passato un beneficio sia per le condizioni ambientali sia per una qualità di vita migliore per l'uomo.