La vicenda del Cimitero del Capoluogo Quarant'anni fa: un problema che lacerò ed esacerbò gli animi dei buiesi ma che avrebbe potuto cambiare il paesaggio di Buja di Roberto Zontone | |
Già alla fine degli anni cinquanta un delicato e urgente problema tormentava, come una spina al fianco, l’Amministrazione comunale di allora. L’Autorità sanitaria, per i suoi validi motivi e la gente, per il rispetto da sempre avuto nei confronti dei propri morti, evidenziavano con crescente insistenza che il Cimitero del Capoluogo era saturo e non consentiva, neppure a tempi prolungati, la rotazione delle salme nel campo comune. Il Consiglio comunale, con deliberazione di data 18 aprile 1959, prese atto di tale incresciosa condizione e, a voti unanimi, delegò la Giunta Municipale, presieduta dal Sindaco Matteo Savonitto, a compiere i passi necessari per verificare la possibilità di risolvere il problema secondo la soluzione più soddisfacente rappresentata dall’ampliamento del cimitero stesso lungo il suo lato Nord. In base a tale mandato la Giunta, previa verifica di idoneità dei terreni interessati da parte del Medico Provinciale, doveva affidare l’incarico di predisposizione del progetto di massima per l’ampliamento e soprattutto doveva darsi da fare per ottenere la promessa di contributo (essenziale) dello Stato, a norma della Legge 3.08.1949, n° 589. Cosa, quest’ultima, non scontata perché non facile da ottenere. Nell’autunno del 1960 ebbero luogo le elezioni amministrative e quindi venne rinnovato il Consiglio Comunale. A Savonitto subentrò come Sindaco il dott. Salvatore Polizzi, persona autorevole e stimatissima in paese in quanto notaio a Buja da diverso tempo. Tra le cose non risolte la nuova Amministrazione trovò anche la questione del Cimitero che, nel contempo, si era ulteriormente deteriorata. La Giunta Municipale, pressata dal nuovo Ufficiale sanitario, affrontò l’annoso problema e il Sindaco, nell’adunanza del 17.11.1962 “richiama l’attenzione del Consiglio Comunale sulle tristissime condizioni in cui si trova da anni e anni il Cimitero del Capoluogo. Informa che la Giunta Municipale, dopo riflessioni, sopralluoghi e consulenze, ha accertato che il rimedio più sollecito consiste nell’ampliare l’attuale cimitero, poiché la terra non consente ora la mineralizzazione delle salme”. prime divergenze. A questo punto ha inizio la vicenda che per due anni avrebbe tenuto banco in tutti i locali più o meno pubblici di Buja, accalorando gli animi anche delle persone più equilibrate e coinvolgendo tutti in discussioni dove le parti contendenti si scontrarono al punto di travolgere una Amministrazione comunale nata all’insegna del rinnovamento e della stima reciproca. Infatti in quella seduta di Consiglio Comunale, “l’assessore prof. Enore Pezzetta e qualche altro consigliere sostengono la necessità che sia costruito un nuovo cimitero in altra località, mentre l’0pera attuale potrebbe conservarsi come piazzale sacro, unitamente alla artistica chiesetta”. Nella discussione, dopo la proposta del prof. Pezzetta, intervenne il consigliere Mario Ursella (Seto) che “vorrebbe invece conservato il cimitero esistente estendendolo però sulla collina adiacente e dandogli un carattere di riposante giardino, con larghissima possibilità ad ogni famiglia di ottenere ampie concessioni di terreno”. Dagli atti in possesso non ci è dato a sapere se altri consiglieri intervennero sull’argomento. Il verbale della seduta evidenzia che il Sindaco, “rilevato che la soluzione proposta dal consigliere Ursella non rientra fra le opere contemplate dalla Legge 3.8.1949, n° 589 mentre lo spostamento di sede proposto dall’assessore Pezzetta non potrebbe adottarsi senza il consenso controllato della grande maggioranza della popolazione interessata, mette ai voti le seguenti proposte: a) ampliamento dell’attuale cimitero; b) costruzione di un nuovo cimitero”. Il risultato della votazione, avvenuta per alzata di mano fu il seguente: presenti n.18, astenuti n.2, a favore dell’ampliamento n.12 voti, a favore della costruzione in altra località n.4 voti. Sulla scorta del dibattito e di quanto da esso scaturito, su proposta del Sindaco, il Consiglio Comunale “a unanimità di voti, espressi per alzata di mano, dopo aver rilevato che le condizioni economiche non consentono a questo Comune di provvedere alla spesa con suoi propri mezzi finanziari e che pertanto è necessario chiedere i benefici statali previsti dalle leggi…” deliberò di approvare il progetto di massima per l’ampliamento del cimitero redatto dall’architetto Della Mea (precedentemente incaricato in forza della delega consigliare del 18.04.1959) con un preventivo di spesa di 45 milioni di lire, di chiedere per tale opera il contributo dello Stato e di incaricare il Sindaco a svolgere tutte le pratiche necessarie per “l’esito positivo della richiesta”. A conclusione della riunione del Consiglio Comunale del 17.11.1962, tutto diceva che il problema Cimitero era amministrativamente e politicamente risolto. Certo, le carte dovevano fare il loro giro ma le scelte di fondo erano compiute; bastava attendere i necessari “tempi tecnici” e tutto sarebbe andato a posto. Ma non fu così. L’assessore Pezzetta e il consigliere Ursella, pur avendo votato a favore dell’ampliamento del cimitero secondo il progetto Della Mea dopo aver visto accantonate per motivi diversi le rispettive proposte, non rinunciarono definitivamente alle proprie idee ma, ciascuno nella propria sfera di influenza, continuarono a fare opinione, ad allargare le schiere dei propri sostenitori e a dare concretezza ai propri disegni. Il consigliere Ursella nulla fece per dissuadere il padre Ermenegildo dall’approfondire lo studio progettuale del “cimitero-giardino” e l’assessore Pezzetta, nel dare ai progettisti del Piano di Fabbricazione le linee-guida di sua competenza, ignorò la decisione del Consiglio Comunale di ampliare in sito il cimitero del Capoluogo agevolando, in tal modo sul piano progettuale, l’impostazione di una nuova rete viaria certamente non compatibile con l’ampliamento del cimitero. il progetto ursella. Gli Ursella (Seto), supportati dallo staff tecnico della propria Impresa, nei primi mesi del 1963 resero pubblico il loro progetto e lo presentarono, in data 10 marzo 1963, all’attenzione della Commissione edilizia comunale per il parere di competenza. L’idea progettuale prospettata era coraggiosa, originale anche se troppo innovativa nella concezione e nella linea architettonica per i tempi di allora. Essa prevedeva un cimitero a forma circolare dal diametro di circa 200 metri che inglobava al suo interno l’esistente cimitero (4.800 mq.). L’area cimiteriale complessiva raggiungeva quindi una superficie di circa 31.200 mq. Il progetto contemplava inoltre che la fascia di rispetto cimiteriale fosse delimitata esternamente da un anello stradale (o rotonda che dir si voglia) finalizzato a raccordare le strade direzionali verso le varie frazioni esistenti o già ipotizzate nel Piano di Fabbricazione, all’epoca in corso di elaborazione; Questo come premessa urbanistica necessaria per un possibile sviluppo edilizio che molti già intravedevano per la zona circostante. Per capire meglio il perché di un progetto così grandioso e così organizzato è opportuno leggere i concetti ispiratori che suggerirono il progetto stesso ed inseriti nella relazione accompagnatoria dell’elaborato nonché la descrizione particolareggiata illustrativa del nuovo complesso cimiteriale. Concetti ispiratori.“Salvo le classi più agiate che dispongono di proprie cripte, in piena epoca moderna esistono ancora per la grande massa delle persone le fosse comuni che a distanza di pochi lustri, per dar posto ai nuovi defunti, spariscono e con loro ogni traccia dei precedenti. Tutti noi quando siamo stati colpiti dalla perdita di un nostro caro, se la Legge lo permettesse, si vorrebbe poterlo sistemare nel proprio giardino per conservare per sempre le spoglie mortali, per poter con loro parlare nei momenti di sconforto, per poter coltivare dei fiori sulla terra che li ricopre. Questo concetto vivo in noi tutti ha suggerito l’idea esposta nell’allegato progetto. Questa idea condivisa da quanti sono stati messi a conoscenza consiste nell’avere ciò che si vorrebbe a casa propria in una zona centralizzata. Tutti devono poter avere in proprietà un lembo di terra per collocare i propri cari senza mai doverli rimuovere. In questo lembo di terra ognuno può coltivarsi il proprio giardino senza bisogno di ricorrere al mazzo di fiori che dopo pochi giorni appassiscono. Questo riteniamo sia di grande conforto a noi stessi, perché, a parte la Vita Eterna sappiamo di non essere dimenticati quando cesseremo di vivere. Sappiamo che parenti ed amici nella quiete di questo grande giardino verranno più volentieri a trovarci. Se così realizzato sarà l’unico e il solo posto ove i posteri potranno riconoscere la storia del loro paese e della loro famiglia”. Descrizione particolareggiata. “Il progetto prevede: Un ingresso principale sistemato nel punto più basso del cimitero dal lato di levante al quale si accede dall’anello periferico a mezzo di un grande viale alberato. Nell’ingresso caratterizzato da un’ampia portineria , a forma di semicerchio trova sede nel lato sud l’alloggio per il custode ed i servizi generali; nel lato nord la serra per i fiori con annesso piccolo negozio. Sfruttando la configurazione naturale del terreno, che ha un dislivello tra l’ingresso e l’estremità superiore di circa m.10, la sistemazione interna sarà a ripiani. L’ampia rete stradale sviluppata ad anelli concentrici ed a tratti radiali permetterà la zonizzazione in lotti di circa 30 mq. Gli stessi saranno dotati di impianto elettrico ed idrico. E’ pure prevista una zona monumentale all’ingresso e con appositi accorgimenti, sfruttando la pendenza del terreno, si potrà ricavare una cripta capace di ospitare delle tombe comuni (loculi?), sistemate in parete. Nella parte più alta opposta all’ingresso, potrà avere la sua sede naturale un altare che richiami l’immagine del Golgota”. Merita inoltre riportare, per brevi cenni, le indicazioni di progetto inerenti il finanziamento. “Da un sommario conto economico, tenendo presente che quasi tutti possono disporre di L. 50.000.= per acquistarsi un lotto di terreno, il complesso può essere realizzato come un grande condominio. L’intervento del Comune e chi per esso può essere utile per realizzare alcune opere monumentali, per realizzare l’abitazione del custode, per realizzare un piccolo vivaio di piante, il piazzale antistante e le strade di accesso”. Per tale intervento era stato ipotizzato un costo di 30 milioni di lire. A riguardo dell’ampiezza dell’area cimiteriale, è interessante leggere la considerazione riportata in relazione: “Potrà sembrare eccessiva la superficie compresa nel recinto del cimitero. Viene però così offerta la possibilità di offrire dei lotti di cui il 70% della superficie sarà destinata a verde e solo la rimanenza ad opere interrate. Ne risulterà, quindi un cimitero-giardino che i proprietari con la collaborazione del custode potranno curare rendendone più serena la visita”. il cimitero-giardino e la pubblica opinione. Ma perché la famiglia Ursella, nonostante la sua idea fosse stata sbrigativamente e chiaramente scartata dal Consiglio Comunale nel novembre del 1962, in quanto ritenuta non compatibile con le norme vigenti in materia, portò avanti il progetto fino a presentarlo in Commissione edilizia? Una parziale risposta viene dalla lettura della stessa relazione illustrativa allegata al progetto dove dice: “Tenuto conto che non risulta siano mosse obiezioni al progetto di massima per quanto riguarda il suo aspetto estetico, che sembra aver incontrato unanime consenso”. A questo forse va aggiunto che, a livello di opinione pubblica, la fazione propensa allo spostamento del cimitero in altro sito evidenziava l’importanza urbanistica che, con l’avvento del nuovo Piano di Fabbricazione, l’area in questione veniva ad assumere. Infatti proprio da quelle parti era previsto un importante snodo dell’assetto viario ipotizzato dallo strumento urbanistico allo studio. E gli Ursella, nella rete viaria prevista dal loro progetto, recepirono questo messaggio non certamente privo di fondamenta. Forse essi pensarono che i fautori dello spostamento, visti i precedenti amministrativi tutti favorevoli all’ampliamento in loco, anziché insistere nei loro propositi avrebbero sposato la loro causa appoggiando un progetto innovatore e urbanisticamente vicino alle loro posizioni anziché quello commissionato dal Comune, di stile tradizionale, che prevedeva un campo comune “intensivo” e quindi esteticamente ingombrante e di difficile “mascheratura”. E come fu accolta dalla gente comune l’idea di cimitero-giardino? Se è vero che dal punto di vista estetico il progetto non trovò grosse difficoltà, la sua grandiosità, la sua impostazione decisamente fuori dagli schemi allora dominanti lasciarono frastornata la maggioranza delle persone. I più dicevano che si il progetto era bello, ma troppo grande, troppo vasta era l’area occupata. Del resto la sistemazione data dal progetto alla fascia di rispetto cimiteriale portava la gente a vedere un tutt’uno con il cimitero vero proprio. Il principio che le varie sepolture o tombe non fossero una vicina all’altra e, quindi, bisognose di più spazio non era di facile percezione e poi che il campo comune, sempre visto fitto di lapidi e di croci, venisse trasformato in un “sereno giardino” con alberi e viali, adatto anche per una tranquilla passeggiata, non ebbe consensi generalizzati. Se a queste oggettive difficoltà derivanti dalla “novità” della proposta, aggiungiamo il fatto che gli ambienti ecclesiastici dell’epoca non erano entusiasti del progetto in quanto ritenuto un po’ “paganeggiante” perché troppo vicino allo stile nord-europeo di sapore protestante, capiamo perché la famiglia Ursella non riuscì a creare attorno alla sua idea quel largo consenso di popolo necessario per convincere l’Amministrazione comunale della validità dell’iniziativa e quindi superare le difficoltà procedurali derivanti dalle norme legislative vigenti di diversa concezione. da divergenza a contrapposizione. Nell’aprile del 1963 in una seduta del Consiglio Comunale, convocato su richiesta di alcuni consiglieri e avente per oggetto di discussione “Cimitero del Capoluogo e Piano di Fabbricazione”, il progetto degli Ursella non trovò il favore del Sindaco, anzi. Ai consiglieri che caldeggiavano, “nell’interesse del Comune”, l’adozione del progetto Ursella e criticavano il progetto Della Mea, il Sindaco rispose che il progetto Ursella “ha carattere privato e non demaniale” e quindi contrastava con la legge. Successivamente, nell’ambito di una discussione che si faceva sempre più accesa, lo stesso Sindaco, ad una velata insinuazione mossagli dal consigliere Mario Ursella su una possibile speculazione, rispondeva indignato che lui stesso “da amico“ consigliava gli Ursella a non insistere troppo nelle richiesta di accoglimento del proprio progetto “appunto per evitare che elementi ad essi ostili potessero avanzare insinuazioni del genere”. La discussione non si placò, bensì si riaccese con maggiore virulenza quando il consigliere Tonino Mario chiese la messa a verbale della seguente sua dichiarazione: “Protesto per le mancate direttive date ai progettisti del Piano di Fabbricazione vista la decisione del Consiglio Comunale di non spostare il cimitero del Capoluogo”. Di fronte a questa ulteriore presa di posizione critica nei suoi confronti il Sindaco Polizzi, dopo aver ricordato i motivi per i quali aveva accettato la carica, si dichiarò dimissionario e abbandonò l’aula dopo aver invitato l’assessore anziano dott. Pauluzzo “ad assumere le funzioni di capo del Comune”. La crisi comunale scoppiata a ridosso della discussione sul progetto Ursella ebbe come risultato la sospensione del dibattito sul progetto stesso e la radicalizzazione della lotta tra i sostenitori dell’ampliamento e quelli dello spostamento del cimitero. Rientrate le dimissioni del Sindaco Polizzi a seguito della non accettazione delle stesse da parte del Consiglio Comunale, rimaneva comunque da risolvere il problema di fondo che aveva spaccato il Consiglio Comunale e la stessa Giunta Municipale: ampliamento o spostamento del cimitero. Sul lato squisitamente amministrativo tutto diceva che l’ampliamento era cosa scontata: volontà riconfermata del Consiglio Comunale, promessa di contributo in dirittura di arrivo, progetto di massima realizzato e approvato. Sul piano politico però le cose non erano altrettanto definite. A confermare che non tutto filava liscio stava il fatto che nel maggio successivo l’assessore delegato Pietro Menis rassegnava le dimissioni, motivate con non meglio precisate difficoltà di comprensione; Il Consiglio Comunale velocemente le respingeva ed il Menis ritornava al suo posto di assessore delegato. Verso giugno arrivò la promessa di contributo e quindi, assicurato il finanziamento statale, venne dato incarico all’arch. Della Mea di redigere il progetto esecutivo. A questo punto si poteva dire che il più era cosa fatta e che, per quanto rimaneva, era tutta discesa. lo studio del geom. nicoloso. Nell’estate del 1963 il geometra Mario Nicoloso, autorevole componente del gruppo favorevole allo spostamento del cimitero, al fine di offrire alla popolazione buiese interessata, una ulteriore possibilità di valutazione dei pro e dei contro relativi alle scelte possibili sulla ormai infuocata questione del cimitero, pubblicò un opuscolo dove, dopo aver fatto il punto sullo stato di fatto del cimitero e dei passi amministrativi compiuti dal Comune, illustrava il progetto Della Mea ed il progetto Ursella. Quindi, lucidamente analizzava i pregi e i difetti a carico delle due proposte e, successivamente, i molteplici aspetti, sociali, economici e urbanistici che sarebbero compromessi con l’ampliamento in loco e salvaguardati con lo spostamento in altro sito del cimitero. A proposito del progetto Ursella dice testualmente. “E’ molto originale. Presenta le caratteristiche del cimitero giardino all’inglese con aiuole, fontane, strade asfaltate, e con annessa abitazione del custode e serra con negozio di fiori. Copre una superficie di circa 100.000 mq. pari a 30 campi friulani; ha forma di cerchio regolare, ma privo di un settore verso sud-ovest perché occupato dalla Casa di Riposo ed alcune abitazioni. Al centro, rimane il cimitero attuale: il raggio è di ml. 180 e la circonferenza viene a trovarsi, nel lato di levante, ad una distanza di ml. 300 dalla sede municipale e dalla Chiesa di S.Stefano, mentre a ponente raggiunge la sommità del Colle Pravis dove, secondo il progetto, sorgerà un altare che richiama la scena del Golgota. La bellezza dell’opera, dipende dal grandioso sviluppo e dalla naturale incantevole posizione collinare su cui si estende. Indipendentemente dalla opportunità o meno di costruire un sì grandioso Cimitero nel centro del paese, di esso non è possibile formulare un giudizio definitivo perché non si conoscono tre elementi essenziali: a) costo dell’opera; b) finanziamento della costruzione; c) spesa per la manutenzione.” Dalla lettura della descrizione fatta dal Nicoloso sul progetto Ursella emerge una discrepanza sulle dimensioni dell’area cimiteriale. Egli citando una superficie di 100.000 mq. assimila all’area cimiteriale anche la zona di rispetto circostante, stravolgendo in questo modo il contenuto e alterando, di fatto, la lettura dei dati cartografici del progetto stesso. Che il geom. Nicoloso sia incorso in un errore di valutazione dei dati progettuali? L’intelligenza e la professionalità dello stesso erano tali da escludere tale causalità. Probabilmente, essendo il geometra convinto sostenitore dello spostamento del cimitero in altro luogo, ha volutamente enfatizzato l’estensione del progetto Ursella per dissuadere l’opinione pubblica buiese da questa scelta e portarla sulle sue posizioni. Gli eventi successivi ci diranno che l’opuscolo di Mario Nicoloso non riuscì a modificare la volontà della maggioranza dei buiesi ad ampliare sul posto il cimitero del Capoluogo ma, probabilmente, riuscì ad aumentare le perplessità di tanta gente sulla realizzazione della proposta Ursella. da contrapposizione a scontro. L’intelligente e professionale analisi illustrata dal geom. Nicoloso sul suo opuscolo, benché, come detto, la procedura amministrativa fosse già impostata su un ben definito obiettivo, convinse gli assertori dello spostamento del cimitero che valeva la pena insistere nei loro intendimenti giocando la carta della ancora non pervenuta idoneità del terreno. Essi sapevano che il Medico Provinciale, organo sanitario deputato a questo ruolo, non aveva ancora concesso la sua autorizzazione e aveva delle perplessità a recepire l’accorgimento tecnico, proposto dal progettista, per correggere le carenze del terreno da utilizzare per il campo comune. Nella seduta del 30 gennaio 1964, il Sindaco informò il Consiglio Comunale che l’autorità sanitaria, previo sopralluogo, aveva negato l’idoneità del terreno per l’ampliamento del cimitero e chiedeva al Comune di segnalare alla stessa “un’altra area in cui la natura del terreno fosse arida e sciolta”. Ciò premesso, il Sindaco Polizzi linearmente chiese al Consiglio di nominare una apposita commissione per la scelta di altri terreni. E’ chiaro che a questo punto tutto tornava in gioco ma, soprattutto, ai sostenitori dell’ampliamento venne il dubbio che qualcuno avesse, come si suol dire, truccato le carte. Nella discussione esplosero immediatamente le vecchie contrapposizioni. L’assessore Forte e altri sostennero la contrarietà a segnalare altre aree, stante la volontà della gente di ampliare il cimitero in loco e vista la indicazione del progetto Della Mea di integrare o sostituire il terreno da impiegare nell’ampliamento. L’assessore Pezzetta si schierò con il Medico Provinciale e quindi sostenne la necessità di spostare il cimitero. Il Sindaco ribadì che la Legge è quella che è e pertanto bisognava assecondare il Medico Provinciale. Pur con diverse sfumature, altri consiglieri intervennero nel dibattito a favore dell’una o dell’altra tesi. Alla fine vennero messe ai voti due proposte: una presentata dal consigliere Tonino contraria a segnalare le altre aree, l’altra, presentata dal Sindaco, aderente alla richiesta del Medico Provinciale. La proposta Tonino ebbe 10 voti, quella del Sindaco ne ottenne 5. Dalla documentazione agli atti risulta che, preso atto del risultato della votazione, la seduta venne tolta senza ulteriori interventi. Di fatto il Sindaco venne messo in minoranza e ciò non era dovuto ad una semplice divergenza di valutazione. Nei giorni precedenti alla seduta consigliare del 30 gennaio, il Sindaco, non a caso, ricevette due lettere riservate (ma non tanto) da due dei tre parroci interessati al problema del cimitero. La prima, inviata dal Parroco di Avilla (don Beinat), senza mezzi termini, invitava il Sindaco a dar seguito alla segnalazione di altri siti perché l’ampliamento del cimitero sul posto sarebbe stato un errore irreparabile. La seconda, inviata dall’Arciprete di Buja (mons.Urbani), diffidava il Sindaco a tenere nella giusta considerazione la volontà favorevole all’ampliamento della maggioranza della popolazione interessata e quindi ad agire di conseguenza. Nei giorni successivi al Consiglio Comunale, gli assessori Forte, Fanzutto, Gallina e Menis vennero a sapere che l’arch. Della Mea aveva consegnato il progetto esecutivo dell’ampliamento alla Segreteria comunale fin dal 16 gennaio, senza che di ciò il Sindaco avesse informato la Giunta. Alla richiesta di chiarimenti formulatagli dall’assessore Menis, il Sindaco, stizzito, rispose bruscamente che il progetto non era completo e che il Consiglio Comunale doveva ancora segnalare al Medico Provinciale altre aree; alla obiezioni di Menis circa la decisione già assunta dal Consiglio Comunale e della volontà popolare in larga misura favorevole per l’ampliamento, il Sindaco rispose che “le deliberazioni non sono eterne e che la volontà della popolazione non conta”. I quattro assessori non desistettero e chiesero al Sindaco l’urgente inoltro del progetto esecutivo al Genio Civile di Udine per l’esame definitivo, pena la perdita del contributo promesso. lo scontro finale. Alla decisa richiesta degli assessori, il Sindaco Polizzi così rispose: “Ecco il progetto. Se volete inoltratelo. Io mi disinteresso”. L’assessore delegato Menis, prese la palla al balzo ed immediatamente inviò il progetto al Genio Civile. La reazione del Sindaco non tardò: non solo tolse subito la delega al Menis ma chiese alla Prefettura quali provvedimenti potevano essere adottati nei confronti dello stesso assessore che, a suo dire, aveva agito di propria iniziativa. Nella seduta consigliare del 29 febbraio ’64, avente per oggetto l’approvazione del progetto esecutivo dell’arch. Della Mea, si sviluppò una discussione durante la quale riesplosero tutte le contrapposizioni, le ripicche, le divisioni ormai esacerbate delle varie posizioni presenti in consiglio. Pezzetta insisteva nel chiedere la bocciatura del progetto e il trasferimento del cimitero, Gallina ripetutamente asseriva che, causa i ritardi provocati, il contributo poteva considerarsi perso; Tonino criticava il Sindaco per gli ostacoli frapposti al progetto e per aver esautorato Menis. Tra tutte queste voci il consigliere Taboga si inseriva chiedendo come mai il progetto Della Mea costasse 45 milioni di lire mentre il progetto Ursella, molto più vasto e più ricco di manufatti, preventivava una spesa di 30 milioni di lire. A chiusura però del suo intervento leggeva una dichiarazione del gruppo di opposizione che suonava così: “Esterno la fiducia nel Sindaco che è un uomo di Legge e che è stato eletto dalla maggioranza”. A conclusione dell’acceso dibattito il Sindaco propose di porre ai voti il progetto esecutivo Della Mea allegando allo stesso gli ordini del giorno che Pezzetta e Tonino avevano presentato rispettivamente pro e contro il trasferimento del cimitero e un terzo ordine del giorno (di Comoretto) che, aderendo alla richiesta del Medico Provinciale, indicava nei consiglieri Pauluzzo, Gallina, Fanzutto, Pezzetta ed altri i componenti della commissione incaricata di scegliere le aree alternative. Alla fine di tutto il Consiglio Comunale, con 11 voti favorevoli e 6 contrari, approvava il progetto Della Mea. A cosa dovessero servire i tre ordini del giorno, votati contestualmente al progetto e allegati allo stesso, non è dato a sapere. A tale riguardo resta il fatto che, nella seduta successiva del Consiglio, il verbale in questione venne rettificato aggiungendo l’affermazione che la votazione era da riferirsi al solo progetto mentre gli ordini del giorno erano da considerare come semplici allegati. La situazione era davvero paradossale e certamente non poteva reggere. L’approvazione del progetto esecutivo, di fatto, rimase lettera morta perché il Sindaco (che non l’aveva approvato) non dava seguito agli adempimenti conseguenti e questo portò gli assessori Fanzutto, Forte, Gallina e Menis a rassegnare le dimissioni da assessori. A cascata, seguirono le dimissioni del Sindaco e quindi quelle degli assessori rimanenti Pauluzzo e Pezzetta . Nella seduta del Consiglio Comunale dell’11 aprile, convocata a seguito delle dimissioni, si aprì per l’ennesima volta la discussione sul problema del cimitero e, ancora una volta, dopo che i vari dimissionari (unico assente il dott. Polizzi) ebbero fornito le proprie motivazioni e ripercorso le varie vicissitudini vissute da ciascuno in Giunta, con successive votazioni, il Consiglio Comunale respinse a maggioranza le dimissioni del Sindaco e degli assessori. E tutti ritornarono al loro posto. Il Sindaco, fermo sulle sue posizioni, convocò la commissione, indicata dal consigliere Comoretto e integrata con altre persone di sua fiducia, per risolvere il problema delle aree alternative da indicare all’autorità sanitaria. Ciò provocò la immediata riproposizione delle dimissioni di Fanzutto, Forte, Gallina e Menis ma non solo. Nel tardo pomeriggio del 27 aprile ’64 una marea di gente confluì sulla piazza del Municipio manifestando, a chiare note e con visibile determinazione, la volontà che il cimitero del Capoluogo venisse ampliato sul posto e l’intenzione di rimanere in piazza fino a quando qualcuno non l’avesse assicurata in tale senso. Cosa che si verificò di lì a poco. Il dott. Vidoni, comparso sul balcone del Municipio, affermò che la volontà della gente sarebbe stata rispettata e che il cimitero non sarebbe stato spostato. L’autorevolezza della persona era tale che nessuno osò porre in dubbio le sue parole e, nella calma, tutti rientrarono alle proprie abitazioni. verso la normalizzazione. Dopo questo clamoroso evento le cose si evolsero decisamente verso il loro naturale epilogo. Nel Consiglio Comunale del 16 maggio, convocato per discutere le dimissioni dei quattro assessori. Il Sindaco Polizzi non si presentò ma consegnò all’assessore Pauluzzo le dimissioni da Sindaco e da consigliere. Dopo la loro lettura, senza ulteriori discussioni, le dimissioni vennero accolte a larga maggioranza. Successivamente, il dott. Pauluzzo invitava i quattro assessori dimissionari a ritirare le proprie dimissioni, cosa che avvenne seduta stante. A fine maggio, Gallina venne eletto Sindaco e, al suo posto come assessore, venne chiamato il consigliere Mario Ursella. A Udine il Genio Civile e la commissione sanitaria non eccepirono la soluzione tecnica proposta dal progettista per rendere idoneo il terreno da utilizzare per il campo comune e quindi il progetto venne definitivamente approvato. In loco, l’estenuante tiro alla fune tra le due fazioni contendenti, pur risoltosi ampiamente a favore dell’ampliamento, stancò un po’ tutti, popolo, fautori, sostenitori e soprattutto gli amministratori. E nessuno a questo punto si sentì di riprendere il discorso per caldeggiare il progetto Ursella, che, di fatto, a gennaio del ’64 era già stato accantonato. Nel novembre del ’64 l’amministrazione Gallina perfezionò il mutuo e, finalmente, appaltò i lavori di ampliamento che oggi noi ancora vediamo. Nello stesso mese ebbero luogo le elezioni amministrative, il Sindaco Gallina e molti altri, ultimato il loro compito, non si ricandidarono consentendo in tal modo un grande rinnovamento in seno al Consiglio Comunale. considerazioni finali. A conclusione della vicenda del cimitero e della originale iniziativa degli Ursella, a quarant’anni di distanza da quegli avvenimenti, sorge spontaneo un interrogativo: dato atto della lucida e razionale analisi compiuta dal geom. Nicoloso circa lo sviluppo urbanistico della zona comprese tra i colli Pravis e Ponzale, perché il professionista, quando si rese conto che lo “spostamento del cimitero in altro sito” non era attuabile, non appoggiò il progetto Ursella che urbanisticamente parlando era ideato come funzionale ad uno sviluppo residenziale di tutta la zona posta all’esterno della grande rotonda stradale? Infatti, se allora fosse stato realizzato tale progetto, oggi la vasta area compresa tra Camadusso, S. Stefano, Strambons e Sottocostoia, inclusi in essa i colli Pravis e Ponzale, certamente avrebbe acquisito una fisionomia completamente diversa dalla presente e, con ogni probabilità, le considerazioni urbanistiche ed economiche esposte dal geom. Nicoloso si sarebbero dimostrate esatte ed in larga misura attuate. Certo è (ed il verificarsi degli avvenimenti lo ha dimostrato) che l’ampliamento cimiteriale di tipo tradizionale e, aggiungo, “intensivo” allora voluto e realizzato nonché gli ampliamenti striscianti susseguitisi nel tempo fino all’ultimo, di recente attuazione, hanno di fatto condizionato pesantemente lo sviluppo urbanistico di questa parte di Buja che forse meritava una diversa evoluzione. Il progetto Ursella, pur accortamente rivisto nella sua parte centrale per sintonizzarlo con le norme di legge allora vigenti ma conservata la sua impostazione urbanistica, se realizzato avrebbe indubbiamente dato una prospettiva di sviluppo diversa a tutta la zona circostante. La mancata realizzazione fu un bene o un male? Dare una risposta secca forse è difficile, pensarci su, ora, forse è tempo perso. Forse, anche per questa vicenda, valgono le parole del poeta quando dice: “il tempo distrugge i ricordi, cancella il passato e stende uno sempre più spesso strato di polvere su ciò ch’è stato o avrebbe potuto essere e non è stato”. RINGRAZIAMENTI.
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