Il torrente Corno (Cuâr di San Denêl) di Gianfranco Mossenta | |
Il Corno, praticamente, non possiede sorgenti, considerata la natura del terreno in cui ha origine, a circa m. 185 s.l.m. Il toponimo deriva dal latino “cornu” = tortuosità, ansa, meandro, ossia corso d’acqua con giri e rigiri. Il torrente ha un suo bacino imbrifero di circa 153 kmq e l’asta una lunghezza di circa km 41. Il suo corso termina canalizzato a sud del comune di Codroipo dove le acque vengono immesse nella roggia delle Stalle per poi defluire attraverso il canale Taglio nel fiume Stella, nei pressi di Flambruzzo. Un tempo, la zona umida dove il Corno inizia il suo percorso, era caratterizzata dalla risorgenza di acque di falda presenti nel corpo dell’apparato morenico ed occupava l’intera piana di Carvacco. A causa delle bonifiche e di alcuni lavori di sistemazione idraulica, è stato conservato solo un piccolo lembo di torbiera avente una superficie di circa due ettari, chiamata Torbiera dei Casali Floreani, in territorio comunale di Treppo Grande. Nel primo tratto, chiamato Palùdo, il percorso è tortuoso ed attraversa bassure umide e palustri ricevendo il cospicuo tributo della rete di canalizzazione ivi presente; s’incurva poi verso nord e, compiendo un vasto semicerchio, attraversa la seconda cerchia morenica collinare per entrare nella piana a sud di Ursinins Grande e, superato il rilevato della strada Osovana piega verso sud-ovest oltrepassando il confine comunale dove, poco oltre, riceve le acque del rio Cuarnàrie che proviene dalla bassura situata a monte di Tonzolano. La qualità dell’acqua del torrente Corno nel territorio bujese, sulla base d’una campagna di monitoraggio avvenuta alcuni anni fa, è risultata di “II classe”, tipica di ambienti che avvertono i segni dell’inquinamento; le capacità autodepurative del corso d’acqua non sono ottimali, a causa degli scarichi d’origine agricola, pesticidi, delle acque ricevute dagli affluenti, della limitata portata idrica e, quindi, della bassa velocità della corrente e di scarsa vegetazione sulle sponde; come si sa, le piante lungo i corsi d’acqua hanno una comprovata capacità depurativa e contribuiscono a mantenere sano l’ecosistema acquatico, cosa di non poco conto in tempi in cui l’acqua pulita sta diventando cosa rara e sempre più preziosa. Il pioppo nero, l’ontano e il salice bianco sono le presenze arboree più rappresentate lungo gli argini del tratto iniziale del Corno mentre il popolamento ittico è, prevalentemente, quello dei Ciprinidi, come il Ghiozzo Padano, il Cavedano, il Panzarolo, la Scardola, il Cobite, la Carpa e l’Alborella. I due affluenti del Corno, in comune di Buja, sono, nell’ordine d’immissione, il Corgnòlo (Curgnûl) e il Fossalàt. Il primo, ha origine nel territorio di Santo Stefano, per la precisione nella sella compresa tra i colli Ponzale e Pravìs, a quota m. 182 s.l.m.; attraversa, incanalato, l’abitato di Ursinìns Grande, quindi scende nella piana fluvioglaciale entro una valle ampia e profonda, intensamente rimaneggiata dagli insediamenti e dai notevoli ed estesi accumuli di riporto realizzati nell’attraversamento dell’area urbana di Santo Stefano; bagna gli arativi dei Bolgêts, Cortolêts e Neveòns, la strade Blancje; riceve il modesto apporto delle acque del rio Naròns, un ruscello che ha origine dal colle di Collosomano e che è visibile percorrendo la carrozzabile Arba-Carvacco nei pressi d’una croce devozionale; il rio Corgnòlo si getta a destra di quota 168 nel torrente Corno. Il rio Fossalàt (nelle mappe viene indicato come Fossalàt 1), in passato nasceva a sud di Ursinìns; dopo il ritombamento della prima parte del suo percorso, riceve acque naturali soltanto da un limitato lembo collinare che lo sovrasta verso sud; lambisce, lungo il suo percorso, praticamente rettilineo, il piede del cordone collinare ad est di Tonzolano; s’innestano, quindi, le reti fognarie di Ursinìns e dopo questo ultimo tratto intubato, il rio Fossalàt sfocia nel torrente Corno. Per quanto riguarda la costruzione di ponti sul Corno, i due più significativi si trovano a poca distanza l’uno dall’altro e, precisamente, sulla via denominata “Cuc dal plevàn” e sulla strada provinciale Osovana. Il primo, di antica costruzione (le cronache dell’epoca dicono che sia stato edificato attorno al 1870) rappresentò per tanti anni un indispensabile mezzo per superare le acque del Corno dato che la strada carreggiabile, lungo cui si trova, metteva in comunicazione le frazioni di Buja con Colloredo di Monte Albano. A sud di questo ponte, il Corno riceve le acque d’un modesto ruscello che scende dal “Cuél di Spie” a m. 192, un colle il cui significato viene dato da alcune testimonianze che confermano l’esistenza d’una postazione di guardia sin dal lontano 1848. Nell’anno 1919, durante l’escavazioni per la bonifica del Corno, il letto del torrente venne abbassato per m. 1,50, conseguendone una messa allo scoperto delle fondazioni dei piedritti e muri d’ala del vecchio ponte. Posando ciascuno dei piedritti sopra uno zatterone in legname costituito da due tronchi disposti parallelamente all’asse del fiume, fu allora disposto, per il contenimento delle materie sottostanti alle fondazioni, la posa dei piedritti e delle ali mediante quattro dadi in calcestruzzo in corrispondenza alle estremità di ciascuna spalla, e con la costruzione intermedia, sotto i due piedritti, d’un muro di rivestimento inclinato, dello spessore di m. 0,50, senza provvedere a più solido sostegno delle vecchie murature e senza approfondire sufficientemente nel letto del torrente le nuove opere costruite. Sopraggiunta la prova della memorabile alluvione di settembre del 1920, queste nuove opere non poterono reggere alla violenza delle acque che ebbero facile gioco nello scalzare le murature di rivestimento e la platea, e, parzialmente, i dadi di calcestruzzo sotto la spalla destra del manufatto e sotto i muri d’ala. Ciò nonostante, la vecchia costruzione resistette mirabilmente. Nel 1923, l’amministrazione civica bujese affidò all’ing. civile Luigi Zanetti, di Udine, il compito di progettare l’opera di sistemazione del ponte. Furono stanziate Lire 18.000 comprendenti i lavori di parziale demolizione, scavi, espurghi, murature, centinature, opere di finimento e sistemazione. Questo manufatto perse, poco oltre la seconda metà del XX secolo, d’importanza, allorché si decise di modificare la destinazione di quello dell’Osovana, da lì distante solo m. 55. La sezione del torrente, in questo punto, misura la larghezza di m. 5 e la profondità di m. 1,50. Come sopra accennato, il Corno ha subìto notevoli modifiche: andamento planimetrico, forma e dimensione dell’alveo, regolarizzazione della sezione; rettificato e ricalibrato, presenta modesta sezione trapezoidale, inserimento di numerosi salti di fondo in cemento armato (sono state costruite, infatti, numerose briglie), fondo prevalentemente limoso ed argilloso, sponde in terra; presso ponti ed attraversamenti stradali, compaiono rivestimenti in calcestruzzo. |