Dicembre 1998 |
Le cjase di Fasûl a Saramont di Ermes Santi |
Salendo lungo la comunale che da Sopramonte porta in Monte, al bivio con la strada che va verso il fiume Ledra, ci si imbatte in un singolare edificio. La singolarità dipende da un elemento significativo: si tratta di uno dei pochissimi edifici del passato antesissma che ci sono rimasti, testimoni dell'architettura spontanea rurale fine '800, primi '900. Un secondo elemento, altrettanto signifícativo, è rappresentato dalla struttura quanto mai insolita della sua prima parte ad est, per intenderci quella d'accesso. Originariamente un esteso caseggiato si snodava lungo la via laterale con caratteristiche unitarie. I sismi del '76 demolirono o danneggiarono irrimediabilmente tutta la parte ad ovest. Gli edifici sinistrati furono completamente ricostruiti con modelli e tecniche correnti attuali, perciò privi di interesse architettonico. Solo la prima parte del caseggiato si salvò perchè da poco erano iniziati lavori di ristrutturazione. Erano stati sostituiti i solai di legno con altri in laterocemento, era stato eretto un muro di testata in cemento armato fino al tetto, si era provveduto al rinforzo delle luci (finestre e porte) con l'inserimento di architravi di cls armato e a puntellare la trave di colmo poichè era stato deciso di eliminare il pilastro centrale di sostegno. Fortunatamente resta quasi intatto questo manufatto che, se pur rimaneggiato all'interno, conserva la tipologia e la struttura portante originaria. Si compone di due sezioni nettamente distinte. A ovest la parte più antica, in cui si ritrovano (o s'indovinano dove vi furono interventi) tutte le caratteristiche della casa contadina bujese d'epoca: stanze rettangolari in successione su due piani ed un sottotetto-granaio. Muri perimetrali e divisori con lo spessore di circa 55 cm. e profondità delle stanze di 4, 80 m (misure standard delle case rurali d'allora). Al piano terra una stanza per' la cucina ed una per la stalla. Accesso esterno al primo piano in cui c'erano due camere, ognuna con la porta su uno stretto poggiolo sostenuto da travetti aggettati (modeòns), il tutto di legno. I muri portanti, ben visibili nella loro trama sul lato strada, sono costruiti a strati sovrapposti alti circa 1, 20 m di pietra squadrata, il che assicura all'edificio una buona stabilità. In essi si aprono porte e finestre con architrave ad arco di mattoni. La copertura è lignea, completata con pianelle e coppi. Ad est la parte più recente accompagna l'angolo tra le due strade con tre lati anziché con un unico spigolo o con una curva. E' completamente costruita con mattoni a vista e costituisce il corpo ingresso-fienile. Il lato centrale presenta un'ampia apertura d'entrata, chiusa in sommità da un arco ribassato in mattoni. Il portone di legno a due battenti ha una porta inserita nell'anta di destra; legno e ferramenta sono originari. Al di sopra dell'arco è incavata una finestra cieca, sempre ad arco, probabilmente destinata a contenere un'icona. Infine tre finestroni con arco a tutto sesto forniscono l'aerazione del fienile. Sono chiusi da mattoni posti a zig-zag di taglio in modo da realizzare una rete di fessure. I finestroni così strutturati erano tipici di molti fienili della zona, ma credo che attualmente questi siano gli ultimi rimasti. Sugli altri due lati vediamo ancora quattro finestroni uguali e, in basso, due finestre cieche. All'interno un insieme di muretti e pilastri di mattoni sostengono un'incredibile reticolo di travi poste a sostegno del tavolato per il fienile e, più in alto, della copertura lignea, uguale e in continuazione a quella della parte abitata. Il terremoto del '76 e molti interventi sconsiderati hanno cancellato quasi tutte le vestigia dell'architettura spontanea rurale tipica del nostro paese. I pochi edifici rimasti e ricuperabili sono stati spesso snaturati con sventramenti, aggiunte, modifiche che ne hanno completamente mutato l'aspetto e l'inserimento nel contesto naturale. Non è possibile continuare su questa strada, cancellando così quello che resta della cultura del nostro passato perché ciò equivale a voler annullare la memoria delle L'opera non è ardua: rinforzati i muri portanti lasciando in vista la trama delle pietre squadrate e dei mattoni, è necessario riportare alla forma primitiva le luci, ridando agli archi la loro funzione. Ricuperata la travatura portante ancora utilizzabile si ricostruiscano gli orizzontamenti lignei (dove ancora esistono) mantenendo le linee originali e rinunciando alla tentazione di rendere tutto "più simmetrico e bello". Il fienile è un vasto spazio che non verrà più utilizzato come tale, perciò dovrà essere attrezzato opportunamente per le nuove funzioni che gli si vorranno attribuire. Il poggiolo va completamente rifatto perchè pericolante, badando però a riprodurre la trama esistente. L'accesso al primo piano, data l'esiguità dello spazio abitativo, dovrà avvenire dall'esterno; penso attuabile una sola soluzione non alterante la facciata interna. Come conclusione può essere espresso un auspicio: le autorità competenti siano tanto oculate da prendere a cuore la conservazione di questo edificio che rappresenta una ricchezza storica per il nostro comune. A ripristino avvenuto, esso dovrà essere incluso tra le testimonianze del passato che vale la pena vedere e visitare. |