dicembre 2003 |
I Lavadôrs di Buja di Antonietta Spizzo |
La mia amica Gabriella di Buja mi propone un giro in bicicletta alla scoperta degli antichi lavatoi di Buja, testimonianza di un tempo non lontano in cui non esistevano le lavatrici e lavare e risciacquare i panni al fiume era un momento importante della vita sociale femminile. Incontro a San Floreano, nella piazzetta: ecco, con il tetto sorretto da esili colonne, un lungo lavadôr che si affaccia sul Ledra. Colpisce la sua grandezza: nel vuoto e nel silenzio di oggi si fa fatica a immaginare la ressa e le voci di allora. Alle nostre spalle inizia la via dei Mulini e di mulini ce ne sono ben due, a poca distanza l'uno dall'altro. La signora Luigia Calligaro Comini, ottantenne, gentilmente ci apre lo stanzone in cui ancor oggi suo fratello molinâr macina all'antica maniera e volentieri ci racconta storie del tempo andato. Passato il rio Gelato ci dirigiamo alla misconosciuta frazione di Saletti, un nucleo antico di case sullo sfondo poco rassicurante della zona industriale di Osoppo. Non a caso proprio qui in una bacheca del comune leggiamo un annuncio volto a monitorare lo stato di salute della popolazione... Saletti ruota praticamente attorno alla casa Elti magnificamente ristrutturata dopo il terremoto e costituita da due corti rurali comunicanti tramite un sottoporticato che si trova proprio sotto la casa padronale, sottolineata da due maestosi portali in pietra. Un signore ci invita a vedere il suo appartamento e ci mostra orgoglioso il cjavedâl costruito da lui stesso. Quasi dirimpetto a Saletti sta Tomba: vaghiamo per le stradine alla ricerca del lavadôr superstite, una giovane donna in bici ci accompagna, dicendoci di ricordarsi lei stessa le donne che andavano lì a fare il bucato. Eccolo, un po' ad est del paese: è simile a quello di San Floreano, solo un po' più piccolo. Pedaliamo un po' lungo il canale Ledra-Tagliamento, passiamo accanto all'antico battiferro di Tomba e seguendo le indicazioni di Avilla è ai piedi del monte e la strada va in salita. Oltrepassiamo l'orrida insegna della macelleria equina, saliamo a Santo Stefano e a Urbignacco e poi giù a discesa a Codesio: all'incrocio tra Strade Pedrade e via Palût (a proposito, i nomi delle Giriamo tutto attorno al colle Masanêt e completiamo la nostra circumnavigazione di Buja: Borgo Brusât, il ponte sul Ledra, Case Rai, Campo Garzolino e poco prima di ripassare il Ledra ecco comparire alla nostra sinistra l'ultimo lavadôr, abbandonato e malridotto, una pensilina senza apparente significato, che non avremmo notato se i nostri occhi non si fossero abituati a cercare questa particolare architettura. Accompagnati dal verde corso del fiume e dalle immaginarie voci di donne a lavare i panni diamo gli ultimi giri di pedale fino a San Floreano. |