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Il restauro del lavatoio
 di Codesio
 e dell'Ancona
 di Ontegnano

di Armando Sant

 

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Poesia di Nevio Aita

 

Il Lavatoio di Codesio

Nonostante siano trascorsi circa due anni dall'approvazione del progetto da parte del Consiglio Comunale alla fine dei lavori, oggi finalmente, grazie soprattutto alla generosità operativa di alcuni volontari che avevano a cuore il suo recupero, possiamo riammirare, nel suo originario splendore, IL LAVATOIO DI CODESIO.

Non si è trattato solamente del recupero, tipologicamente e strutturalmente validissimo, di un manufatto che, oltre alla sua specifica funzione, presenta elementi architettonici di sicuro interesse che costituiscono espressione evidente di un preciso periodo storico, ma è la dimostrazione concreta della volontà di recuperare una testimonianza del passato che ci appartiene e che il terremoto aveva quasi totalmente cancellato: una testimonianza di quella realtà rurale e sociale che aveva come cardine il "BORGO" e che utilizzava con rispetto L'ACQUA, preziosa risorsa naturale.

In questa ottica l'intervento si qualifica, quindi, a pieno titolo come recupero di un "BENE AMBIENTALE"; in esso, soprattutto le giovani generazioni potranno "attingere" quello spirito e quell'orgoglio di sana "friulanità" che in caso diverso rischiano di perdere definitivamente.

Ma partiamo dall'inizio.

Situato nella frazione di Codesio, il lavatoio, di proprietà del Comune di Buja, non risulta schedato dalla Soprintendenza ai beni artistici del Friuli Venezia-Giulia.

Sorge in zona agricola a monte del cimitero comunale di Madonna, all'incrocio di due strade, una di interesse sovracomunale (via Palût) e l'altra che porta all'abitato di Codesio (strade Pedrade) e lungo la quale insistono le opere di presa idrica. La località è facilmente raggiungibile anche dai comuni limitrofi.

Inaugurato nel 1924, è stato utilizzato sino al 1976 dagli abitanti delle frazioni di Madonna, Codesio e Urbignacco per il lavaggio ed il risciacquo della biancheria.

La proposta di un suo restauro trova origine nella definizione più evoluta del concetto di opera d'arte e cioè quella di bene culturale-ambientale.

In questo senso è emersa la volontà, tra l'altro più volte fatta oggetto di istanze da parte della popolazione stessa, di recuperare il manufatto, utilizzato per oltre 60 anni dai residenti delle frazioni più a nord di Buja.

L'edificio, distribuito su un unico piano fuori terra avente dimensioni di ml 6,00x12,00 circa, accoglie al suo interno due vasche in calcestruzzo gettato in opera, di cui una per il lavaggio (ml 2,50x2,40; altezza dell'acqua 0,65; capacità circa 39 hl) ed una per il risciacquo (ml 2,50x5,50 altezza dell'acqua 0,73; capacità circa 100 hl).

Ha una struttura regolare, intelaiata con pilastri in cemento armato di pregevole fattura, ed un solaio monolitico di copertura a terrazza, con impluvio centrale posto sulle vasche, avente funzione di illuminazione naturale.

Il frontespizio principale è contraddistinto da tre torrette decorative riportanti emblemi tipici dell'epoca, da un'icona in lamiera raffigurante la Madonna e da merlature. In origine il fabbricato era dotato di un servizio igienico, quasi del tutto crollato a seguito degli eventi sismici del '76.

La sorgiva, situata a monte del lavatoio e tutt'ora con buona erogazione (circa 105 litri/minuto in periodo di magra), alimenta le due vasche e determina un costante movimento d'acqua all'interno.

L'intervento di ristrutturazione era mirato al recupero strutturale del lavatoio mediante il puntellamento e la sbadacchiatura delle colonne esistenti, il raddrizzamento delle colonne fuori piombo, la perforazione verticale delle stesse, la posa in opera di tubi in acciaio di irrigidimento, le sigillature e riempimenti con miscele cementizie ed il consolidamento del terreno di fondazione sempre mediante iniezioni di miscele cementizie.

Successivamente, si è provveduto alle opere di completamento che sono consistite sostanzialmente nella realizzazione di drenaggi, mediante formazione di vespai, nel ripristino della parti mancanti degli elementi principali ed accessori, nel rifacimento dei pavimenti, nella rinzeppatura delle fessurazioni e nella lisciatura delle pareti delle vasche.

Infine, i lavori sono stati ultimati con le opere di preparazione e di finitura che hanno comportato l'abbattimento degli alberi ed arbusti prospicienti il fabbricato, la demolizione degli elementi aggiunti in fasi successive, la pulitura delle superfici, il ripristino degli intonaci, il completamento e ricostruzione delle modanature (torrette, merlature ecc), la formazione di marciapiedi esterni, le tinteggiature, la posa di inferriate e la sistemazione dell'area.

L'intervento è stato finanziato (limitatamente alle opere strutturali) con un contributo concesso dalla Provincia di Udine, ai fini del restauro di opere di "ARTE MINORE", con atto sottoscritto in data 29 gennaio 1996.

La spesa per le restanti opere di completamento e per la fornitura dei materiali occorrenti è rimasta a carico del Comune di Buia; è doveroso sottolineare, però, che l'intervento è stato reso possibile soprattutto grazie alla generosità, alla determinazione ed all'impegno dei volontari che hanno coordinato le diverse fasi operative e provveduto direttamente all'esecuzione delle opere di finitura.

A loro, precisamente ai signori sottoelencati, il ringraziamento sincero da parte di tutta la Comunità:

Franco Aita, Gino Aita, Giuliano Aita, Nevio Aita, Paolo Aita, Enos Calligaro, Pierino Calligaro, Romeo Calligaro, Sandro Calligaro, Umberto Calligaro, Katia Calligaro, Paolo Di Giusto, Gastone Floreani, Giuliano Fortunato, Giorgio Minisini, Andrea Scagnetti, Assuero Tonizzo, Bruno Tonizzo.

 

Le Ancone di Ontegnan

Ancje le ancone di Ontegnan, pe Madone de Salût dal '98 'e jè state mitude a gnûf; picades les maltes e gjavâs i tocs che stavin stacansi, rinfuarçade e stabilide, ricuviêrt el cjupiel, piturade dentri e difûr, mitude une gnove fereade e tirade le lûs.

Tal dî un'Ave a chê Madonute cul Bambin, cuant ch'i passais par lì, visaisi ancje di chêi omps che le an regolade, magari lassansi sbrissâ cualchi besteme, ma cun t'un grant cûr e cu le gjenerositât dai vêrs furlans.

A non di dute Buje i ringraziin:

Ottaviano Aita (Taia), Ennio Di Giusto, Enzo Fabbro, Italo Fabbro, Redento Fabbro, Giuseppe Gallina, Giovanni Rota, Angelo Tonino (Bredul).