Torna a risplendere "el cjiscjelùt" di Collosomano di Vergilio Burello | |
Chiunque giunga a Buja non può non accorgersi della presenza di una casa “strana”, in sommità ad una delle più belle colline del medio Friuli, che i bujesi hanno da sempre definita «el cjiscjelùt» o «le palacine». A seguito del sisma del ’76, il fabbricato ha subito gravissime lesioni e i proprietari hanno dovuto abbandonarlo al punto di essere ormai ridotto un rudere (in analogia all’altrettanto importante testimonianza architettonica di Villa Barnaba). Nel 1998 il dott. Amilcare Berti, capace imprenditore di origine torinese ed allora amministratore delegato della “San Marco Elektron S.p.A.”, guardando dal suo ufficio di Polvaries, chiedeva quotidianamente ai suoi collaboratori più strette notizie relativamente alla villa. Un lento ma intenso desiderio di conoscere da vicino quelle mura ormai fradice dalla pioggia lo condusse ad una azione coinvolgente al punto da considerare come primario obiettivo la conservazione della villa, com’era e dov’era. Seguendo anche in prima persona la messa in sicurezza dell’edificio pericolante e noncurante quasi del rischio che era sempre latente, diede avvio ad un intervento di recupero statico e funzionale dell’edificio. Il presente articolo ha l’obiettivo di descrivere le caratteristiche di un bene architettonico che appartiene al cuore dei bujesi e che testimonia, con la sua imponenza, la forte emozione che sta suscitando a chi tanto ha fatto per farlo risplendere. Posta su un pianoro di sufficiente ampiezza, l’insieme villa-parco-collina costituisce senza dubbio alcuno un insieme avente rilevante pregio ambientale. La villa, pur presentando caratteristiche architettoniche estranee alla tipologia rurale friulana, risulta perfettamente integrata nel paesaggio, di cui ne esalta le caratteristiche orografiche. Dalla torre, alta 18,50 m, è possibile osservare a 360° tutto l’anfiteatro morenico, al punto da diventare presidio delle forze armate tedesche, russe, inglesi e americane durante il secondo conflitto bellico. Le prime testimonianze scritte relative all’edificio sono state redatte dalla dott.ssa Alessandra Guerra nella scheda n. 69862, depositata presso il Centro di Catalogazione e Restauro dei Beni Culturali della Regione Friuli-Venezia Giulia. Prima di iniziare i lavori, nel 1999, il dott. Berti ha affidato all’arch. Paolo Nicoloso il compito di approfondire gli aspetti storici dai quali ne è scaturita una relazione dal titolo «Cesare Pascoletti – Breve profilo storico-critico, bibliografia, elenco delle opere» che ha messo in luce le caratteristiche espressive dell’autore e l’innumerevole mole di edifici costruiti su tutto il territorio nazionale. Al sottoscritto è stato affidato l’incarico di predisporre e coordinare un gruppo di lavoro per la redazione dei progetti esecutivi per il recupero statico e funzionale dell’edificio e di completare le ricerche presso gli Archivi documentali. Breve cronologia Le ricerche effettuate presso l’Archivio di Stato hanno evidenziato che il terreno sul quale sarà costruita la villa risulta il mappale n. 3589, riportante Scheda iniziale del proprietario n. A88, avente qualità Prato per una superficie di pertiche metriche pari a 8,49 (1 pertica = 1000 mq) intestato ad Alessio Canziano, Enrico, Pietro, Natale e Federico fratelli fu Valentino. Nel 1852, in data 14 gennaio, veniva tolto Natale. Il 30 luglio 1871 si aggiunge Alessio Alessio, Angela, Anna e Francesca fu Enrico. Successivamente vengono scaricate 4,8 pertiche e formato il mappale n. 3589/b. Al vecchio Catasto Rustico e Urbano l’immobile risultava così accertato: Ditta: Ferri Alda fu Abramo – mappale n. 3589/a – Dichiarazione di unità immobiliare urbana resa da Tina Romani in Cassetti in qualità di incaricata in data 29.12.1939 – Planimetrie redatte dal geom. Mario Tissino nel 1940 – Denominazione del fabbricato: Colli di Baldo – Destinazione del fabbricato: Casa di abitazione denominata villa Alda – Classamento in data 21.04.1944 - Rione Ursinins Grande, via Collosomano n. 10, Villa Padronale, Rendida 4190,16. A partire dal 1968 si succedono diversi proprietari. L’attuale è subentrato nel 1998. Il progettista: Cesare Pascoletti La villa, costruita nel secondo decennio del XX secolo (1922-1928), si presenta a pianta rettangolare, con due corpi di fabbrica tra loro leggermente sfalsati e dotata di una abside sul fronte secondario. Paolo Nicoloso nel suo studio evidenzia quanto segue: «La paternità del progetto è sicuramente attribuibile all’arch. Cesare Pascoletti nato a Povoletto nel 1898. Il padre Francesco è veterinario, la madre Ida Dreossi maestra. Compie gli studi a Udine, dov’è ospite dello zio paterno Sigismondo. Lo zio, di professione medico, autore tra l’altro di diverse pubblicazioni scientifiche, ne segue con particolare attenzione l’educazione scolastica. Conclusi gli studi medi, nel 1917 Pascoletti viene chiamato al fronte. Alla fine del conflitto si iscrive al Politecnico di Torino, dove si laurea in ingegneria civile il 15 aprile 1924. Per compagno di studi al Politecnico ha Renato Raffaelli di Gemona, con il quale rimarrà legato da un rapporto di amicizia e con cui dividerà in seguito alcune esperienze progettuali. Nel 1924, al ritorno a Udine, Pascoletti è assunto negli uffici delle Tramvie del Friuli, il cui Direttore è Domenico Calligaro di Buja, ingegnere laureato al Politecnico di Torino. è attorno al 1925 che Pascoletti progetta la Villa Della Giovanna a Buja e contemporaneamente la Villa Pascoletti a Udine per lo zio Sigismondo (attualmente esistente in via Girardini). Sarebbe stato lo stesso Calligaro a suggerire a Della Giovanna il nome di Pascoletti quale progettista... Posta in cima a uno dei colli più alti della fascia morenica, con la torre merlata visibile a grande distanza, Villa della Giovanna si presenta come un suggestivo e signorile maniero medievale. Il linguaggio proposto da Pascoletti in questo progetto appare completamente estraneo alla tradizione locale... Nello specifico architettonico, nella Villa di Buja, va colto un riferimento alle opere di Giovanni Vacchetta, che aveva collaborato con D’Aronco. Vacchetta è stato anche insegnante di ornato di Pascoletti al Politecnico di Torino, e nella Torino del Novecento, ville e villini affini per tipologia alla Villa di Buja, non sono un’eccezione”. Pascoletti dal 1927 si trasferisce a Roma dove tra l’altro progetta e costruisce la villa per Galeazzo Ciano ed Edda Mussolini e nel 1945 apre uno studio professionale in Roma con soddisfacenti risultati (progetta tutte le sedi della Banca Nazionale del Lavoro, diversi complessi immobiliari nelle più importanti città d’Italia e diverse sedi istituzionali e scolastiche). Caratteristiche architettoniche della villa L’edificio si sviluppa su una base rettangolare (circa m. 16,50x12,00) su tre piani fuori terra con torretta merlata (su cinque piani), più un piano parzialmente interrato. La Villa presenta diversi elementi di pregio architettonico: il pavimento dell’atrio in mosaico policromo, i fori sulla facciata di diversa tipologia e finemente decorati, i cornicioni marcapiano sagomati, i parapetti delle terrazze in mattoni facciavista con merlature, i muri esterni del sottotetto decorati con pitture a motivi geometrici. Il fabbricato ha subito nel tempo un grave deterioramento sia per opera dell’uomo (demolizioni, ricostruzioni inadeguate, modifiche agli elementi architettonici, ...), sia per cause naturali (eventi sismici, agenti atmosferici, ...). Tali guasti hanno portato alla perdita di diversi elementi decorativi, come gli stemmi dei precedenti proprietari, le statue sui muretti di contenimento esterni, le scale in legno, le decorazioni interne a stucco e le pitture eseguite durante la ristrutturazione del 1966-1968 da Vittorio Antonio Lucardi (1902-1971), figlio del decoratore Vittorio Lucardi (1866-1953) che lavorò alla villa durante la costruzione. Il parco Nella pertinenza scoperta, dopo i lavori di taglio e pulizia delle sterpaglie, erbacce e rovi che erano cresciuti durante il completo stato di abbandono, è stato effettuato un dettagliato rilievo del patrimonio arboreo esistente che ha portato al censimento delle seguenti specie: 1 Abete bianco, 2 Aceri falsi platani, 1 araucaria, 1 Tuia della Cina, 10 Castagni, 5 Cedri, 2 Cipressi Lawson, 3 Palme, 4 Criptomerie, 11 Cipressi, 2 Ginepri, 1 Noce comune, 3 Lauri, 1 Ligustro, 3 Magnolie, 1 Abete rosso (Peccio), 11 Pini domestici, 5 Pini silvestri, 6 Pittospori, 2 Pioppi bianchi, 6 Ciliegi, 3 Tigli, 1 Tuia del Canada. Il progetto di repupero Gli interventi progettati, ormai in corso di ultimazione, hanno l’intento di rendere all’insieme l’originaria dignità architettonica e ambientale, con l’obiettivo di addivenire ad una organica sistemazione funzionale: recupero e restauro di tutte le parti riconosciute e riconoscibili come “autentiche”, adeguamento antisismico delle strutture, realizzazione di impianti tecnologici, sistemazione degli spazi esterni. |