Ragazzi alla scoperta dei boschi di Mirella Comino Osso | |
Il 22 novembre 1987, nella sala consiliare del Municipio, il Sindaco, Gino Molinaro, con l'Assessore Regionale alle Foreste, Renato Bertoli, premiava i vincitori del Concorso fotografico "I boschi di Buja" cui avevano partecipato, secondo quanto previsto dal regolamento, ragazzi delle scuole dell'obbligo e fotoamatori bujesi, oppure fotoamatori iscritti al Circolo Culturale Fotografico "Il Grandangolo" di Campoformido, che aveva collaborato per gli aspetti tecnici dell'iniziativa. Vincitori: Paolo Lirussi di Campoformido, Marco Masone e Maria Teresa Dolso di Buja tra i concorrenti adulti; Stefania Gallina e Rolando Tulisso tra gli alunni della scuola media; Patrizia Patat, Ivan Gubiani e le classi 4a di S. Stefano e 5a di Avilla tra gli alunni delle scuole elementari a tempo pieno del Comune. Il 13 dicembre successivo, nella stessa sala consiliare, in occasione dell'annuale festa del Ringraziamento promossa dall'Associazione Coltivatori Diretti, il Sindaco, con il Presidente della Coldiretti di Buja, Mauro Aita, premiava 21 alunni delle scuole elementari che, singolarmente o in gruppo, avevano partecipato al concorso di disegno sul tema "I boschi di Buja". Ad entrambe le iniziative, la prima promossa ed organizzata dagli Assessorati alla Cultura ed all'Ambiente, la seconda realizzata in stretta collaborazione tra gli stessi Assessorati e la sezione Coltivatori Diretti di Buja, seguiva nell'atrio del Municipio l'esposizione di tutte le opere che avevano partecipato ai concorsi. Si trattava di 140 stampe fotografiche raffiguranti scorci o particolari, anche in macrofotografia, dei nostri boschi (secondo un attento controllo scientifico effettuato dal dott. Fabio Stergulc, esperto in scienze forestali) e di circa 200 lavori eseguiti dagli alunni delle, scuole elementari con le più diverse ed originali tecniche cromatiche e compositive. Le mostre erano, indubbiamente, l'elemento di maggior significato in entrambe le iniziative, che avevano come obiettivo comune quello di sensibilizzare l'attenzione del pubblico sui nostri boschi, e come componente comune la partecipazione dei ragazzi delle scuole dell'obbligo locali. Se, infatti, i premiati avevano giustamente raccolto il frutto di particolari sensibilità ed abilità personali, o di un preciso impegno artistico, o, più semplicemente, di un fortunato momento creativo, erano i partecipanti, tutti e ciascuno, i protagonisti costruttivi ed efficaci di un duplice momento educativo, destinato prima a se stessi, poi al pubblico. A se stessi essi hanno insegnato l'attenzione per una componente del territorio che vive alle porte delle nostre case, inserita nel tessuto urbano locale, ricca di funzioni ecologiche intorno alle quali si sviluppano elementi botanici e faunistici di straordinario interesse naturalistico, eppure a volte abbandonata al degrado, a volte utilizzata in modo improprio, spesso osservata con superficialità. Al pubblico hanno comunicato questa attenzione attraverso il loro messaggio iconico, con tutta la molteplicità di significati ed emozioni che ciascuna immagine riesce ad evocare: stupore per i piccoli particolari della vita del bosco o per i paesaggi suggestivi che sfuggono all'abitudine, interrogativi e perplessità del rapporto non sempre facile tra le attività umane e l'ambiente naturale, nostalgia per quadri bucolici ormai lontani dalla nostra vita quotidiana, e pur tuttavia così a portata di mano in quel "bosc ch'ai puarte il vert dongje i cussins" che anche Maria Forte aveva cantato tra le bellezze di Buja descrivendola in versi. E ovvio che il primo indirizzo educativo, quello destinato agli stessi autori, trova uno spazio privilegiato nelle scuole. Le attuali programmazioni didattiche lasciano margini sempre più ristretti alle attività non finalizzate o, peggio ancora, improvvisate. Così, ad esempio, la partecipazione a queste iniziative, sia essa considerata come attività curricolare o integrativa (ma la distinzione è tanto sterile quanto infondata, perché si tratta comunque di un'esperienza formativa), risponde prima ad obiettivi di educazione socio-civico-politica, con l'inserimento attivo della scuola nella vita e nei problemi della comunità, quindi ad obiettivi didattici collegati alle varie aree di apprendimento. Trova, infatti, i suoi agganci multidisciplinari nell'indagine storica, nella descrizione e nel confronto degli aspetti geografici, nella classificazione degli elementi scientifici e nello studio dei loro processi di trasformazione, nell'utilizzazione differenziata dei mezzi espressivi per la denotazione e la connotazione della realtà studiata. Trova poi una dimensione interdisciplinare come vissuto di strutture mentali e di metodologie di ricerca che nei ragazzi hanno sempre bisogno di passare attraverso una prima fase manipolativa e pratica. Tutto questo è, in fondo, quello che hanno fatto i nostri ragazzi, con gli insegnanti, intorno all'esperienza dei concorsi: ad Avilla i castagni dei Pravis hanno suggerito indagini storiche che hanno rivelato i segreti della castagna nell'economia famigliare dei nostri anziani, e, più indietro nel tempo, l'insospettata assenza di questi alberi dagli ecosistemi dei nostri boschi fin quando l'uomo non ne conobbe l'utilità; nelle scuole di Madonna le tane, le orme di animali, i colori delle foglie, i rifiuti fotografati nel bosco di Monte hanno sollecitato lo studio di codici di comunicazione non verbale per individuare realtà e mettere a fuoco problemi di carattere ambientale sviluppati poi attraverso successive fasi di lavoro; a S. Stefano, i giochi di luce ed i colori degli alberi e del sottobosco sono stati trasferiti in fotografia ed in pittura a documentare la consuetudine di un rapporto ormai consolidato di studio e di sentimenti tra gli alunni e il bosco, che è lì, a due passi dalla scuola, sul Colle Baldo. Per alcuni alunni della scuola media il bosco, proprio quello vicino a casa, è diventato importante: il protagonista su pellicola delle lezioni di educazione artistica. Quanto di tutto questo inciderà realmente sulla formazione di una coscienza sociale sensibile ai grandi problemi che, come quello ecologico, sono oggi in attesa di soluzione? È difficile dirlo. Le convinzioni più tenaci sono quelle maturate dall'esperienza personale che, per quanto mi riguarda, è positiva; naturalmente, esse valgono nella misura in cui sono confortate da considerazioni autorevoli, provenienti da più esperienze. I Programmi elementari del '55 evidenziavano le capacità di intuizione e la sfera sentimentale degli alunni. Credo non si possa dissentire. Trent'anni dopo, i Nuovi Programmi perseguono obiettivi educativi di notevole impegno socio-culturale, che presuppongono la piena utilizzazione di processi cognitivi, capacità critiche e criteri di comportamento che sono in fase di formazione, e che possono essere aiutati a maturare attraverso congrue scelte metodologiche e didattiche. Pur nelle diversità individuali, credo che anche su queste potenzialità dei nostri ragazzi non ci si possa opporre, allo stesso modo in cui non si può ignorare che, quanto a scelte metodologico-didattiche, le scuole di Buja hanno anticipato i tempi ed i Programmi. Sollecitare ulteriormente le scuole con iniziative, anche di carattere comunale, che propongono esperienze di riflessione, approfondimento e problematizzazione delle realtà locali, non significa assolutamente espropriarle delle loro competenze didattico-educative: significa piuttosto riconoscere loro capacità crescenti di incidere efficacemente, attivamente e costruttivamente nella vita della comunità, interpretandone liberamente le proposte ed organizzando le attività in modo che i ragazzi possano rielaborarle secondo la personale ricchezza e disponibilità interiore, attraverso schemi mentali quasi sempre liberi da rigidità precostituite. Credo sia, complessivamente, un indirizzo positivo, anche se comporta scelte non sempre facili. Per chi insegna è immediatamente più gratificante compiacersi della capacità degli alunni di riferire contenuti ed utilizzare velocemente abilità tecniche; per chi ha responsabilità di pubblico servizio è più facile riscuotere ampi consensi sintonizzandosi sulle lunghezze d'onda delle opinioni di moda e denunciando tutto ciò che, con minimo spirito di osservazione, si riconosce come sbagliato o distorto. La partecipazione delle scuole alle iniziative appena ricordate, promosse dall'Amministrazione Comunale in omaggio all'anno dell'ambiente cui era dedicato il 1987, è stata indubbiamente generosa e di alta qualità, come hanno sottolineato con convinzione le due commissioni giudicatrici dei lavori. Essa rivela una vasta convergenza di scelte nei confronti di metodi di sensibilizzazione che non danno forse risultati vistosi ed immediati, ma aprono la strada ad un futuro che deve fare i conti con la maturità di queste nuove generazioni e con la loro capacità di costruire e rinnovare, più che di criticare. |