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Dieci anni di ricostruzione 

di Gino Molinaro

 

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Sono trascorsi dieci anni dal quel 1976 che ricoprì il Friuli di lutti e di distruzione. Nessuno ha dimenticato quella immane tragedia. Nella nostra mente sono impresse in modo indelebile le immagini di quei tragici momenti. La memoria ripropone con caparbietà, ogni qual volta si parla o si discute del 1976, del terremoto, sentimenti e sensazioni che nemmeno chi ha vissuto e subìto sa spiegare.

Si accavallano immagini di distruzioni, di morte con altre di speranza, di vita e di rinascita. Forse sono stati necessari dieci anni per capire l'importanza e l'immenso valore della solidarietà che la comunità nazionale, attraverso le istituzioni, le organizzazioni civili e militari, il volontariato associato e singolo, aiutata anche dall'intervento serio e responsabile di numerose comunità straniere, ha voluto dare a questa parte martoriata del Friuli.

Sicuramente queste testimonianze di stima e amicizia hanno riesumato dalle macerie, che le avevano momentaneamente ricoperte, quella forza e quella fede che sono alla base della ricostruzione e della rinascita del Friuli terremotato. A loro, anzi, nazioni, enti, organizzazioni, sin goli, il nostro grazie sincero e l'assicurazione che il loro aiuto, morale e materiale, non sarà mai dimenticato, perché i nostri sentimenti, insieme ai paesi ricostruiti, ne saranno perenne testimonianza.

Dopo dieci anni, dieci anni di impegno, sacrificio e di lavoro, è necessario un momento di riflessione per poter arrivare ad un consuntivo quella che è l'opera di ricostruzione e rinascita ancora in corso. Le cifre, che identificano i danni subiti ed i successivi traguardi raggiunti dalla ricostruzione, consentirebbero di chiudere con la certezza di finire dati sufficienti per una corretta informazione.

Sono però convinto che una volta tanto a utile e necessario oltrepassare l'asetticità dei dati, i quali, seppur importanti, non costituiscono l'intero essere di quella grandiosa opera che è la ricostruzione. Ceno è importante dire che la riparazione delle case è pressoché ultimata, che la ricostruzione ha mai sorpassato il 90% degli alloggi distrutti, che l'acquedotto è stato ricostruito completamente, che la rete fognaria sta per essere ultimata, che Buja, esclusa la biblioteca, ha ricostruito nella sua totalità gli edifici pubblici.

 È doverosó informare che la solidarietà nazionale ha finanziato, fino ad oggi, l'edilizia abitativa per 73 miliardi e le opere pubbliche (fognatura, strade, cimiteri, municipio, illuminazione, ecc. ) per 19 miliardi. Tutto ciò è veramente importante. Ma la ricostruzione non è solo questo.

La ricostruzione è anche scelta: scelta politica e scelta amministrativa. Le linee indicate dal Parlamento prima, dalla Regione poi e concretizzate infine dall'Amministrazione locale hanno dato alla popolazione la certezza di poter contare non solo su di un Friuli ricostruito nelle sue case e nelle sue infrastrutture primarie, ma anche e soprattutto su di un Friuli capace di rispondere alle esigenze economiche e di lavoro della sua gente e di dare tutti quei servizi che sono oggi indispensabili alla vita ed al progresso sociale di una comunità.

Mantenere ed elevare lo standard dei servizi comunitari era obbligatorio, perché il rimanere distanziati significava emarginazione e crisi economica, con riflessi pesanti sul tessuto sociale già provato dagli eventi naturali.

Da qui la necessità di ricercare gli strumenti utili a dare corpo e sostegno alle attività culturali nell'ambito della scuola e delle associazioni, a stimolare l'opera dei gruppi sportivi e ricreativi, anche con la costruzione di nuove e moderne strutture, ad assecondare od intraprendere in genere tutte quelle iniziative utili a mantenere viva l'identità di Buja, quale si è delineata nella sua storia e nelle sue tradizioni.

Contemporaneamente, nella convinzione di dover seguire le indicazioni fornite dal continuo evolversi dei diversi settori economici e con l'intento di offrire una adeguata risposta alle istanze provenienti dagli operatori, sono stati predisposti gli strumenti urbanistici di programmazione (zona artigianale -  zona industriale - aree agricole - piano commerciale -P. R. G. - P. P. ) ed esecutivi necessari anche a sostenere il ruolo che Buja ritiene di svolgere nell'ambito collinare e pedemontano.

 I problemi della sistemazione del Ledra, del riordino fondiario della palude di Avilla, affrontati in termini corretti anche nei confronti dell'ambiente, il recupero del centro storico di Monte, il recupero artistico del cimitero del capoluogo, delle chiese di Buja e di altri ambiti di particolare valore, servono a dimostrare la vitalità e la voglia di crescere della comunità bujese.

Sono sicuro di essere capito: ricostruzione e rinascita non possono ridursi a dati e cifre ma devono corrispondere al complesso di azioni che hanno anche dimostrato il valore immenso della solidarietà e del sostegno dati ad una comunità che è stata capace di riprendersi, di vivere e di progredire senza stravolgimenti, mantenendo la propria identità che è garanzia per il suo futuro.