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Alvio Baldassi 

 fotografo

di Mario Ragagnin

 

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Alvio Baldassi è figlio d'arte. Sulle tracce del padre Tarcisio, che segnò un'epoca per la fotografia in Friuli, ha cominciato a lavorare a quattordici anni. Tutti conoscono la sua capacità tecnica e professionale, ma pochi sanno che è anche un artista. È rimasto piuttosto nell'ombra per il suo carattere chiuso e riservato. Finora non ha esposto le sue opere a Buja.

La mostra, in occasione della Sagra di San Giuseppe, ci permette di conoscere meglio il nostro concittadino, e di apprezzare pienamente le sue doti e qualità. La rassegna ci propone un'antologia di fotografie scelte fra le innumerevoli che egli raccoglie nel suo archivio. È un patrimonio di ricordi e di immagini che spaziano dalla storia all'arte. Ci rivelano la vita del paese, le sue vicende, i personaggi e i paesaggi, fissati dal magico occhio che ferma l'attimo fuggente. Alvio usa dire che la fotografia allunga la vita e la immortala.

La fotografia, come la poesia, riesce a rendere nella loro autenticità i momenti preziosi che ci sfiorano nella realtà quotidiana, ma che non riconosciamo perchè siamo troppo assorbiti da preoccupazioni ed impegni. L'artista ci presenta invece quella immagine in una cornice che la isola dal resto e ce la proietta davanti. Noi ci sentiamo fuori, liberi e distaccati, padroni della situazione. Lo stato d'animo da soggetti, comportato da tale posizione superiore, è il piacere estetico: che percepisce l'armonia ed i ritmi fra gli elementi componenti il quadro, trasformato in un mondo concluso in se ed a nostra disposizione.

Alla fine dell'Ottocento l'invenzione della fotografia ha costretto le arti visive a cercare una loro più precisa identità. Fino a quel momento la rappresentazione figurativa dell'oggetto e l'interpretazione soggettiva umana, che lo trasfigurava, si confondevano. Quando la fotografia ha tolto alla pittura la funzione di riprodurre la realtà esterna, l'artista ha potuto liberare e sviluppare pienamente le sue doti creative. È sorta così l'arte moderna: l'impressionismo, l'espressionismo, il cubismo, l'astrattismo eccetera.

Sembrava che in tal modo fossero fissati i confini ed i ruoli peculiari della tecnica da una parte e della immaginazione umana dall'altra. Ma la realtà supera sempre la fantasia. Quando dietro all'obiettivo della macchina c'è l'occhio di un artista, otteniamo un risultato molto simile alla pittura. Alvio Baldassi usa la macchina come un pittore usa i colori e uno scultore l'argilla.

Crea effetti speciali, contrasti di luci e ombre, riflessi di colori che si specchiano e si rimandano a vicenda, accostamenti e giochi in cui le cose scompaiono per lasciare l'incanto delle loro forme compositive. Coglie il meglio della Natura, che valorizza con il suo poliedrico obiettivo. Ci svela le verità nascoste sotto le apparenze delle cose. Ne è un esempio l'acqua che diventa luce. In un quadro espressionista i riflessi luminosi erompono dalle onde e diventano i padroni della scena.

Alvio Baldassi ha saputo cogliere e isolare la geometria dell'astrattismo, con la scansione di linee, spazi e volumi, avvolti nella suggestione di delicate policromie. Ad aggiungere significato all'inquadratura formale, c'è in quest'opera anche il contenuto sostanziale: la centralità della persona, rappresentata da un'artista bujese. È una comprova delle relazioni intercorrenti fra le arti della fotografia e della pittura.

La fotografia collega le altre arti fra loro e tutte le manifestazioni, ci vengono riproposti perchè noi riscopriamo quelli che siamo stati veramente.

Gli artisti bujesi sono ritrosi e riservati. Non si uniscono per rafforzarsi l'un l'altro e potenziarsi a vicenda, con scambi di idee ed arricchimenti culturali reciproci.

In alcune città critici e recensori guidano gli artisti nelle problematiche di attualità, orientando le loro attitudini e capacità in modo efficace e proficuo. Quelli che si distinguono dunque non è tanto per eccezionali virtù rispetto alla media, ma perché bene avviati e guidati a modalità espressive più attuali e di successo.
Sarebbe auspicabile che questi esempi di intesa e collaborazione fossero seguiti anche a Buja, quante alla vita dell'uomo.

Documenta i momenti significativi della realtà quotidiana e li fa diventare storia. Raccoglie ed unisce le varie forme di espressione dell'uomo e le eleva a cultura. I valori psicologici solitamente ci sfuggono; i sentimenti fondamentali della vita ci sfiorano superficialmente. Siamo troppo occupati a portare a termine qualche finalità utilitaristica. Non abbiamo la serenità e la disponibilità per pensare agli altri liberamente, senza vederli in rapporto a quanto ci occorre e ci serve in quel momento. Ecco che allora l'occhio della macchina, guidata dalla intuizione del poeta, ci ripropone quel momento autentico che ci era sfuggito.

Nell'accavallarsi sempre più rapido degli eventi, ritroviamo per un momento noi stessi negli antichi ricordi di un passato dimenticato. Gli avvenimenti paesani si dilatano a riferimenti e a significati storici. Ci raccontano la nostra vita, recente e lontana. Drammi come il terremoto antigaes, come i vecchi mulini, arti popolari e folcloristiche come le maschere e le sfilate di Carnevale, cortei dai fotografi e dagli altri artisti. Associandosi, valorizzerebbero le loro qualità e otterrebbero il risultato di farsi conoscere. Inoltre trasmetterebbero le esperienze personali a tutti coloro che hanno le doti potenziali per realizzare opere di ingegno. Il talento va inteso come un valore da universalizzare.

Parecchi giovani a Buja sentono l'esigenza di esprimersi in varie forme, che meritano attenzione e riconoscimento. Diverse sono le nostre Associazioni culturali, ma nessuna dedicata in particolare agli artisti. Coloro che hanno capacità ed esperienza si facciano promotori di una tale organizzazione: è un modo anche questo di immortalare sé stessi.

L'Associazione chei di Ursinins Pizzul, che ha curato l'allestimento di questa prestigiosa rassegna e sempre si distingue per le attività culturali comprese nei festeggiamenti, potrebbe includere anche questa iniziativa nei suoi programmi. Sarebbe la più compiuta attuazione di quanto la mostra di Alvio indica, con la rivisitazione del passato, alla futura vita culturale della nostra Comunità.