Quali iniziative per l'arte a Buja di Ermes Santi | |
La forza morale di una gente di misura dopo una sciagura con la sua capacità di reagire alle avversità e di operare per ripristinare materialmente e spiritualmente un modo di vivere che sembrava perduto. Mai come in questi tempi i bujesi sembrano volere e saper dimostrare il loro carattere volitivo e il loro spirito di iniziativa: nello stravolgimento dell'aspetto antico del borgo, si nota il risorgere di sedi definitive per le attività usuali della vita civile: locali pubblici, forni, farmacie, canoniche... ci riportano alla normalità della vita di paese. Ma quello che dà il tocco finale, ciò che segna la ripresa totale, e quindi anche psicologica, è il risvegliarsi di iniziative sociali e culturali di notevole importanza, che ripropongono Buja come centro catalizzatore di incontri artistici. Nell'ultimo scorcio dell'anno trascorso sono state tenute a Santo Stefano tre mostre d'arte: nella prima espose Pietro Galina, nelle altre due, in contemporanea, gli artisti presenti con le loro opere furono Bruno Aita e Franco Costantini da una parte, e Bruno Lucardi dall'altra. Galina propone un nuovo modo di "fare scultura". Accanto ai suoi noti "graffiti" e alle strutture spaziali egli espone infatti varie opere nel materiale più svariato: legno, pietra, metallo. Pare che la forma naturale gli suggerisca la rappresentazione. Sta nell'artista comporre ed aggiungere quel tanto che serve a rendere viva la materia inerte in un contesto di distribuzione di volumi, di pieni e vuoti, di luci ed ombre, di colori. Pare che l'autore abbia assorbito la lezione dell'arte plastica architettonica. Vien voglia di paragonarlo allo scultore ligneo delle Alpi che va cercando tronchi, rami, radici che suggeriscono forme e che quelle forme realizza con leggere modifiche e abili ricuciture. Però in Galina si nota quel qualcosa in più che è il tocco dell'artista, moderno ma insieme di tutti i tempi. Nei vari momenti rivive l'arte di tutta l'umanità: rievoca le suggestioni di Altamira, dei totem e dei feticci in immagini fortemente incisive e poeticamente universali. Sono gli stessi motivi che lo ispirano come medaglista. Lo rileva "Num" sul Giornale di Indro Montanelli: "Pietro Galina è di un espressionismo più tragico che richiama alla mente i Basaldella". Bruno Aita e Franco Costantini sono due giovani che dedicano tutto il loro tempo libero alla grande passione per la pittura. Autodidatti, hanno cercato di apprendere la lezione dallo studio dei grandi artisti, in particolare contemporanei. Sentono in loro una carica di emozioni che vogliono manifestare attraverso i loro quadri. Di progressi ne hanno fatti dai loro primi ingenui tentativi ed ora cominciano ad avere le prime soddisfazioni che si concretano in premi, inviti a mostre e vendite di opere. Aita ha raggiunto una sua espressività compositiva e cromatica denotata da una nervosa pennellata e da un sicuro accostamento di colori. In Costantini si legge il suo attuale momento di transizione dall'intimismo ad una spazialità più appagante attraverso una ricerca tecnica e formale di più ampio respiro e maggiore incisività. Lucardi ha presentato una raccolta della sua produzione: oli, tempere, acquerelli, chine ed incisioni. A parte quattro piccoli ritratti, l'ispirazione che guida l'artista è determinata dalla suggestione dei paesaggi friulani e dalla bellezza dell'architettura spontanea. Si sente amore in queste rappresentazioni, nella cura del particolare, nella scelta del modello. Il pubblico manifesta ammirazione per la indubbia tecnica e la forza espressiva e commozione nel rivedere angoli amati che non esistono più. Ogni quadro costituisce un documento e per questo viene spontaneo accostare il nostro artista al Pinelli, il Cantone per immagini della vecchia Roma. Questo aspetto documentaristico della mostra ha ispirato i presentatori Riedo Puppo e Domenico Zannier; infatti, immersi nell'incanto del ricordo, si sono lasciati prendere un po' la mano. Hanno tratto spunto per un'elegia alla tradizione ed alla cultura friulane dimenticandosi quasi dell'artista. È questo il massimo risultato che un autore possa desiderare: che la sua opera susciti emozioni tali da far dimenticare chi l'ha fatta e conduca solo a desiderare intensi sentimenti. Il meglio di Lucardi si ha però proprio là dove è meno calligrafico, in quegli scorsi in cui i contorni sfumano in chiaroscuri suggerenti più che narranti, come in un pacato sogno di una realtà vera ma non fotograficamente definita; e l'indefinito lascia spiragli aperti alla fantasia, l'indefinito è poesia. Tutto questo fervore promozionale è dovuto all'impegno esclusivo degli artisti stessi che da soli hanno allestito le mostre, correndo i rischi di un "mercato inflazionato", spinti dal desiderio di richiamare l'attenzione di tutti su questo aspetto culturale della nostra vita. Sono iniziative che tornano a vanto di chi le ha promosse e rivelano ancora una volta di quali risorse sono dotati alcuni nostri concittadini. Ma quanto fatto si ridurrebbe ad evento sporadico se non ci fosse un seguito che serva, attraverso la continuità, ad educare culturalmente ed a suscitare sempre più l'interesse. Questa considerazione ha indotto Bruno Lucardi a prendere su di sè l'oneroso compito di mantenere una mostra permanente nella galleria del "palazzo di vetro" di Santo Stefano. Suo intendimento è di invitare ogni mese un artista friulano ad esporre le sue opere. Avremo cosi l'opportunità di ammirare autori noti e meno noti, che rappresentano l'anima artistica della nostra regione. Il Lucardi è meritorio di un particolare elogio perché coraggiosa è la sua iniziativa. In molti paesi (e non solo in città) l'Amministrazione comunale mette a disposizione degli artisti alcuni locali adatti ad esposizioni. Ciò è avvenuto anche qui a Buja, in passato nel Centro sociale di Santo Stefano e, più recentemente, nell'atrio al 1 ° piano del Municipio per le medaglie di Giampaoli. Attualmente credo che non ci siano spazi disponibili per mostre non allestite direttamente dall'Amministrazione comunale. Speriamo vivamente che, quando sarà completato l'edificio dell'Archivio comunale, dato il suo grande volume, sia possibile riservare in esso anche uno spazio congruo per le esposizioni permanenti dei nostri artisti. Così il Comune soddisferebbe uno dei suoi obblighi primari: quello di fornire strutture culturali collettive. E fra queste, essenziali sono quelle che favoriscono la valorizzazione e la diffusione dell'arte, particolarmente di quella locale. |