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Lis "visions"

 di Tarcisio Baldassi 

di Pieri Menis († 1979)

 

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Tarcisio Baldassi è nato nel 1899 da un antico ceppo familiare che affonda le sue radici da secoli nella terra di Buja. Dopo una grigia infanzia, durante la quale fre­quenta le scuole elementari, è costretto a se­guire il destino comune alla gioventù del tem­po: cioè passare le Alpi per lavorare in terra straniera.

Ma fin dalla prima esperienza Tarcisio s'accorgeva che quella non era la strada che sognava; qualcosa di misterioso sentiva che fermentava in fondo al suo cuore, portandolo ad entusiasmi deliranti ora, e poi, d'un subito, ad abbattimenti che apparentemente non avevano né scopo né ragione. Suo fratello calzolaio lo prese a bottega, ma nemmeno l'arte di S. Crispino lo appagava; non era sulla suola di una scarpa che si fermava la sua fantasia; le immagini che danzavano in ridda vorticosa nella sua anima inconscia erano nell'aria, nella luce, nei colori dei fiori, nei riflessi delle acque, nelle vastità del cielo e nelle cose che lo circondavano. Un giorno — ed erano passati gli anni di tristezza! — nelle mani del giovane capitava una macchina fotografica da pochi soldi.

Fu allora che i suoi occhi si aprirono, come sfiorati da un tocco magico, fu allora che si sentì sospinto verso mete che gli erano parse impossibili e pazzesche; ecco, nelle sue mani c'era la possibilità di fermare sulla lastra e quindi sulla carta quelle visioni, quel «mondo» che allietava e commoveva la sua anima... Fu come una rivelazione! Così, cessata la febbre che lo spronava a cercare tentoni la «sua» via, subentrava la febbre del lavoro, della creazione, quasi a ripagarsi del tempo perduto.

E quanta strada ha percorso da allora Tarcisio Baldassi!