Cronaca del 14 marzo 1998 a Buja “Dome cu la lûs” Vita e opere di Tina Modotti di Giovanna Amelia | |
Le tre medaglie in onore di Tina Modotti, presentate a Buja il 14 marzo dello scorso anno, sono ormai entrate a far parte delle collezioni del Museum of Modem Art di New York, del Center far Motion Picture Study di Beverly Hills, dei Civici Musei di Udine, del Landesmuseum di Klagenfurt, di Cinemazero di Pordenone e della Cineteca del Friuli di Gemona. La medaglia numero uno è stata inviata ai maggiori biografi americani di Tina Modotti: Amy Conger, Sarah Lowe, Patricia Albers, Robert D’Attilio, e a Bruno Cosolo, pronipote della fotografa. Il trittico inciso da Arnaldo Baldassi è stato esposto in bacheca nella suggestiva cornice creata al primo piano del palazzo comunale da Gianni Pignat, che aveva disposto a semicerchio quaranta fotografie fornite da Cinemazero. Ma prima, nella sala del Consiglio, alla presenza di duecento persone, salutate dal Sindaco, si è svolta la presentazione del libro “Tina Modotti in Carinzia e in Friuli”, l’illustrazione critica delle tre medaglie e la proiezione, in prima visione assoluta in Italia, del documentario “Que viva Tina”, girato dal regista Silvano Càstano per Canal Plus e Le poisson volant”. In tal modo si è creato un avvenimento culturale e artistico di rilievo, che ha per più giorni ha portato il nome di Buja sui quotidiani del Friuli, sul “Giornale di Brescia”, alla radio e in televisione. Un avvenimento che potremo definire multimediale, illuminato dall ‘arte fotografica e dal volto di Tina Modotti, che abbiamo intitolato “Dome cu la lûs”. La speaker ufficiale della manifestazione, Mirella Comino Osso, dopo aver ricordato il carattere eccezionale e memorabile della serata, che prevedeva anche la presentazione della biografia non romanzata di Tina Modotti, scritta da Gianfranco Ellero e la proiezione del film “The Tiger’s Coat” interpretato da Tina nel 1920, ha dato la parola al Sindaco di Buja, Aldo Calligaro. Il primo cittadino ha espresso il più vivo compiacimento per il ricco programma di manifestazioni preparate per la Sagra di San Giuseppe e ha ringraziato le tre organizzazioni culturali che hanno collaborato con Chei di Ursinisn Pizzul e il Comune di Buja per dar vita a una mostra che a Buja è senza precedenti: Cinemazero di Pordenone, la Cineteca del Friuli di Gemona e il Centro Friulano Arti Plastiche. Mirella Comino ha detto, poi, che la serata in onore di Tina Modotti non è un’improvvisazione. Nasce dall’intenzione di Chèi di Ursinins Pizzul di far conoscere, attraverso due strumenti tipicamente locali, il linguaggio della medaglia e le pagine di “Buie pore nuje”, persone che hanno fatto qualcosa di importante per l’immagine del Friuli in Europa e nel mondo. L’anno scorso fu coniata la medaglia in onore di Pasolini, quest’anno, su proposta di Arnaldo Baldassi, si era pensato a Tina Modotti. L’artista, dopo il primo abbozzo, chiese la consulenza di Gianfranco Ellero, che rimase colpito dalla bravura dimostrata da Baldassi nel trasformare in volumi e rilievi le fotografie, e suggerì di fissare sul bronzo una brevissima biografia in tre “capitoli” di Tina Modotti, rendendo nel contempo omaggio alle due organizzazioni che più e meglio avevano lavorato per far conoscere la figura e le opere di Tina Modotti. La medaglia numero due fu dunque dedicata a Cinemazero di Pordenone, che aveva allestito la memorabile mostra di Villa Varda nel 1992, e la terza alla Cineteca del Friuli di Gemona, che nel 1988 aveva scoperto una rarissima copia del film “The Tiger’s Coat”. Di fronte ai sei magnifici gessi, il Presidente e i consiglieri del gruppo Chei di Ursinins Pizzul, dissero che si dovevano fondere tre medaglie, non una soltanto, e ottennero il patrocinio del Comune e l’aiuto di un provvido sponsor, "la ditta ElectrponMec". Ma l’iniziativa si dilatò al di là delle previsioni perché le due organizzazioni di Pordenone e Gemona, vollero dare alle medaglie una degna cornice. A questo punto, ha detto la speaker, più che dare formalmente la parola ai nostri tre ospiti, vorrei coinvolgerli quasi in un colloquio. E qui conviene trascrivere le domande e, in sintesi, le risposte. A Gian franco Ellero, che ha avuto un approccio da storico con Tina Modotti, chiedo qual era lo scopo del libro e chi era veramente colei che, senza esagerazioni, può essere definita la friulana più famosa nel mondo. Lo scopo del libro, ha detto Ellero, è quello dichiarato nel titolo: togliere Tina dal mito e restituirla alla storia documentata e documentabile, correggendo lacune ed errori che, nelle altre biografie, danneggiano soprattutto i primi diciassette anni di Tina, trascorsi in Carinzia, al seguito del padre, meccanico di biciclette a Klagenfurt e a Ferlach, e in Friuli, fra le bacinelle e le macchine di un setificio. Fra le scoperte più importanti e spiazzanti, ha ricordato il certificato di cresima, che Tina ricevette da mons. Antonio Anastasio Rossi nel 1913, un mese prima di partire per l’America, e i passaporti della famiglia nella parrocchia di Sanct Ruprecht, scoperti da Susanna Sobernig. Venendo al punto principale della domanda, ha detto che Tina, donna bellissima, intelligentissima e bravissima, rimarrà anche per sempre misteriosa. Più si scava e meno si riesce a conoscerla, anche per le circostanze eccezionali in cui si svolse la sua avventurosa vita. Assomiglia a una matriosca, ha detto. Ma tanto in vita, come post mortem, Tina rimane una sonda molto penetrante nella storia politica e culturale della prima metà del ventesimo secolo. A Piero Colussi, presidente di Cinemazero, vorrei chiedere che cosa ha rappresentato per lui e la sua organizzazione l’impegno per lo studio della vita e delle opere di Tina. Colussi ha risposto che, per quanto lo riguarda, si è trattato di un innamoramento. Fra la visione di quelle foto, che ormai appartengono alla storia della fotografia mondiale, e l’innamoramento trascorsero pochi minuti. Ma lui rimase colpito anche dalla capacità di Tina di essere protagonista di seconda linea, assumendo ruoli umili per essere utile a una causa in cui credette fino in fondo. In questa sua capacità di credere e di sacrificarsi, ha detto, io la vedo molto friulana. A Livio Jacob, fondatore e leader della Cineteca del Friuli, domando se è stato difficile il ritrovamento e il restauro del film che ci consente di rivedere Tina ancora viva, giovane e bella. Jacob ha risposto che è stato molto facile sapere se esistevano film interpretati da Tina: bastava sfogliare -ha detto- le pubblicazioni adatte. Meno facile fu trovare una copia del film, probabilmente l’unica esistente, che aveva anche il difetto di essere in sedici millimetri, anziché in trentacinque. La Cineteca sta curando, proprio in questi giorni (marzo 98) un’ edizione speciale rallentata, in betacam, con le didascalie in italiano. (Promessa mantenuta: la cassetta, intitolata: “Pelle di tigre”, è apparsa sei mesi più tardi). Dopo i tre interventi molto applauditi, Mirella Comino ha invitato il professor Ellero a presentare le medaglie di Baldassi. L’oratore ha rivelato, a questo punto, il suo “asso nella manica”. E fra la meraviglia del pubblico, ha annunciato che in sala era presente Elda Saltarini Modotti, cugina di Tina, che è stata molto applaudita e ha dichiarato di avere ottantotto anni e mezzo! Il professor Ellero ha detto, poi, che quando si parla di medaglie, si pensa subito a opere molto pulite, rifinite fino alla perfezione, mentre Baldassi ha presentato opere corpose e realistiche, e proprio per questo poco celebrative. La sua ansia di verità, ha detto, l’ha portato all’altorilievo della medaglia numero uno, che potrebbe essere definita una scultura. Ha poi espresso concetti da lui stesso scritti sui giornali di quei giorni dando rilievo all’originalità del lavoro di Baldassi. A questo punto il Presidente di Chei di Ursinins Pizzul, Giuseppe Tonino, ha consegnato la versione in argento della medaglia numero uno e il trittico in bronzo a Piero Colussi, Livio Jacob e Gianfranco Ellero; la medaglia d’argento alle protagoniste della ricerca in Carinzia, Susanna Sobernig e Daniela Cargnello; il trittico in bronzo a Mirella Comino. La speaker ha poi annunciato che il segno della gratitudine, per aver autorizzato la proiezione in prima italiana di “Que viva Tina”, sarà inviato per posta a Silvano Castano e a Florence Arrigoni Neri, rispettivamente regista e produttore del documentario. E’ seguita la proiezone del documentario che, mentre scorrevano i titoli di coda, è stato accolto da un’autentica ovazione. E fra gli applausi finali Giuseppe Tonino ha consegnato la medaglia di bronzo a Elda Saltarini Modotti, ospite tanto inattesa quanto gradita. A conclusione ricordiamo, fra i presenti, il Presidente della Società Filologica Friulana Manlio Michelutti; lo storico e archologo mons. Gian Carlo Menis; mons. Aldo Bressani arciprete di Buja (scomparso, purtroppo, dopo pochi mesi); la responsabile delle pubbiche relazioni di Cinemazero Sara Moranduzzo; lo storico del cinema western Carlo Gaberscek; la pittrice Maria Teresa De Zorzi, Segretario del Centro Friulano Arti Plastiche (ente patrocinatore della manifestazione); l’architetto Renato Calligaro; il redattore di “Buje pore nuje” Egidio Tessaro; il fabbro Virgilio Beltrame di Cussignacco, che ha fuso le medaglie di Arnaldo Baldassi, e molti altri, venuti da Udine, Padova e più lontano. |