Int di Sacastòe di Carla Papucci Barburini | |
È da qualche anno ormai che “Buje Pore Nuje!” accoglie la pubblicazione di foto delle famiglie bujesi delle varie frazioni non solo per fare memoria storica, ma anche suppongo, per favorire e coinvolgere la partecipazione della gente. Rendendomi conto dell’importanza della conoscenza del proprio passato a cominciare proprio dal “natio borgo selvaggio”, ho voluto collaborare alla raccolta delle foto riguardanti le famiglie di Sottocostoia. Sacastòe. “Importante borgata adagiata in fondo alla valle formata dal colle Vilàn, da Monte, dal Ponzale e dalle alture di San Floreano; è circondata da vigne e da castagneti.” Così si legge in “Buje, stories di nons di luc”, edito dal Comune di Buja nel 2000. Si tenga presente che le prime tracce di insediamento umano nel territorio di Buia, risalenti all’età neolitica, si trovano proprio a Sottocostoia nella località denominata “Pidicuel”. I bei vigneti di un tempo ora sono quasi del tutto spariti per lasciar posto a campi di granoturco o a vegetazione arborea, mentre i castagni sopravvivono in numero sempre più ridotto sul colle dei Pravis e de Mont di Çoc. La ricostruzione del dopo terremoto e l’espandersi dell’urbanizzazione hanno, a loro volta, notevolmente modificato, come altrove, tutto il paesaggio. Ritengo a maggior ragione doveroso cogliere le varie occasioni per trasmettere alle generazioni future quello che era il vissuto e il patrimonio di valori di tante famiglie locali, attraverso immagini autentiche che ne fissino la memoria. Ringrazio quanti hanno collaborato a questa ricerca e mi scuso se qualche famiglia, pur interpellata, non è stata adeguatamente rappresentata.
Ebbe incarichi di grande prestigio come Delegato Apostolico e Custode dei luoghi santi di Gerusalemme. Quale Arcivescovo titolare di Cirene in Libia e poi di Alessandria in Egitto promosse molteplici attività spirituali, educative ed assistenziali, sollecitando sempre una convivenza pacifica tra le diverse religioni esistenti sul territorio. Profondo conoscitore della cultura e delle genti del Medio Oriente Padre Aurelio svolse importanti funzioni di mediatore grazie anche alla padronanza delle diverse lingue, tra cui l’arabo. Morì nel 1929 ed è seppellito nell’antica Basilica dei Getsemani a Gerusalemme. A lui, nel 2007 viene intitolata la via che delimita la Chiesa di San Floreano. Per approfondire la figura dell’illustre concittadino vedasi il bel libro: Aurelio Briante, un bujese di fede e di cultura in Terra Santa, edito dal Comune di Buia a cura della prof.ssa Mariolina Patat. Era ben tempo di rendere omaggio, come disse Pieri Menis, “ad un figlio così umile ed ignorato”.
A lui è stata intitolata la Scuola Media e una via nei pressi di Campo Garzolino. Varie pubblicazioni illustrano debitamente le caratteristiche dell’uomo e dell’artista (1). El Pitor di Gurìn, così veniva comunemente chiamato dalla nostra gente in quanto proveniente dalla numerosa famiglia di Gurìn, un ramo del ceppo degli Ursella (presso l’attuale ristorante da Rita). Per tutti noi era Barbe Rico e a lui ci legava un rapporto affettuoso e allo stesso tempo di grande rispetto ed ammirazione. Persona schiva e tranquilla il pittore è vissuto sempre a Buia e ha documentato con immagini piene di luce e di colore quanto lo circondava. Chi non conosce i suoi quadri con gli aspetti di vita domestica, tra cui molti ritratti di familiari. I suoi modelli sono i paesaggi locali, gli animali da cortile, le attività agricole, le feste campestri. Questo mondo ormai è scomparso, la società è totalmente cambiata. Non per questo l’eredità di Enrico Ursella è meno preziosa a testimonianza del suo profondo attaccamento alla sua terra e ai suoi affetti. Vedi a tale proposito: I colori del Friuli nella pittura di Enrico Ursella, Comune di Buia 1983 che riporta una ricca bibliografia di tutti gli scritti riguardanti l’artista. Enrico Ursella: voce di un sentimento, Biblioteca Comunale di Buia, 2000 Enrico Ursella nelle collezioni private bujesi, Circolo Culturale Laurenziano 2007
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