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I mos di Mònico

di Andreina Nicoloso Ciceri

 

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Certamente ancora molte famiglie di Buja e dei paesi della zona conservano le caratteristiche caraffe da birra da mezzo litro (più raramente da un quarto) che abbiamo sempre chiamato "i mos di Mònico" perché appunto venivano da Monaco di Baviera. Sono di buona e pesante porcellana, con un "solenne" coperchio di peltro. I nostri emigranti stagionali, che si recavano a lavorare nelle fornaci bavaresi, erano fieri di portare a casa questo "ricordo", insieme ad altri regali, come giacche di cuoio per gli uomini, fazzoletti e nastri per le donne.

Già prima dell'ultima guerra mia madre iniziò a comperare questi boccali dalle famiglie del vicinato, lo faceva per la loro bellezza, ma anche perché stavano in rapporto strettissimo coi racconti che scriveva, con storie dei nostri emigranti fornaciai che i vecchi del paese le raccontavano e che avrebbero poi alimentato il suo bellissimo romanzo "La tiere di Lansing", che si incentra proprio sulla storia di fornaci e fornaciai (termini tecnici nel suo glossario finale), ma è anche una sorta di apologo morale: la storia di un rimorso per cui, mentre cresce la fortuna materiale del protagonista, contemporaneamente egli va verso l'autodistruzione.

La raccolta continuò ad opera di mio marito che comprese l'importanza di questi oggetti come documenti storici su un aspetto della nostra emigrazione, specialmente perché sui boccali sono scritti i nomi degli emigranti. Ne scrisse sulla rivista della Filologica "Sot la nape" (1966,2-3 e 1973,1-2), presentando anche l'immagine di vari esemplari, sia in nostro possesso, sia solo concessi in visione.

 Infatti, e giustamente, non se ne vollero privare quanti possedevano un boccale, il quale, al posto di immagini stereotipe e seriali, presenta riproduzione fotografica di un famigliare: l'emigrante, o la sua sposa, o entrambi.

 Nelle collezioni di Luigi Ciceri vi sono anche esemplari difformi da quelli che qui si esemplificano: o perché vengono da altre zone di emigrazione (quindi da altre fabbriche), o perché sono di vetro o di ceramica. Non sto poi a ricordare quanti esemplari si sono perduti a seguito del terremoto!

Qui mi piace riportarne alcuni che riguardano più da vicino il nostro paese o la nostra zona, cosicché qualche discendente ritroverà magari il nome del nonno, eternato in oggetti che finiranno in museo. Oltre agli elementi che descriverò, ricordo che talvolta c'è un'indicazione riguardante la fabbrica (Marta, Ziegler) ed il segno limite per la misura del contenuto.

L'epoca di questi esemplari va dalla fine dell'800 alla prima guerra mondiale: ciò si deduce dalle date riscontrate e si comprende anche dal fatto che le immagini più frequenti riguardano personaggi della storia d'Italia, come i reali e Garibaldi. Questo filone ovviamente si interruppe con la guerra che vide i nostri Stati su fronti avversi.
Nonostante le immagini fatte in funzione della corrente migratoria italiana e nonostante la personalizzazione tramite i nomi, non si deve pensare che la produzione di questi boccali fosse mirata esclusivamente agli acquirenti nostri: certamente era produzione seriale per più vasto mercato.

Ciò si deduce anche dalla frequenza di immagini militari del mondo tedesco e soprattutto dalle immagini di quella tipologia e di quell'ambiente, che si vedono sul fondo dei boccali. Infatti, il bevitore, una volta svuotato il boccale, poteva vedere in controluce deliziose scenette, non a colori, ma monocrome, di color azzurrino, che erano la sorpresa finale, dopo aver scolato tutta la birra. Si tratta per lo più di scene idilliche, coppie in ambiente agreste o in interni, oppure persone attorno a tavoli da osteria.

 

ESEMPLARI NON SERIALI


1) Mattia Calligaro
E' per me l'esemplare più prezioso perché tutt'intorno alla brocca corre uno scenario tipico: la fornace con l'altissima ciminiera (altre si vedono sullo sfondo, a perdita d'occhio). A sinistra uno scivolo conduce entro i vani del forno, circondato da mattoni accatastati; in primo piano un carro per trasporto di mattoni, con conducente e pariglia di cavalli; nel cortile due operai al desco dell'impasto ed uno intento a distendere mattoni ad asciugare; oltre, tettoie per l'essicazione ed una pompa d'acqua (a plock).


2) Molto simile alla precedente (ma senza alcun nome) una brocca con interno di molino, con tutti i particolari molto realistici.


3) Lodovico Asquini
E' l'unico caso in cui il nome è scritto in basso (in alto scritte in tedesco). A sinistra scena di caserma: München 1897-1899; a destra esterno di osteria con la scritta Gasthaus.


4) Altra brocca senza nome e con scene militari: 1901-1903.


5) Felice Valentino di Buja
Dentro cornice ovale, con angeli laterali e sopra le 'chiavi di S. Pietro', ? effigiato il Papa con la scritta: Domine nostrum salvum fac Leonem XIII Pontificem. Primo Papa non Re (1878-1903) fu autore, fra l'altro, della famosa enciclica sulla questione operaia "Rerum novarum" (1901).


6) Famiglie Saccavini
E' l'unica con nome non individuale. Dentro verde ghirlanda ornata di nastri tricolori, con grande stemma Savoia, campeggia il busto di Garibaldi col solito poncio rosso e rosso berretto, circondato dalla scritta: Giuseppe Garibaldi e, in basso, 4.Luglio 1807 + 2.Giugno 1882.


7) Vacchiani Angelina Provincia di Udine Molgiata in Buia
Presenta tre scene idilliche con altrettante coppie nei tipici costumi popolari tedeschi e scritte pure in tedesco. Probabilmente si tratta di un omaggio del marito alla propria sposa.


SERIE UMBERTO I


8) Tondolo-Gionbatta

In questa caraffa, come nelle successive, campeggia a busto la figura di Umberto I con i grandi baffi, ornato di medaglie ed insegne e la scritta Umberto I Re d'Jtalia. A sinistra parata di bersaglieri a piedi, con bandiera (i tre colori erroneamente disposti in senso orizzontale), preceduti da un ufficiale su cavallo bianco e spada in posizione di saluto; a destra soldato con ragazza in ambiente agreste.
9) Alessio Andrea Buja 1900
10) Bevilaqua Giovanni di Flaibano
11) Misio Pietro Udine Buia
12) Bertoni Maria Udini Buja
13) Giacomini Pietro di Buja

SERIE DI VITTORIO EMANUELE III ED ELENA DI MONTENEGRO

Di questa coppia regale vi sono due serie: questa è la più giovanile: i due personaggi, senza corona, campeggiano a mezzo busto. La figura di Elena è parzialmente coperta dallo sposo. Corre la scritta: Vittorio Emanuele III ed Elena Reali D'Jtalia.

A sinistra un cavalleggero in corsa con spada sguainata; a destra un soldato (di Arma diversa, di volta in volta) con ragazza.
14) Serafini Antonio del Bas
15) Rebelant Amabile Ricordo
16) Demonte Angelo

ALTRA SERIE DI VITTORIO EMANUELE III CON ELENA

In questa serie i volti dei sovrani (Elena porta la corona) sono racchiusi in due medaglioni sovrastati dalla Croce di Savoia. A sinistra e destra scene militari come nella serie precedente.
17) Santinello Pietro bevi in Paze
18) Ciani Giovanni di Buia
19) Peressini Marcelino di Farla
20) Zucket Giuseppe
21) Pontoni Luigi
22) Spizzo Gionbatta di Treppo Grande
23) Comuzzi Luigi -Eviva 1913
24) Maria Durisotti Urbignacco
25) Felice Angelo di Buja
26) Wolpe Tranguilo Aprato Tarcento
27) Nicoloso Leonardo di Buja
28) Domini Luigi di Mels
29) Migotti Franzesco
30) Francesco Tessaro - i Reali di Italia.
Questo esemplare è più piccolo.

31) Rualdis Osualdo di Villanova
32) Cozzi Fiorena
33) Contardo Pietro
Proviene da Rive d'Arcano.
34) Moro Antonio di Buja
(Le scritte sono riportate fedelmente)


Si invitano quanti possiedono boccali, bicchieri od altri oggetti con il nome o l'effigie dell'emigrante, a darne segnalazione al Sig. Egidio Tessaro, al fine di completare questa documentazione fotografica tanto importante per la storia della nostra emigrazione.