Un'esperienza scolastica interessante Classi 3^A-B-C Scuola Media "E. Ursella" | |
Durante l’anno scolastico 2002-2003, gli alunni della scuola media di Buja hanno avuto la gradita sorpresa di scoprire la “Calcografia”. L’iniziativa è stata promossa dalla prof.ssa Maria Claudia Trevisan, ed è stata accolta calorosamente dalla Dirigenza dell’Istituto. Si è trattato di un laboratorio d’incisione calcografica per l’attività integrativa delle classi seconde a tempo prolungato. L’opportunità di far accostare i ragazzi ad alcune tecniche antiche di stampa, attraverso un’attività pratica, ma al tempo stesso con forti implicazioni culturali ed artistiche, è il motivo principale per cui è stato promosso questo progetto. Il corso, sviluppato nell’arco di circa sei mesi durante l’anno scolastico, è stato condotto dall’artista Mario Stefanutti con l’assistenza della prof.ssa Trevisan, ed è stato seguito da ventisette allievi divisi in due turni. I ragazzi hanno risposto positivamente all’iniziativa dimostrando a volte vero entusiasmo: lo dimostra il fatto che la produzione, oltre che qualitativamente, è stata notevole anche dal punto di vista della quantità. Si tratta di un’ottantina di incisioni create in parte con la tecnica della puntasecca ed in parte con quella dell’acquaforte. Visto il successo di questa attività, la prof.ssa Sandra Liva, dopo aver coinvolto tutti gli alunni, delle classi terze in un progetto di “sensibilizzazione al dono”, ha pensato di realizzare un Calendario per il 2004 in collaborazione con l’Associazione Donatori Organi; sono state così utilizzate dodici calcografie realizzate dagli alunni alle quali sono state abbinate delle massime scritte in italiano e tradotte in friulano. Merito dell’ottimo risultato va anche al prof. Elio Lucio Modesto che ha curato la revisione grafica del calendario. La realizzazione del calendario è stata possibile grazie al contributo: dell’ADO F.V.G. prov. di Udine, del Distretto Scolastico n.10 di Udine, della fondazione CRUP di Udine, della Comunità Collinare, dell’ACEA di Buja e grazie alla legge 482/99 (valorizzazione e tutela lingue e culture minoritarie). Il 29 novembre 2003, presso l’auditorium della “Casa della Gioventù”, si è tenuta la presentazione del Calendario, manifestazione presieduta dalla Pres. Prov. A.D.O. dott. Gloria Aita; sono intervenute le autorità locali, il dott. Francesco Giordano, Coordinatore Regionale prelievo e trapianto di organi e tessuti del FVG, don Pierluigi Di Piazza, responsabile del Centro Balducci di Zugliano, la signora Sara Niemis, madre di una donatrice e il signor Adelchi Zoratti, ricevente; inoltre, nella stessa sala, è stata allestita la mostra di tutte le opere realizzate dagli alunni. Infine, grazie alla preziosa collaborazione del signor Stefanutti, si è creato un sito in rete; chi avesse il desiderio di vedere tutti i lavori realizzati, può consultare il sito: www. istitutocomprensivobuja.it La calcografia E’ una tecnica di “stampa d’arte“ che richiede la conoscenza di alcuni precisi procedimenti tecnologici. Prima ancora di parlare di “arte” e di “creatività” è quindi necessario impadronirsi della tecnica. Essa si basa essenzialmente sulla formazione di una matrice (normalmente metallica) sulla quale il disegno scaturisce dal segno inciso. I solchi così ottenuti trattengono l’inchiostro che è successivamente trasferito sulla carta a pressione tramite il torchio calcografico. Le matrici possono essere di qualsiasi materiale duro e resistente alle pressioni del torchio, ma generalmente si usano lastre di zinco o di rame. La calcografia comprende una nutrita famiglia di tecniche (o maniere) differenti tra loro, sia per procedimento, sia per l’aspetto finale. Di queste, le più importanti sono: il “Bulino”, “la Puntasecca”, “l’Acquaforte”, “l’Acquatinta”, “la Ceramolle”, e la “Maniera Nera”. La calcografie Par realizâ une stampe, i vûl cognossi lis tecnichis justis, ven a stâi vêlis a man. Prin di dut al covente incidi un disen suntune mari, par solit di metal. Lis ingjavaduris dal disen sul metal a strategnin l’ingjustri e cul meti la lastre intal turcli e pressâle suntun sfuei di cjarte, si stampe il disen. Lis maris a puedin jessi di cualsisei materiâl dûr e resistent al turcli, ma in gjenar si dopre il zinc o il ram. La famee de stampe e je numerose e lis tecnichis a son diferentis tra di lôr, sei par procediment, sei intal risultât finâl. Lis plui impuartantis e cognossudis a son: “il bulin” , “la pontesecje”, “la aghefuarte”, “la aghe intenzude”, “la ceremole”, “la maniere nere”.
La puntasecca E’ una tecnica di incisione diretta che si ottiene con l’uso di una punta d’acciaio. Questa, impugnata come una matita, e caricata da una opportuna pressione, produce, sulla superficie metallica, delle cavità senza l’asportazione di materiale. Il segno così risulta “sporco”, in altre parole il solco mostra ai lati delle “barbe” o sbavature, facilmente rilevabili al tatto. In fase di stampa l’inchiostro, trattenuto dal solco e dalle barbe, lascia sulla carta un segno sfumato e morbido, tipico di questa tecnica. La pontesecje Cheste tecniche e permet di incidi, cuntune ponte di açâl, diretementri suntune lastre. La ponte, tignude come un lapis e cuntune lizere pression, e incît su la superficie dal metal cence puartâ vie il materiâl. Si marche cussì une olme “sporcje”, vâl a dî un agâr cun “barbis” e bavis ruspiis. Cuant che si stampe, l’ingjustri, tignût tal agâr e des barbis, al lasse sul sfuei di cjarte il segnacul lizêr e sfumât di cheste tecniche.
L’acquaforte Da “acquafortis“ termine impiegato nel sec. XIV per definire l’acido nitrico; sorta forse sulla traccia dell’uso che ne facevano orafi ed armaioli nel sec. XV per incidere i fregi su oggetti preziosi ed armi. Affermatasi come fatto artistico autonomo intorno alla metà del sec. XVI per la sua facilità rispetto al bulino ed alla Xilografia, l’acquaforte soppianta le precedenti tecniche incisorie. E’ la più antica delle tecniche di incisione indiretta in cavo: l’acido (mordente) scava la matrice corrodendone il metallo. La lastra riscaldata, ricoperta di uno strato sottile di vernice resistente all’acido e annerita con nerofumo viene graffiata con una sottile punta di acciaio che toglie lo strato protettivo senza scalfire il metallo. Immersa in un bagno di acido nitrico diluito con acqua che corrode solo il metallo rimasto scoperto (l’azione è detta morsatura), trasforma i tratti del disegno in solchi e la lastra, liberata dalla protezione della vernice, è pronta per essere stampata. La aghefuarte Il tiermin al ven dal latin “acquafortis”, doprât par dî l’acit nitric (sec. XIV), po stâi daûr la vore dai oresins e armarûi par incidi ornaments su lis galantariis e lis armis. La tecniche de aghefuarte, plui semplice dal bulin e de xilografie, e à cjapât pît come fat artistic autonim su la metât dal sec. XVI e ur cjape la volte a dutis lis tecnichis incisoris di prin. E je la plui antighe des tecnichis di incision indirete intal ingjâf: l’acit (muardint) al mangje sorevie il metal de mari. La lastre di metal, scjaldade e cuvierte cuntun strât sutîl di vernîs resistente al acit e scuride cul fum neri,si le sgrife cuntune ponte di açâl che e gjave vie il strât di protezion cence sgriâ il metal. Metude in muel intal acit nitric, slungjât cun aghe e che al mangje dome il metal discuviert (smuarsadure), i trats dal disen si mudin in solçs e la lastre, cence protezion de vernîs, e je pronte par jessi stampade. La stampa E’ la fase finale della calcografia e può essere considerata un’arte a sé stante. Strumento essenziale per la stampa è il torchio calcografico. Esso è composto da due cilindri che esercitano una certa pressione su un piano scorrevole sopra il quale viene posta la matrice incisa e, su di essa, la carta da stampa. Il movimento è assicurato da una manovella che tramite un sistema di ingranaggi permette la rotazione del cilindro inferiore il quale, a sua volta, trascina il piano scorrevole, facendo ruotare il cilindro superiore. La pressione, regolabile, viene assicurata dalla vicinanza dei due cilindri. Sul piano di stampa si posa la matrice con la parte inchiostrata verso l’alto. Su questa si pone la carta, preventivamente inumidita, ed un feltro per ammorbidire la pressione e facilitare il pescaggio dell’inchiostro dai segni incisi. La matrice calcografica consente di ottenere più copie di stampa. Il numero di copie complessivo che l’incisore vuole ottenere è detto “ tiratura “ ed è normalmente stabilito prima della stampa. Le copie, poi, sono numerate con una frazione dove il numeratore indica il numero di serie ed il denominatore la tiratura. La stampe La stampe e je l’ultin passaç de calcografie e si pues considerâle une art autonime. Imprest essenziâl de stampe al è il turcli calcografic. Il turcli al è fat di doi cilindris che a fasin pression suntun plan scorint indulà che si met la lastre mari incidude e parsore la cjarte di stampe. E invie il moviment une manuele che, mediant di ingranaçs, e fâs zirâ il cilindri inferiôr che a sô volte al strissine il plan scorint in maniere di zirâ il cilindri sorevie. I cilindris, un dongje l’altri, a consintin di justâ la pression. Sul plan di stampe si met la lastre mari, de bande dal ingjustri par adalt. Su di cheste si poie la cjarte, dopo vêle umidide, e un feltri par morestâ la pression e facilitâ la pescje dal ingjustri dai trats de incision. La lastre mari calcografiche e permet di otignî plui copiis di stampe. Il numar des copiis che l’incisôr al vûl fâ al è dit “tiradure“ e par solit si lu dispon prin de stampe. Lis copiis a son numeradis cuntune frazion dulà che il numeradôr al è il numar di serie e il denominatôr de tiradure. |