Ritorno sul Monte Rievocata l’ex tempore del 1966 di Gianfranco Ellero
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Erano di gran moda le ex tempore nel Friuli dei primi vent’anni del dopoguerra, ed erano spesso ben frequentate. Nel 1960 a Spilimbergo, ad esempio, furono prodotte 140 opere firmate da 93 pittori. I premi ex aequo di lire 70.000 furono assegnati a Nando Toso, Sergio Altieri e Marco Novati (da Venezia!); altri tre premi da lire 50.000 furono appannaggio di Dora Bassi, Carlo Ciussi e Lenci Sartorelli. Oggi le ex tempore, competizioni pittoriche di una giornata en plein air, sono “superate” e dimenticate (dagli stessi pittori, che mai le ricordano nel loro curriculum), ma cinquanta o sessant’anni fa avevano una diffusione e una funzione di rilevante importanza. Erano, infatti, occasioni d’incontro e dibattito fra gli artisti, e per i giovani si trasformavano in scuole di fatto. Erano altresì luoghi d’incontro del pubblico con gli artisti in una festosa aria di sagra paesana, e per molti furono le uniche occasioni per entrare in contatto con la contemporaneità artistica. I limiti delle mostre estemporanee erano ben noti ai critici e agli stessi artisti. Carlo Mutinelli scrisse, a proposito di una mostra di soggetto montano realizzata a Claut in Valcellina e poi riallestita nei sotterranei dal CAF (Circolo Artistico Friulano), cioè sotto il palazzo municipale di Udine, lamentando una selezione non rigorosa delle opere esposte: “è buona cosa e gentile forma di reclame questa che, puntando su uno scopo pratico, chiama l’arte a valorizzarlo offrendo nel contempo agli artisti mèta di convegno, motivo di gara più o meno estemporanea e, spesso, discreto guadagno. E la festa, pur con le inevitabili lacune e gli inevitabili strascichi di malcontento, in genere finisce nella gloria di una buona cena e di una allegra serata con soddisfazione di tutti. Soddisfatti sono gli organizzatori perché vi vedono raggiunto lo scopo, gli artisti perché hanno passato una giornata in contatti amichevoli ed in parte fruttuosi; il pubblico perché si entusiasma davanti al giuoco della pittura in atto. Se poi segue la inevitabile mostra essa ha la virtù di far convergere, almeno per qualche giorno, una certa attenzione al paese organizzatore”. (A proposito di “buona cena”, Enzo Bernava ricorda una favolosa grigliata di pesce servita a mezzo giorno da alcuni colleghi venuti da Grado per partecipare all’ex tempore di Villesse!). Dati i precedenti, il Centro Friulano Arti Plastiche, subentrato nel 1961 al CAF (Circolo Artistico Friulano fondato a Udine nel maggio 1945), iniziò la sua attività ponendo le ex tempore fra i punti del suo programma (verbale del Consiglio direttivo del 18 febbraio 1961) e già in quell’anno ne organizzò tre, a Gemona, Lignano Pineta e Fiumicello, e altre cinque nel 1962, a Fontanabona, Branco, San Daniele del Friuli, Fiumicello e Feletto Umberto. Naturalmente il Centro organizzava e allestiva anche mostre personali e collettive a palazzo Caiselli, e già stava progettando l’Internazionale d’arte (Intart) con Carinzia e Slovenia. Rispondeva tuttavia alla domanda di ex tempore in provincia non soltanto per aprirsi al territorio collaborando con Comuni e Pro loco, ma anche per seguire una tradizione gradita ai suoi soci più illustri: Nando Toso e Dora Bassi, ad esempio, premiati a Spilimbergo nel 1960, erano tra i fondatori del Centro. Scorrendo i nostri “Annali” leggiamo, quindi, che nel 1963 il Centro organizzò le ex tempore di Branco, Gemona, Pagnacco, Fiumicello, Paderno e Feletto Umberto; di Fontanabona, Tissano e Fiumicello nel 1964. Il Centro, del resto, era una struttura organizzativa adatta alla circostanza, perché poteva invitare alle ex tempore alcuni dei migliori pittori del Friuli, ed era nella condizione di riunire critici o artisti d’alto livello nelle giurie. Cresceva, quindi, il numero degli enti che bussavano alla sua porta, sicché nel 1965 il Centro fu impegnato a Fontanabona, Gemona, Faugnacco, Valvasone, Tissano, Fiumicello, Villesse, San Giovanni al Natisone, Monfalcone e Branco; nel 1966 a Fontanabona, Redipuglia, Valvasone, Buja, Fiumicello e Tissano; nel 1967 a Valvasone, Tissano, Fiumicello, Grado e Aiello. (Queste furono le ultime ex tempore organizzate dal CFAP che, per ragioni logistiche, dovette ridurre al minimo l’attività per più di un anno). I lettori noteranno che per alcune località (Fontanabona, Fiumicello, Tissano …) l’ex tempore era diventata un appuntamento annuale, mentre per altri centri si trattava di un’esperienza una tantum ed eventualmente di un esperimento. Buja volle la sua kermesse artistica quando ormai le ex tempore stavano passando di moda e, come già era avvenuto nel 1963 (Mostra del Centro con opere in vendita per la costruzione della grande Croce dei Caduti sul Monte), si rivolse alla nostra organizzazione, che rispose mettendo in campo una giuria di nomi illustri. Speravamo di trovare tracce di quel lontano incontro nell’archivio della Pro loco (l’elenco dei partecipanti, ad esempio), ma le ricerche non hanno dato esito. Per documentazione rimangono il regolamento, stampato accanto a una cartina topografica con i nomi della giuria sul dépliant conservato in copia unica nell’archivio del Centro, e alcuni articoli sui quotidiani, che riportano soltanto i nomi dei premiati e dei segnalati. Ma durante la preparazione della mostra rievocativa del maggio 2006 altri nomi sono emersi dalla memoria di qualcuno che c’era. Arrigo Buttazzoni, ad esempio, in quel tempo all’ultimo anno della Scuola del Mosaico di Spilimbergo, fu invitato all’ex tempore da Fred Pittino, suo maestro e cofondatore del Centro. Arrigo ancora ricorda la salita in bicicletta fin sul Monte, le ciliegie nel cestino del pranzo al sacco distribuito a tutti i partecipanti, e rivede fra i concorrenti Tonino Cragnolini (addirittura premiato secondo un cronista, ma l’artista tarcentino neanche ricorda di essere stato sul Monte…). Enzo Bernava, oggi direttore della Galleria del Girasole, allora ventenne dilettante di pittura, ricorda di aver dipinto quel giorno assieme ai suoi fratelli Giuseppe Bernava e Angelo Popesso. Gianni Borta ricorda Albino Lucatello, che aveva spremuto sulla tela i colori direttamente dal tubetto, con immaginabili conseguenze per i curiosi che toccavano con il dito quei “vermi” collosi! ************ Vediamo, ora, come si svolse la gara artistica nel 1966. L’articolo 2 delle norme di partecipazione stabiliva che la timbratura delle tele poteva avvenire “presso l’Albergo Cavalletto in Santo Stefano dalle ore 14 alle ore 18 del giorno 28 (sabato) e dalle ore 7 alle ore 10 del giorno 29 (domenica)”. L’articolo 3 stabiliva che ogni concorrente poteva presentare al massimo un’opera entro le 16.30 del giorno 29 maggio 1966 presso la Casa Ursella in Monte. L’articolo 4 fissava il formato massimo delle opere in cm 100x70 e quello minimo in cm 60x50, aggiungendo che le stesse opere dovevano essere “decorosamente incorniciate”. L’articolo 6 stabiliva che dovevano essere assegnati cinque premi ex aequo da lire cinquantamila ciascuno (corrispondenti al 35 o al 40 % dello stipendio di un insegnante di scuola superiore). La giuria, leggiamo sul dépliant e nell’articolo “Arrostito un toro di sei quintali per la folla alla sagra di Buia”, pubblicato sul “Messaggero Veneto” del 30 maggio, era composta da Germano Castellani (pittore, Segretario del Centro Friulano Arti Plastiche e della stessa giuria), Candido Grassi (pittore, Presidente del Centro Friulano Arti Plastiche), Arturo Manzano (critico d’arte), Carlo Mutinelli (critico d’arte), Costanzo Schiavi (pittore) e Giuseppe Zigaina (pittore). Gli stessi nomi, ma senza Castellani, compaiono nella cronaca intitolata “Pittori e buongustai alla sagra di primavera”, apparso su “Il Gazzettino” in quello stesso giorno. I premiati furono Luciano Del Zotto, Angelo Variola, Tonino Cragnolini, Armando Depetris e Gianni Borta. La rievocazione di un evento che coinvolse il Centro Friulano Arti Plastiche e la Pro Loco di Buja ha assunto, nel maggio 2006, un significato culturale non trascurabile e ha contribuito a far rivivere un tempo e un modo di essere che precedette di una decina d’anni il terremoto del 6 maggio 1976. Per questo il Centro ringrazia per l’appoggio Elena Lizzi, assessore comunale alle attività culturali (madrina della manifestazione); Sergio Burigotto, presidente della sezione A.N.A. (paròn di cjase); Enzo Bernava, Arrigo Buttazzoni e Angelo Toppazzini (allestitori della mostra); Mirella Comino e Sante Osso (vigilanti): grazie a loro la mostra è rimasta aperta alla folla della “Fieste di primevere” del 2006, con grande soddisfazione di quanti ricordavano l’incontro con i pittori nel maggio 1966 e con diletto di quanti vedevano per la prima volta le opere in esposizione. Un grazie, infine, ai prestatori delle opere: Giuseppe ed Enzo Bernava, Gianni Borta, Arrigo Buttazzoni, Innocente Coccolo, Armando Depetris, Giancarlo Magri; gli eredi di Ugo Canci Magnano, Duilio Jus, Toni Menossi e Angelo Popesso; i collezionisti privati per Antonio Coceani, Giordano Merlo e Angelo Variola. ******** Studiando l’archivio di Arturo Manzano, depositato presso la Galleria d’arte moderna di Udine, abbiamo per così dire scoperto la seconda ex-tempore di Buja, svoltasi dal 28 maggio al 4 giugno 1967, organizzata dalla Pro Loco in collaborazione con le gallerie Girasole di Udine, Torbandena di Trieste, Sagittaria di Pordenone (il Centro Friulano Arti Plastiche, in difficoltà logistiche dall’ottobre 1966, era impegnato a tempo pieno per preparare la sua partecipazione alla prima Intart o Internazionale d’arte, inaugurata a Klagenfurt il 20 maggio). Dedichiamo un paragrafo di questo saggetto all’ex tempore del 1967, perché strettamente legata a quella dell’anno precedente. Leggendo il dépliant, infatti, si può capire quali difetti gli organizzatori avessero voluto correggere modificando il regolamento. La partecipazione, libera nel 1966, doveva avvenire per invito nel 1967 (articolo 1); le opere, ancora ispirate al paesaggio di Buja, dovevano essere realizzate su tele timbrate all’albergo Cavalletto il 21 maggio (domenica) per essere poi esposte il 28 maggio, ancora nella Casa Ursella (articoli 3 e 4); in palio tre premi ex aequo da lire centomila ciascuno (articolo 7). Concedendo agli artisti una settimana di tempo per elaborare il quadro, ci si proponeva di ottenere opere più meditate e rifinite. La giuria era composta dallo stesso Manzano, dallo scultore Marcello Mascherini, dal pittore Giuseppe Zigaina, dai critici Giulio Montenero e Carlo Mutinelli, e dal pittore Germano Castellani (segretario). I premiati furono Ugo Canci Magnano, Toni Menossi e Marino Sormani; i segnalò Gianni Borta e Marcello Di Tomaso. Grazie a un comunicato ufficiale della Pro Loco, rinvenuto fra le preziose cartelle di Manzano, sappiamo che, accanto ai migliori dell’anno precedente, erano stati chiamati i triestini Sormani, Pisani, Brumatti, Spazzal [recte Spacal], Perizi, Chersicla, Devetta, Rosignano, Miela Reina…, ma non tutti devono aver risposto all’appello. Anche in mancanza di documenti al riguardo, sembra strano che Anzil o Celiberti, Tavagnacco o Magnolato, Spacal o Colò non siano stati premiati, mentre Licio Damiani su “Il Gazzettino” commenta opere di artisti non elencati nel citato documento della Pro Buia, fra i quali Di Tomaso e Borta (vincitore nel 1966), invitati, verosimilmente, “a voce”, quando gli organizzatori capirono che il numero dei partecipanti era esiguo. Se così non fosse stato, Damiani non avrebbe potuto scrivere che “La partecipazione è mista: per invito e, in minima parte, libera”: era stato quindi violato l’articolo 1 del regolamento, e la giuria non aveva sollevato obiezioni. Scrisse ancora Damiani: “E i quadri? Sono più o meno come nelle altre ex tempore: immagini di colline, case, boschi, dove il paesaggio locale è subordinato alla particolare interpretazione dell’autore, per cui non appare grande diversità fra le opere dipinte a Buttrio, a Fontanabona, a Buia, a Fiumicello, ecc. Qui a Buia bisogna dare atto d’una selezione coscienziosa e della presenza di parecchi nomi di livello buono o discreto. Sono rimasti fuori, insomma, gli imbrattatele domenicali. Ed è già un risultato”. Un risultato, peraltro, non proprio esaltante se il critico Arturo Manzano, nell’articolo “Toro a colazione”, quattro lunghe colonne su “Il Piccolo” del 4 giugno, dedica alla mostra non più del dieci per cento dello spazio disponibile, quello necessario per dire i nomi degli organizzatori, della giuria, dei premiati e per chiudere con una spiritosaggine: “chi scrive ha proposto che per l’anno prossimo i premi siano un torello, una forma di formaggio e una damigiana di vino. Enore Pezzetta, presidente della Pro Loco, ha assicurato che ci penserà su”. ********* Per completare il quadro del maggio 1966 diremo che, accanto alla mostra estemporanea, ci furono anche altre attrazioni: uno “spettacolo di friulanità dei poeti di Risultive”, l’esibizione del neonato Coro di Buja, il concerto della banda locale. E tutto fu possibile perché i giovani del paese, coordinati da Enore Pezzetta, “hanno regalato 3250 ore di lavoro (tutto fatto di festa) per allargare e sistemare la strada e per preparare tante altre cose necessarie ad una frae come si deve”: così “Il Gazzettino” del 30 maggio. Leggiamo, infine, la parte finale del lungo articolo pubblicato dal “Messaggero Veneto” in quello stesso giorno. “Tutti felici, ma il più felice di tutti Enore Pezzetta: abbiamo lavorato tanto, ma valeva la pena; ora migliaia di persone hanno scoperto Monte di Buia. La mostra, allestita nella casa di Agnulut Ursella, rimarrà aperta al pubblico fino al 5 giugno”. E ancora: “Sul piazzale del castello, gremitissimo, illuminato da collane di lampadine multicolori che traevano singolari effetti dai luoghi e dai soggetti più suggestivi, come i resti romantici del “Cis-cjelat”, la chiesa matrice di San Lorenzo e la sua torre ottagonale [recte pentagonale], il gruppo udinese dei poeti di “Risultive” e il nuovo coro buiese diretto dal m.o Luigino D’Agostini, dopo un breve saluto del sindaco, si sono lungamente esibiti (peccato che l’ora, un po’ tarda, abbia recato a quella quota un fresco frizzante non ancora gradito) divertendo e, talora, commovendo l’insolita platea. Per i poeti di “Risultive” presentava Alviero Negro, il quale, inoltre, ha annunciato anche i titoli delle villotte cantate dal coro. Meni Ucel e Riedo Puppo hanno divertito il pubblico con le loro creazioni poetiche e con le loro narrative [sic] tanto sentite perché centrano argutamente e spesso umanamente la vita semplice della famiglia contadina friulana; applaudite le liriche di Virgili e Cantoni, una buona dose di applausi anche al coro. Nella seconda fase della serata, quando il pubblico si è riversato nei chioschi di mescita e gastronomici (piatto “alla castellana” e polenta fumante), la banda musicale di Buia ha svolto un indovinato programma di marce e allegre sinfonie”. |