...Cuba sì... di Ivano Tessaro | |
Il fascino del Che Il famoso ritratto di Che Guevara mi ha sempre affascinato, con quello sguardo! Ma Alberto Korda, il fotografo-autore, mi affascina forse di più. Diventato famosissimo in tutto il mondo con una sola foto. Non capita spesso. La carriera di un fotografo é riempita di migliaia di scatti. Quella foto di Guevara, un successo planetario, é diventata simbolo di rivoluzione, ribellione, libertà… Non si contano più le magliette, gli accessori dove é rappresentata. Un museo di Londra si é interessato a questo fenomeno. Korda racconta: «Ho scattato due foto: una orizzontale e una verticale poi il Che é sparito dalla tribuna dove Fidel Castro pronunciava un discorso…» Sette anni dopo, l’editore italiano Feltrinelli si presentò da Korda, aveva bisogno di un ritratto di Guevara. Nell'ottobre dello stesso anno, l’eroe della rivoluzione cubana muore assassinato in Bolivia. L’editore impresse le prime migliaia di posters con la foto di Korda, il quale, in questa occasione, non guadagnò un centesimo! Il mio primo viaggio Nel 2002 decisi di partire a Cuba con l’intenzione d’incontrare Alberto Korda. Sfortuna, pochi mesi prima della partenza, Alberto muore a Parigi di un ictus folgorante. La giovane moglie si trovava accanto a lui. Qualche anno dopo, incontrai Diana Korda, figlia di Alberto, unica erede del patrimonio fotografico, mi raccontò che detiene l'ultima foto di suo papà ed é la sola a possederla. Nessun media é al corrente. «...Alberto aveva l’abitudine, dopo pranzo, di fare una siesta. Si afflosciò sul divano. Sua moglie però trovava che questa siesta durava più del solito, prese la Leica, scattò una foto dopo lo scosse leggermente e capì che Alberto era morto…» Questa é la foto che detiene Diana. Un altro incontro importante, con Alberto Granado. Un vecchietto con una memoria di elefante, molto sollecitato, mi ha rimproverato di avergli rovinato la siesta! Amico d’infanzia di Che Guevara, pure argentino, compagno durante il viaggio in America Latina che effettuarono insieme su una Norton 500. Quel viaggio in Argentina, Cile, Perù, Colombia e Venezuela fece loro conoscere la miseria e lo sfruttamento dei popoli e cambiò la vita dei due amici. Alberto scelse di essere un ricercatore medico al servizio dei più deboli, Ernesto si scoprì un ribelle e sei anni dopo era accanto a Fidel Castro nella rivoluzione cubana. Di questo viaggio il regista Walter Salles realizzò: «I diari della motocicletta», Alberto Granado mi ha confessato che il novanta per cento del film corrisponde alla realtà. Cuba oggi Quando Raul Castro, spinto dal fratello Fidel, arrivò al potere, annunziò delle riforme amministrative: “meno riunioni, meno regolamenti, meno interdetti, meno burocrazia, più decentramento...” Una gestione governativa più efficace, un dibattito critico e costruttivo all’interno del socialismo. Abbandono dell’assistenzialismo, per un potere d’acquisto rinforzato, migliori salari. I cubani accolsero queste proposte con gioia, però senza abbandonare la loro storica prudenza: “veremos” (si vedrà). Intanto danno sempre battaglia al loro quotidiano: problemi di trasporto, alimentari, malgrado la tessera, alloggio, debiti,... ecc. I primi segni: dal 2008 i cubani possono frequentare gli alberghi finora riservati ai solo turisti, hanno accesso ai beni di consumo come i cellulari, computers, naturalmente per chi ne ha i mezzi! Sul piano internazionale, Cuba, non é isolata, contrariamente a certuni che lo pensano. Certo, l’embargo disgustante degli USA (iniziato da Kennedy) é sempre in vigore. Ci sono contatti permanenti con la Spagna, la CEE, ma si avanza molto poco. I veri progressi Cuba li ha con l’America Latina che é «passata» a sinistra: la Bolivia (Evo Morales), l’Equador (Rafael Correa), il Nicaragua (Daniel Ortega), il Brasile (Lula), l’Argentina (Christina Kirchner) e naturalmente il Venezuela con Hugo Chavez che tiene sempre ammirazione per la rivoluzione cubana, ed è fra i suoi principali sostenitori con il suo petrolio, tra l’altro. Le relazioni con la Cina si rinforzano ogni giorno. Specialisti internazionali pronosticano addirittura una svolta alla cinese verso una economia di mercato ma senza il «diavolo del profitto». I «vecchi» amici sovietici si fanno vivi anche loro con piccole manovre militari. Si spera in migliori relazioni con il nuovo presidente americano ma non bisogna dimenticare i Cubani di Miami, una vera forza di opposizione al regime castrista. Sono ormai anni che si pronostica sul futuro Cubano, senza indovinare! CONCLUSIONE (personale) E difficile discutere su Cuba senza scatenare le passioni. Questi ultimi comunisti (ne rimangono nel Vietnam e in Korea del nord, non so in Cina…) disturbano veramente? Perché? Un amico di Bayamo mi disse: «noi cubani non siamo socialisti, né comunisti, siamo Fidelisti…) Questa frase mi fece capire molto. Essendo di nessuna dottrina, di destra o di sinistra, devo aggiungere che in tanti paesi poveri c’é una constante violazione dei diritti economici, sociali, culturali, una importante mortalità infantile, poca speranza di vita, fame, anafalbetismo, senza tetto, disoccupazione, gli esclusi dal sistema sanitario, le favelas, i problemi di droga, criminalità di ogni tipo… Devo ammettere che tutto questo non esiste o esiste poco a Cuba. Fidel Castro, al potere, piazzò due priorità: la salute e la scuola, non distrusse nulla (a parte le slot-machines e piazza de le Revoluciòn, simboli di perversione) ma mantenne in funzione, strade, treni, ecc. Mi viene in mente di fare un breve paragone con un’altra isola, guarda caso ex colonia francese, «liberata» come Cuba cinquant’anni fa: il Madagascar. Tutti gli indici son in rosso, non ero a mio agio, in mezzo a quei bambini numerosissimi, poveri scalzi, nella campagna dove é «sufficiente» una scodella di riso al giorno e neanche pensando ai due ultimi presidenti, uno, comunista, vive in esilio nel sedicesimo arrondissement di Parigi, l’attuale, miliardario, controlla tutta l’industria del latte. Un solo treno, una sola strada! Altro brevissimo confronto con le Bahamas, dove c’é la democrazia… e gli hotels per i miliardari americani, ma la popolazione é più povera di cinquanta anni fa! Fidel Castro, per noi europei é simbolo di dittatura. E' verissimo che ai cubani manca la libertà di viaggiare, d’informarsi (l’unico quotidiano, Granma ha quattro pagine e pochissime notizie internazionali), Internet è inesistente... e la lista si puo’ allungare. Ma vi assicuro che questo popolo se la caverà, con la grinta e la capacità a risolvere tantissimi problemi. Guardate le belle americane degli anni cinquanta, che circolano numerose in tutto il paese e resistono persino alle onde del Malecon... |