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Maestri incisori bujesi

 a Milano

 

di Mirella Comino Osso

 

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"È una sorpresa constatare come della piccola città di Buja siano originari tanti incisori contemporanei..." commentava il Giornale Nuovo di Montanelli il 4 gennaio scorso. In quella osservazione si riconoscevano, sintetizzate, espressioni di altri quotidiani e mezzi di informazione, ma anche di numerosi visitatori che hanno avvicinato la mostra intitolata "La medaglia in Friuli dal '400 al '900 e i Maestri incisori bujesi: attualità e tradizione", che si è aperta a Milano 1' 11 dicembre '86 presso il Museo Archeologico di corso Magenta. Promossa ed organizzata dal Fogolâr Furlan di Milano con le Civiche Raccolte Archeologiche e Numismatiche della stessa città e con la collaborazione della Regione Friuli - Venezia Giulia, dei Comuni di Buja e di Udine, della Triennale Italiana della Medaglia d'Arte e della Banca del Friuli, la mostra si colloca tra le manifestazioni attivate nell'86 per ricordare il decimo anniversario del terremoto e propone un'ampia antologia di autori e di opere che vanno dalle prime produzioni friulane di epoca patriarcale ai grandi maestri contemporanei.

All'interno di questa panoramica, una sezione dedicata a Buja mette a fuoco la particolare realtà dei suoi maestri incisori e di quelli, tra i suoi artisti, che pur orientati verso indirizzi espressivi diversi dalla medaglia, ne hanno comunque tenuta viva una tradizione tanto eccezionale da sconfinare nella leggenda. "Buje monede false" esprime in questa mostra ben undici artisti, non certo a testimonianza di una qualche antica vocazione per la fabbricazione di moneta illegale, ma piuttosto a documentare di quanta realtà ed attualità sorreggano le voci, ormai correnti, "Buja, terra di incisori", "Buja, patria della medaglia".

Gli artisti bujesi che espongono a Milano sono, infatti, grandi incisori di fama internazionale, spesso figure di primo piano alla Zecca di Stato: Piero Giampaoli, cui il Comune di Buja ha dedicato lo scorso maggio una retrospettiva e i fratelli Celestino e Vittorio, l'uno tutt'ora operante a Roma, l'altro scomparso nel 1947; Guerrino Mattia Monassi, noto, tra l'altro, per la medaglia dell'"Orcolat" e il nipote Piero, autore della medaglia celebrativa di questa mostra ed oggi attivo nel capoluogo lombardo specificatamente in campo medaglistico e numismatico. Oppure sono scultori, per i quali la produzione medaglistica "riproduce su scala ridotta la sostanza interiore e formale delle loro sculture", come sottolinea il prof. G.C. Menis nel catalogo edito in occasione della mostra.

Essi sono Troiano Trojani, Enore Pezzetta, Pietro Galina che Buja e il Friuli, ma anche musei e collezioni pubbliche e private italiane e straniere conoscono. Oppure ancora sono personaggi che, operando ai confini tra artigianato ed arte, hanno trovano nella medaglia un mezzo congeniale alla loro creatività: Giuseppe Baldassi, già fotografo e oggi apprezzato pittore e scultore; Luigina Osso e Giulia Pauluzzo, formatesi alla scuola dei metalli presso l'Istituto d'Arte di Udine ed oggi orafe che, con la partecipazione ad alcune passate edizioni della Triennale Italiana di Udine, hanno raccolto il mandato di contribuire alla continuità della tradizione verso il futuro.

Il dott. Ezio Terenzani, presidente della Triennale Italiana della Medaglia d'Arte e la prof. Vittoria Masutti (che Buja conosce, in particolare, per la preziosa consulenza scientifica prestata proprio in occasione dell'antologica dedicata a Giampaoli, e che da anni qualifica con la sua specifica esperienza il Comitato tecnico-scientifico della stessa Triennale), hanno curato il catalogo più sopra citato. Esso raccoglie ed illustra ogni elemento della mostra, compresa la parte didattica di Piero Monassi su "Come nasce una medaglia" e tratteggia attentamente le figure degli artisti.

Buja vi trova, come nella mostra, uno spazio d'onore, reso più importante da una premessa nella quale, per la prima volta, sono analizzati quei connotati di "bujesità culturale" che si traducono nella fioritura di iniziative e personaggi ai quali i nostri borghi hanno dato vita fin dall'antichità e, con maggior ricchezza, nel nostro secolo.L'excursus storico-critico è curato dal prof. Menis col titolo "Buja, patria d'arte - Contributo alla storia di una microcultura " ed affronta prima un'illustrazione delle personalità bujesi attraverso i tempi, quindi, distintamente, la narrativa, la poesia, la pittura, la scultura, la musica, la fotografia e, ovviamente, la medaglistica del Novecento. Ne emerge la traccia fondamentale alla quale fare riferimento per avere un'es­senziale, ma organica conoscenza della storia della cultura bujese.

Questo studio storico è quanto lo stesso prof. Menis ha illustrato al Presidente del Fogolâr Furlan, Ardito Desio, al responsabile del museo archeologico di Milano, prof. Arslan e al grande pubblico di friulani e milanesi intervenuti all'inaugurazione della mostra (Buja vi era presente anche con una delegazione di amministratori comunali guidata dal Sindaco, con Mons. Bressani e con alcuni degli artisti espositori).

A questa storia ha fatto riferimento il Sindaco, Gino Molinaro nel rintracciare legami di solidarietà sviluppatisi negli anni successivi al terremoto tramite gli artisti bujesi e nel ribadire la convinzione che la rinascita ed il futuro della comunità di Buja passino attraverso il rispetto della sua identità culturale. A questa storia possiamo guardare, ed insegnare a guardare nelle scuole, nel prendere atto che "Buja, patria della medaglia" non è un fenomeno inspiegabilmente cresciuto al di fuori della realtà, ma è il frutto maturo di una ricchezza antica alla quale, in modi diversi, siamo sempre chiamati a contribuire.